Chapeau al despota danese, ma emoziona solo Pogaçar
Ciccone riporta la “pois” in Italia, Felix Gall la grande rivelazione. I fratelli Yates sempre una garanzia, Hindley evapora alla distanza
«Ecco, la musica è finita, gli amici se ne vanno»cantava Ornella Vanoni al Festival di Sanremo 1967, interpretando un meraviglioso testo di Franco Califano. Forse oggi potrebbe intonare questo pezzo celeberrimo anche Jonas Vingegaard, il trionfatore del Tour numero 110, ma in quanto agli amici che se ne vanno, beh, forse l'asso danese non ne ha poi molti in gruppo. Un Tour de France da voto altissimo, combattuto su di un percorso spettacolare e con le salite posizionate nel modo giusto. Tanto pubblico, tanta battaglia fino all'ultima settimana, quando dopo una cronometro da extraterrestre, Vingegaard ha inferto il colpo di grazia al suo più agguerrito rivale, Tadej Pogacar salendo il Col de la Loze, verso Courchevel. A bici ferme, proviamo a dare i voti a questo Tour, purtroppo sempre più avvincente e meglio costruito rispetto al Giro d'Italia.
10 al danese di ghiaccio, Jonas Vingegaard, che ha resistito nelle prime due settimane ai colpi di fioretto portati da Pogacar per poi tramortirlo con un uno-due micidiale, crono e Courchevel, che ha definitivamente steso lo sloveno. Ora finirà il 2023 correndo la Vuelta, si dice in supporto al compagno di squadra Primoz Roglic, vincitore del Giro: sarà vero?
8a Tadej Pogacar: il camoione sloven ha fatto quello che ha potuto, ha dato spettacolo durante la prima parte del Tour, ma poi, nella crono "marziana" di Combloux vinta da Vingegaard, ha perso fiducia e forze. La crisi sul Col de la Loze se la ricorderà per un pezzo, ma sarà tutta esperienza accumulata, anche se negativa.
A sua scusante c’è sicuramente la preparazione monca dopo la frattura alla Liegi e l'ormai nota idiosincrasia verso le giornate di calura, confermata anche in questo Tour. Comunque il secondo posto nella generale e due tappe vinte - significativa quella della "resurrezione" a Le Markstein - sono un bilancio più che onorevole. L'appuntamento per la rivincita è per il 2024, stessa spiaggia, stesso mare....
8 alla famiglia Yates: i due piccoletti inglesi hanno portato a termine un Signor Tour. Terzo e sul podio Adam, con una vittoria di tappa, quattro giorni in maglia gialla e la qualifica di miglior luogotenente (di Pogacar) del Tour. Quarto Simon, sempre pronto a dare battaglia e spesso facendo corsa parallela (anche se non portano la stessa maglia) con il gemello Adam. Bravi davvero.
8 all’austriaco Felix Gall, sorto quasi dal nulla, questo ragazzone di 25 anni è stato bravissimo sulle salite, ha vinto una tappa, due volte sul podio e si è piazzato ottavo nella classifica generale. Ha grossi margini di miglioramento, ne sentiremo parlare ancora.
7,5a Giulio Ciccone, che riporta la maglia a pois in Italia dopo 31 anni ed è un ottimo exploit. Resta però l'impressione che avrebbe potuto fare di più per provare a vincere almeno una tappa, ma la sua tattica resta quella di accumulare ore di ritardo nella generale per poi avere più libertà d'azione: contento lui...
7 agli spagnoli Carlos Rodriguez e Pello Bilbao, quinto e sesto nella generale. Rodriguez ha appena 21 anni, c'è chi lo vede futuro vincitore del Tour ed ha probabilmente perso qualche posizione in classifica a causa di una brutta caduta. Bilbao è un attaccante nato. Entrambi hanno vinto una tappa.
6,5a Jay Hindley. Vincitore del Giro lo scorso anno, l'australiano ha vinto una tappa indossando pure la maglia gialla e si è piazzato settimo assoluto. In flessione netta da metà Tour in poi.
6d’incoraggiamento ai sei italiani che hanno concluso il Tour, con note positive per Luca Mozzato e Alberto Bettiol. Brutto il record storico negativo stabilito, di 85 tappe senza vittorie (ultimo acuto di Nibali nel 2019) e nel 2024 si potrebbe finire addirittura oltre quota 100. Testimonianza dolorosa che il nostro ciclismo attraversa uno dei momenti più negativi della sua storia.
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