Il Napoli come un cavallo in tangenziale
L’eliminazione al Maradona brucia, ma dopo lo scudetto resterà un ricordo
Come un cavallo in tangenziale. Il giorno dopo è un cavallo, addirittura contromano, al galoppo sulla trafficatissima tangenziale di Napoli. Per salvare l’animale spaventato, la polizia è intervenuta in forze e con una safety car che ha risalito la corrente. Città della cabala, del trascendente e del paranormale, la corsa del cavallo è apparsa subito come la trasposizione dell’avventura del Napoli in Champions League. La squadra di Spalletti doveva risalire la corrente: il ko di San Siro, la trionfale storia internazionale del Milan, ma anche due partite giocate meglio, il tifo rugginoso o addirittura nemico di De Laurentiis, il fisiologico calo di rendimento, lo stress, gli infortuni di Osimhen, le assenze di Anguissa e Kim costate care, un arbitraggio che né all’andata né al ritorno è stato ineccepibile, l’eccesso di emozioni e lo scudetto già sotto pelle. Ecco, ognuna di queste è una macchina che ti viene contro in tangenziale.
Per inciso l’organizzazione della festa scudetto del Napoli è in pieno svolgimento, sarà qualcosa di epocale e sono già al lavoro televisioni, grandi agenzie di comunicazione e marketing, amministrazione comunale etc. Il Napoli da qualche tempo lavora immerso in questo clima bollente e alla fine ha pagato il pedaggio di questa nuova eccellenza, del ritrovato successo. Pur avendo una squadra fortissima, non era forse in grado di gestire insieme scudetto e Champions League. Eliminato da una squadra che in campionato ha 22 punti in meno.
I più perfidi sottolineano ora che «le squadre di Spalletti scoppiano ad aprile». Vero o no, in realtà quasi non esistono squadre che tirano a 100 all’ora da settembre a giugno. Spalletti sostiene che la flessione c’è stata dopo l’ultima sosta delle nazionali, ma anche che stava sognando la Champions e che voleva bere caffè turco a Istanbul. Osimhen però si è di nuovo fatto male sul più bello e lo straordinario Kvaratskhelia ha perso la sfida con Leao. Anzi sul corridoio di Theo Hernandez e Leao, Politano e Di Lorenzo hanno alzato la sbarra e lì forse “l’inconsolabile” Spalletti avrebbe potuto inventarsi qualcuna delle sue genialate. Ma non glie ne sono venute.
Ci vorrà tutto sommato poco per elaborare il lutto: domenica sera è subito Juventus. Al Napoli ha reso onore persino Carlo, Ancelotti, quattro Champions da allenatore, che fu maltrattato da De Laurentiis con l’umiliazione dell’esonero nel dicembre 2019: «Il Napoli è la squadra più forte che c’è in Italia, vincerà lo scudetto e ci riproverà con la Champions il prossimo anno». Lo dice anche il capitano Di Lorenzo: «Abbiamo provato ad inseguire questo sogno fino all’ultimo, usciamo a testa alta sperando di poter rivivere queste notti».
Tra un mese o forse meno l’incubo del Milan (una sola partita vinta su quattro) e la Champions League salutata al Maradona, sarà solo un lontano ricordo. Lo scudetto rimarginerà la ferita.
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