Il Tirreno

Sport

Dalle carte dell’inchiesta

Scandalo arbitri: mano, pugno, bussata - Il linguaggio segreto che “comandava” il Var in Serie A

di Redazione web

	Al centro il caso incriminato di Daniele Paterna
Al centro il caso incriminato di Daniele Paterna

In gergo era chiamata “Gioca Jouer”: a seconda del gesto veniva presa o non presa una decisione

3 MINUTI DI LETTURA





Nell’indagine della Procura di Milano sul sistema arbitrale italiano emerge un elemento inatteso: un insieme di gesti codificati utilizzati dai varisti per comunicare tra loro durante le partite. Un linguaggio non verbale, riservato a pochi addetti, che avrebbe avuto la funzione di orientare la valutazione degli episodi più delicati. Un meccanismo che, tra gli addetti ai lavori, qualcuno ha già ribattezzato con ironia “Gioca Jouer”, evocando il celebre tormentone di Claudio Cecchetto. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, prima di decidere se richiamare l’arbitro a bordo campo, nella sala di Lissone circolavano segnali precisi: una mano alzata per indicare di non intervenire, un pugno chiuso per suggerire l’opposto. Un vocabolario silenzioso che, se confermato, aggiungerebbe un tassello significativo al quadro investigativo.

Il nodo giudiziario: Rocchi e Gervasoni tra gli indagati

Il fascicolo milanese, che ipotizza il reato di concorso in frode sportiva, ha già portato all’iscrizione nel registro degli indagati dell’ex designatore Gianluca Rocchi e dell’ex supervisore VAR Andrea Gervasoni. Gli inquirenti stanno verificando se questo sistema di segnali possa configurare una forma di condizionamento, in contrasto con il protocollo che regola l’utilizzo della tecnologia.

Il caso Udinese‑Parma: la “bussata” che cambia tutto

Uno dei passaggi più delicati dell’inchiesta riguarda la gara Udinese‑Parma del 1° marzo 2025. In quell’occasione, il varista Daniele Paterna — oggi indagato per falsa testimonianza — inizialmente ritiene che non ci siano gli estremi per assegnare un rigore ai friulani. Le immagini mostrano però un repentino cambio di orientamento: Paterna si volta, pronuncia un «È rigore?» leggibile dal labiale, e pochi istanti dopo invita l’arbitro Fabio Maresca a rivedere l’azione al monitor. Secondo la ricostruzione della Procura, a quel punto sarebbe intervenuto direttamente Rocchi, presente come supervisore VAR, bussando sul vetro della stanza. Un gesto che il protocollo vieta espressamente: chi opera nella sala VAR deve poter valutare in autonomia, senza pressioni esterne.

Una sala “neutra” che ora fa discutere

Dal 2021 la sala VAR è stata spostata stabilmente a Lissone, lontano dagli stadi, proprio per garantire maggiore trasparenza e indipendenza. Paradossalmente, è proprio questa distanza fisica a finire ora sotto la lente degli investigatori, che stanno cercando di capire se l’ambiente “protetto” abbia favorito dinamiche non previste dal regolamento.

Uniformare i giudizi o orientare le decisioni?

Il presunto sistema di segnali potrebbe essere nato — almeno formalmente — per rendere più coerenti le valutazioni nel corso della stagione. Ma per la Procura il confine con l’ingerenza sarebbe stato superato, avvicinandosi pericolosamente alla frode sportiva. Che qualcosa non funzionasse era noto anche all’interno della categoria. L’ex arbitro Daniele Minelli, intervistato dall’agenzia Agi, conferma che delle “bussate” si parlava da tempo e che il protocollo non le consentiva. A suo dire, da quando la Federazione ha imposto la presenza della Procura federale nella sala VAR — dopo la denuncia di Domenico Rocca — gli errori arbitrali sarebbero addirittura aumentati.

La nostra iniziativa

80 voglia di Toscana

Vespa compie 80 anni: prima tappa del tour del Tirreno a Torano, il paese dei cavatori – Video: il racconto

di Lorenzo Lombardi

Video

Tour in Vespa del Tirreno nei borghi della Toscana, prima tappa a Torano nel cuore delle Alpi Apuane tra cave e storia

Speciale Scuola 2030