Il Tirreno

Sport

L'intervista

La svolta di Frey, dai pali alle cantine con Ronaldinho e Cafù: «Il vino? Bello come il calcio»

di Francesca Bandinelli
A sinistra Sebastian Frey ai tempi della Fiorentina; a destra con un calice del suo vino
◗
A sinistra Sebastian Frey ai tempi della Fiorentina; a destra con un calice del suo vino

L'ex portiere della Fiorentina fa parte della squadra di campioni “The wine of the Champions" e stravede per il suo rosso Primitivo. Sulla Viola: «Ci sono segnali positivi. Quanto fatto la passata stagione deve essere considerato un punto di inizio: per crescere, quest’anno sarebbe bello riuscire a qualificarsi in Europa League»

4 MINUTI DI LETTURA





È nato in Alta Savoia, in Francia, ma la sua storia sportiva l’ha fatta tutta di qua dalle Alpi, quinto giocatore straniero più presente in Serie A alle spalle di Zanetti, Handanovic, Pandev e Altafini. Sebastien Frey, tra i migliori portieri del campionato italiano degli anni Duemila, al pallone non ha mai smesso di guardare. Pure se adesso si è tuffato in un progetto tra cantine e filari. Fa parte della squadra di campioni “The wine of the Champions”, insieme, tra gli altri, a Ronaldinho, Roberto Carlos, Cafù, Candela e Marco Materazzi. Ciascuno ha un’etichetta propria e lui, Seba, va orgoglioso del suo rosso Primitivo. «Il vino è una bella passione, non si smette mai di scoprire e di imparare. Ogni giocatore ha scelto la sua etichetta: io ne ho presa una ricordando una gara di Champions giocata con la Fiorentina perché è la sintesi perfetta tra me e il mio vino. È strutturato, di grande carattere, un po’ come la personalità che mi ha sempre contraddistinto in campo. Quel giorno avevo al braccio la fascia da capitano di Roberto Baggio e oggi la possono vedere tutti».

Sebastien Frey, cominciamo dalla fine, dalla Fiorentina. È l’anno giusto per fare un passo in avanti?

«Ci sono segnali positivi. Essere riusciti a tenere Italiano è stato un primo passo fondamentale. È l’uomo giusto per questo progetto, lo sta dimostrando da tempo. E poi c’è stato il prolungamento di Nico Gonzalez, un altro segnale importante. Quanto fatto la passata stagione deve essere considerato un punto di inizio: per crescere, quest’anno sarebbe bello riuscire a qualificarsi in Europa League».

Nella corsa scudetto l’Inter è la favorita?

«L’Inter è una delle candidate a raccogliere l’eredità del Napoli. Tutti pensavano che la partenza di Lukaku, Brozovic e Dzeko avesse indebolito il gruppo, invece non è stato così. Nel gruppone, però, non dimentichiamoci di Milan e Juve. Il Napoli? Quanto fatto la passata stagione è storia, bello e difficile da ripetere» .

Rudi Garcia, è l’uomo giusto?

«Qualunque allenatore avrebbe potuto trovarsi in difficoltà, almeno all’inizio. Arrivare in una realtà reduce dalla cavalcata del genere non è per niente scontato. Garcia deve dare continuità al lavoro già fatto in passato».

Szczesny sta viaggiando sulle montagne russe del rendimento. Sorpreso?

«Il ruolo di portiere vive di momenti. Ha già dimostrato di avere la serenità e la forza per tornare grande, nonostante i due gol presi col Sassuolo.Il primo è stato un errore, una svista che può capitare a chiunque. Il secondo no, ha sbagliato il concetto tecnico: quello mi ha dato più fastidio».

E Provedel?

«C’è chi si è accorto di lui dopo il gol in Champions, certamente storico, ma non va dimenticato che è stato il miglior portiere della passata stagione per rendimento. Pur essendo arrivato alla Lazio non da protagonista avendo trovato posto in campo per cause di forza maggiore, dopo l’espulsione di Luis Maximiano, da quel momento non se n’è più andato».

Quale il portiere che più le piace oggi?

«Penso a Di Gregorio del Monza, ma anche a Meret. E poi non va dimenticato Vicario, pure se è andato a giocare in Premier. Fossi stato un grande club italiano, avrei investito un giovane come lui».

Luciano Spalletti è il ct giusto per risollevare l’Italia?

«Per quanto fatto, gode di straordinaria credibilità, ma senza i giocatori non so se l’allenatore può fare miracoli. Spero che l’Italia possa ritrovare una generazione di fenomeni come qualche anno fa».

Quale, secondo lei, il portiere da pallone d’oro?

«Lo darei a Thibaut Courtois. Ha vinto tutto: scudetto col Real, Champions, Mondiale per club. Gli manca il Mondiale col Belgio, ma è il più forte di questi anni».

A proposito di Champions, il suo progetto legato al vino sta per sbarcare in tv.

«Sì, stiamo finendo di girare un documentario che andrà su diverse piattaforme interattive che presto saranno note. Sarà pronto per il 2024 e racconteremo la storia di “The wine of the Champions”. Abbiamo anche la nostra “musichetta”, degna di un’avventura straordinaria».l


 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Il presidio

Peccioli, scatta la protesta contro l’ossicombustore: «Non siamo la discarica della Toscana»

di Redazione Pontedera