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Infinitamente Fernando Alonso: da pupillo di Briatore a "over 40" che sogna il podio mondiale

di Tommaso Silvi
Fernando Alonso
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Fernando Alonso

 In Brasile il pilota di Oviedo ha centrato il terzo posto: vent’anni fa la prima pole sulla Renault

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È il 22 marzo del 2003. L’anno in cui alla radio risuona Giorgia con Gocce di memoria. L’anno del tormentone estivo Obsesion. Fernando Alonso non ha ancora festeggiato i 22 anni e ottiene la pole position al Gran Premio di Sepang, in Malesia. Dietro di lui dopo le qualifiche del sabato ci sono il compagno di squadra alla Renault Jarno Trulli e, terzo in griglia di partenza, il mito Michael Schumacher sulla Ferrari.

È il 22 marzo 2003 e il ragazzino nato a Oviedo, capoluogo del Principato delle Asturie, diventa il più giovane pilota di sempre a conquistare la pole position in Formula Uno.

Salto nel tempo di 20 anni. Domenica 5 novembre 2023. Fernando di anni ne ha 42 – è nato il 29 luglio del 1981 – ed è sul podio del Gp di San Paolo a spruzzare champagne. Oggi guida la Aston Martin e si gioca un clamoroso terzo posto nel mondiale. Alonso, infinitamente Alonso.

Nel mezzo ci sono due decenni di successi, sorpassi mozzafiato e colpi di testa. Perché il pilota spagnolo è un tipo schietto, deciso, che quando dice una cosa la fa. Punto.

Non è importante che sia quella giusta. Basta che sia ciò che lui vuole fare.

Come quando il 14 agosto 2018 annuncia tramite un videoclip caricato su Instagram il ritiro dal campionato di Formula Uno per la fine della stagione, dopo aver messo in bacheca anche due titoli mondiali, nel 2005 e nel 2006 con la Renault.

E come quando due anni fa ha deciso di tornare protagonista nel Circus alla guida della Alpine.

Primo spagnolo ad aver vinto un Gp di F1, unico spagnolo campione del mondo, Alonso – pupillo e scoperta di Flavio Briatore – ha corso per sei squadre differenti: Minardi, Renault, McLaren, Ferrari, Alpine e Aston Martin.

Quasi 380 gran premi disputati, Alonso – sorriso piacione e carattere da vendere dentro e fuori dalla pista – domenica ha conquistato il podio numero 106 della carriera della carriera, l’ottavo quest’anno. Ha eguagliato Alain Prost al quarto posto di tutti i tempi.

Il duello con Sergio Perez nel finale del Gp del Brasile è stato un riuscitissimo mix di grinta e tattica, ma a lasciare tutti senza parole è stato il colpo di reni con il quale Alonso ha reagito al sorpasso del messicano nei suoi confronti nel corso del penultimo giro.

Una sorta di “mazzata” psicologica che – di solito, in casi di questo genere – provoca un fisiologico calo di tensione in chi subisce il sorpasso.

Non nel caso di Fernando che – grazie anche all’aiutino-Drs, meccanismo che permette ai piloti di ridurre la resistenza aerodinamica e aumentare la velocità in rettilineo, azionabile attraverso un pulsante sul volante – ha restituito il sorpasso all’esterrefatto Checo, spuntandola poi nei suoi confronti sulla linea del traguardo. La missione terzo posto – e podio, ma stavolta mondiale – è complicatissima ma non ancora impossibile. Ventotto punti da Hamilton a due gare sono tanti, forse troppi.

Continuare a crederci però è la cosa migliore da fare. Perché per l’uomo di Oviedo niente è impossibile.

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