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Mai più il numero “88” sulle maglie dei calciatori: svolta di governo e Figc

di Tommaso Silvi
Mai più il numero “88” sulle maglie dei calciatori: svolta di governo e Figc

Ulivieri: «È un simbolo del nazismo, chi lo indossa sa il significato». Nel 2000 il caso Buffon e la retromarcia con tanto di scuse dopo le proteste della comunità ebraica

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«Non scherziamo. Chi sceglie un simbolo conosce sempre il suo significato. Se non lo ammette mente sapendo di mentire».

Categorico e schietto. Mister Renzo Ulivieri rincara la dose: «Ogni scelta va rispettata, ma quella di indossare la maglia con quel numero non è rispettabile». Il calcio saluta l’88. Dalla prossima stagione non sarà più consentito ai calciatori indossare sulle spalle quello che non è un semplice numero.

La polemica va avanti da decenni, ma soltanto ieri – grazie a un’intesa sottoscritta dal ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, il ministro per lo Sport Andrea Abodi, il coordinatore nazionale per la lotta contro l’antisemitismo Giuseppe Pecoraro e il presidente della Figc Gabriele Gravina – è davvero finita l’era della numero degli orrori sui campi di calcio.

Il legame col neonazismo

Lo sanno praticamente tutti. Ed è noto da tempo. Il numero “88” negli ambienti neonazisti viene usato come saluto al posto di “Heil Hitler”: essendo la “H” l’ottava lettera dell’alfabeto, “88” starebbe per “HH”, acronimo di “Heil Hitler”. E non finisce qui. Il numero alluderebbe anche al cannone contraereo usato dai tedeschi durante la seconda guerra mondiale, l’8,8 centimetri FlaK, soprannominato «l’88». Negli anni sono stati parecchi i calciatori che hanno scelto di stampare l’88 sulla propria maglia. Ogni volta scatenando un mare di reazioni indignate.

L’annuncio

«Credo che Governo e Federazione abbiano fatto la scelta giusta. Non c’è niente da interpretare o da capire, il numero 88 – dice ancora Ulivieri, a capo dell’associazione italiana allenatori di calcio – tocca delle corde che rimandano al momento più nero, orribile e violento che l’Europa e il nostro Paese abbiano mai attraversato». La decisione del Governo fa parte di un progetto di lotta all’antisemitismo, come spiega Piantedosi, che prevede anche «il divieto dell’uso da parte delle tifoserie di simboli che possano richiamare il nazismo, la responsabilizzazione dei tesserati a tenere un linguaggio non discriminatorio in tutte le manifestazioni pubbliche e la definizione delle modalità di interruzione delle partite in caso di episodi di discriminazione». Nella dichiarazione di intenti firmata dal Governo e dai rappresentanti del pallone, infatti si prevedono anche «le modalità con le quali, al verificarsi di cori, atti ed espressioni di stampo antisemita, dovrà essere immediatamente disposta l’interruzione delle competizioni calcistiche». Così il presidente della Federazione, Gabriele Gravina: «Con questa dichiarazione d’intenti ribadiamo, ancora una volta, come il nostro sport debba essere sempre più inclusivo e, allo stesso tempo, uno straordinario veicolo di messaggi positivi».

Precedenti e polemiche

Toma Basic e Mario Pasalic – croati, tesserati per Lazio e Atalanta –, quindi, sono stati gli ultimi due giocatori di Serie A a indossare l’88. Ultimamente in quattro hanno giocato con il numero 88: oltre a Basic e Pasalic, Rincon (Sampdoria) e Praszelik (Hellas Verona). Nel 2000 l’88 fu al centro di un caso con protagonista Buffon. Una partita con quel numero bastò per scatenare le proteste della comunità ebraica. Buffon cambiò puntando al 77 e dissociandosi da ogni forma di antisemitismo. Negli ultimi anni l’88 è stato scelto da Borriello, Hernanes, Perotti, Inler e Doumbia. Ora, finalmente, il numero dell’orrore viene chiuso nel cassetto dei (bruttissimi) ricordi. 


 

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