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La bimba della Fiorentina e l’insulto in diretta: «Juve m...a». Quando il tifo va in fuorigioco – Video

di Giuseppe Boi
La bimba della Fiorentina e l’insulto in diretta: «Juve m...a». Quando il tifo va in fuorigioco – Video

È successo durante la partita contro il Monza. Come l’«hijcos de puta» di Maradona a Italia ’90 ha insultato i bianconeri rinfocolando una rivalità con toni sempre più forti. La squadra viola rischia una multa

15 maggio 2024
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Ha conquistato la ribalta più di Nico Gonzalez e Arthur. Sarebbero dovuti essere loro i personaggi copertina di Fiorentina-Monza. Per i gol e per il ritorno al successo della Viola, al pari dello striscione “Tutti ad Atene”, buon viatico esposto dalla Fiesole in chiave finale di Conference. Il giorno dopo il successo, invece, a conquistare la scena è una bambina bionda di circa 10 anni, arruolata dalla società gigliata per fare la mascotte. Indossando la maglia viola è entrata in campo tenendo la mano a Dany Mota Carvalho (Monza) e ha raggiunto la metà campo.
Poi ha atteso il passaggio della telecamera e come un centravanti navigato ha colto l’attimo e, inquadrata, ha pronunciato due volte «Juve m. ..a». Come quel «hijos de puta» di Maradona nella fina di Italia ‘90 allo stadio Olimpico di Roma. Per i tifosi più beceri ha fatto gol. Per quelli con un po’ più di cervello è finita in fuorigioco e, insieme a lei, tutti quei tifosi che, partita dopo partita, sono andati ben al di là della rivalità sportiva o dello sfottò.


Non serve il Var

Sulla volontarietà dell’azione c’è poco da dire. Il Var non serve. La bimba guarda la telecamera, aspetta il momento giusto e pronuncia l’insulto. Non una ma due volte. Anche “l’avvocato del diavolo” alzerebbe bandiera bianca. Il «mi oppongo, signor giudice» del leggendario Perry Mason cadrebbe nel vuoto. «Colpevole», sarebbe la sentenza del giudice. Sul perché, invece, ci sarebbe e ci sarà a lungo da discutere. Cosa ha portato una bambina a “sprecare” la ribalta televisiva concessa per lanciare un insulto? È stata una sua iniziativa? È stata “istigata” dai genitori o da chi altro? È solo odio anti-bianconero o voglia di conquistarsi uno spazio di notorietà?


Bastano i social

Se l’obiettivo era quest’ultimo, la bambina bionda è riuscita a raggiungerlo. Quell’insulto in diretta tv è stato benzina sul web. Centinaia e centinaia di commenti. Per alcuni è un «idolo», per altri è l’esempio della «vergogna». Un botta e risposta che genera click come ogni argomento divisivo. E la Juventus è divisiva a prescindere. La squadra più amata d’Italia è anche la più odiata. Perché è la più vincente e fa scattare una “naturale” invidia. Perché con l’assunto «la Juve ruba» sono cresciute generazioni di tifosi. Perché non è una squadra territoriale e con lo juventino devi farci i conti da Trieste a Canicattì. C’è poi un punto di cesura tra i bianconeri e il resto dell’Italia calcistica. Tutto cambia con la Juventus della triade (Moggi, Giraudo e Betega) e ha il suo apice con Calciopoli. Da una parte tutto ciò che di peggio si diceva dei bianconeri è stato messo nero su bianco. Dall’altro la Vecchia signora ha alzato un muro a protezione di se stessa. Un modus operandi diventato “Stile Juve” con la gestione di Andrea Agnelli.

Dagli albori del calcio

L’anti-juventinità del terzo millennio è di fatto una risposta al Dna bianconero. Ed è andato a consolidare le motivazioni accumulate nel corso degli anni. In tutta Italia come a Firenze. Se in riva all’Arno non esiste peggiore offesa di “Tu sei un gobbo!”, non è solo per gelosia dei successi dei torinesi. A dare il primo grande dolore ai viola è stata proprio la Juventus. Era il 1928, gli albori del calcio. La Figc decide di rifondare il sistema calcio, creando una Divisione Nazionale unica. Per farlo la federazione ripesca la Fiorentina, formata per lo più da dilettanti. Il 7 ottobre 1928 le due squadre si sfidano, e la Juventus vince 11-0 a Firenze. C’è poi lo scudetto “rubato” del 1981-82 grazie al gol annullato a Graziani a Cagliari e alla vittoria della Juve a Catanzaro con rigore segnato da Brady, ma negato ai calabresi. C’è quindi la finale di Coppa Uefa del ‘90 e la sconfitta per 3-1 che fece gridare a capitan Pin «ladri» in diretta Rai. C’è il calciomercato: da Baggio nel 1990 a Vlahovic nel 2022, passando per Bernardeschi e Chiesa. Cessioni dolorose – ma con la complicità della società – vissute come un arrogante scippo dai tifosi fiorentini.

La degenerazione

Tutti motivi “classici” della rivalità che, però, ha portato negli ultimi anni a una degenerazione amplificata dai social. Restando a quest’ultimo campionato, la rivalità tra Fiorentina e Juventus ha portato a due episodi simbolo. Nella gara d’andata – disputata a Firenze a poche ore dall’alluvione che lo scorso novembre colpì la Toscana – uno e più imbecilli “tifosi” juventini hanno offeso le vittime del disastro. Quindi lo “Juve m...” di lunedì sera. Un insulto che assume un peso ancora più pesante perché a pronunciarlo è una mascotte. Una bambina scelta dalla società viola. Un viso angelico a cui è stato fatto un regalo ambito da tanti bambini. Senza cadere nel finto moralismo e senza inneggiare al politically correct c’è da chiedersi perché lo abbia fatto. Forse perché anche lei è caduta nella spirale dell’odio che imperversa negli stadi?

Multa e finale scontato

Se a dieci anni preferisci insultare la Juve in televisione piuttosto che salutare la mamma, non hai fatto un gol, ma sei in fuorigioco. E in fuorigioco è tutto il sistema calcio. La Fiorentina rischia una multa. Se le verrà assegnata, la Viola la pagherà e tutto andrà in soffitta, fino alla prossima degenerazione da una parte e dall’altra.

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