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Serie A, perché il Napoli è ancora favorito. Poi le milanesi

di Fabrizio Bocca
Serie A, perché il Napoli è ancora favorito. Poi le milanesi

L’esclusione dalle Coppe dopo le sentenze della giustizia sportiva italiana e dell’Uefa daranno alla Juve l’occasione di concentrarsi sullo scudetto

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Da Spalletti a Spalletti, la nostra estate tra due campionati è andata così. 107 giorni fa, il 4 maggio 2023, si assegnava lo scudetto al Napoli e subito apprendemmo che Spalletti avrebbe lasciato la squadra tornata campione d’Italia dopo 33 anni.

Il 19 agosto 2023, oggi, comincia il 92° campionato a girone unico e apprendiamo che Spalletti sarà il nuovo ct azzurro. E in mezzo una lunga sceneggiata, più o meno sempre con gli stessi protagonisti: Isso, Essa e ‘o Malamente, tanto per abusare di luoghi comuni partenopei. La pura constatazione numerica e di cronaca per dire che il centro gravitazionale del calcio italiano è comunque sempre quello: Napoli. Che ha spostato tutti gli equilibri del calcio: 16 punti sulla Lazio, 18 sull’Inter e sulla Juve (senza penalizzazione), 20 sul Milan, 26 sull’Atalanta e 27 sulla Roma possono essere stati erosi così in questi famigerati 107 giorni? Per caso Osimhen ha ceduto alle sirene anche lui dell’Arabia Saudita? Siccome la risposta è no, non sarà l’addio del suo allenatore, la perdita di Giuntoli o Kim a riportare di colpo indietro l’orologio del calcio.

Capitan Fracassa Rudy Garcia ha «rimesso la chiesa al centro del villaggio» e a poche ore dal via il Napoli perfezionava addirittura l’ingaggio di Gabri Vega, 21enne talento del Boca Juniors. La grande forza del Napoli è saper rischiare e non farsi soggiogare dall’incubo dei conti. Condizione che ormai schiaccia l’intero movimento.

Nelle ultime 3 stagioni il calcio italiano ha accusato una perdita di 3,6 miliardi, i club professionistici hanno 5,6 miliardi di indebitamento, l’84% dei ricavi viene impiegato per pagare gli stipendi dei calciatori (fonte Report Calcio del Centro Studi Figc). L’intero calciomercato, la strategia di tutti i principali club – Juve, Milan, Inter, Roma, Lazio etc – è stata condizionata da questa sostanziale mancanza di ossigeno.

Tra le due telenovele – o è la stessa? – di Spalletti, la farsa di Lukaku che si ripete estate dopo estate. Più che curioso, quasi paranoico, il fatto che ci si sfinisca mesi in trattative – dall’Inter alla Juve, via Chelsea – che riguardano un giocatore che negli ultimi due anni ha subito un’involuzione. Ma tant’è, la Juve per ora è rimasta praticamente uguale a se stessa, i tifosi Lukaku non lo vogliono e preferiscono ancora Vlahovic. Anche di Berardi non se ne è fatto nulla.

L’esclusione dalle Coppe dopo le sentenze della giustizia sportiva italiana e dell’Uefa daranno alla Juve l’occasione di concentrarsi sullo scudetto. L’importante è cancellare l’“annus horribilis” 22-23.

Dopo aver vinto i 2 scudetti precedenti al Napoli, Milano sta cercando di riprendersi la scena. L’Inter un altro centravanti non lo ha ancora trovato (Scamacca gli ha addirittura preferito l’Atalanta), ma ha inserito Frattesi, il giovane italiano più ambito, in un centrocampo di alta qualità. Più Sommer in porta, Thuram jr. in attacco e forse Pavard in difesa. La cessione di Onana al Manchester Utd per 57 milioni, dopo essere arrivato a 0 euro l’estate precedente, il colpo dell’estate insieme a quello di Højlund dell’Atalanta allo United per 80. L’Inter si lecca ancora la ferita della finale di Champions perduta col Manchester City, ha certamente un presente, ma il futuro è un’ipotesi. Mentre Zhang cerca acquirenti, si apprende che il gigantesco crac del colosso Evergrande in Cina tocca anche il padrone dell’Inter. Nella voragine sono spariti tre miliardi di crediti per ora inesigibili. Quanto di tutto questo coinvolgerà l’Inter?

Il Milan è stato campione di rimescolamento, sul modello Napoli dell’anno prima. Loftus-Cheek, Pulisic, Reijnders, Chukwueze, Okafor e Musah, tutto nella concezione che il miglior affare possibile si fa all’estero. Tra i titolari resiste stoicamente Davide Calabria. Insomma bei nomi e bei giocatori, 42 milioni di disavanzo e la speranza di non aver ecceduto. Siamo alla lotteria: o tutto o niente…

Se tra Inter e Milan a fine stagione c’erano solo 2 punti, tra la Lazio seconda e la Roma sesta ce ne erano 11. Sarri ha dovuto combattere con le strategie e le tasche strette di Lotito e soprattutto la perdita di Milinkovic Savic, Mourinho è rimasto insoddisfatto dall’inizio alla fine, e nonostante qualche buon colpo (Ndicka, Paredes, Aouar), è rimasto soprattutto senza centravanti, visto che parte ancora con Belotti. Nel 2017 stimato da Cairo 100 milioni, l’anno scorso ha registrato un clamoroso 0 gol. Ci vuole impegno anche per fare tanto…

Torino, Atalanta, Fiorentina e Sassuolo (da Frattesi a Berardi sempre ricercati e cari assai i suoi giocatori) potrebbero sconvolgere un quadro troppo scontato. Il Napoli primo e la Lazio seconda ci dicono che sorprese e colpi di scena aumentano, la crisi infila valori, classifiche e pronostici nello stesso shaker. Anche la Fiorentina si è rimescolata ben bene, e il colpo Arthur accende il Viola Park.

Stranamente, chi ha vinto lo scudetto ha cambiato allenatore, tutti quelli dietro, e anche chi ha fallito, no. Oltre a Spalletti, è stata l’estate bollente dei miliardi dell’Arabia Saudita, dell’entusiasmo e poi la depressione delle 3 finali perdute in Coppa da Inter, Roma e Fiorentina, dei figli di papà Weah e Thuram, delle foto messaggio di Mourinho (il buco dell’attaccante che non c’è, i piedi sulla scrivania…), delle giovani nazionali azzurre, del ferragosto manciniano e delle pec da Mykonos. Di San Siro salvato dalla demolizione, deo gratias. E della scomparsa dei protagonisti dell’amato calcio eroico: D’Amico, Suarez e Trevor Francis. Possiamo tornare a giocare.
 

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