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Maurizia Cacciatori, le 50 candeline di un grande simbolo del volley italiano
Una carriera di vittorie e amarezze
CARRARA. Il volley femminile italiano oggi risplende e si gode la sua meritata popolarità, tra successi sul campo e copertine per le sue protagoniste. Ma prima di Paola Egonu ci sono state Francesca Piccinini ed Eleonora Lo Bianco e ancor prima di loro c’è stata Maurizia Cacciatori, senza ombra di dubbio il volto che ha portato un cambiamento nella percezione di uno sport che, fino al suo arrivo, di personaggi o simboli a livello mediatico – con tutti i pro e i contro del caso – non ne aveva mai avuti prima.
La campionessa di Carrara compie oggi, 50 anni, ma il talento pallavolistico l’aveva messo in mostra sin da giovanissima. Basti pensare al suo esordio a 16 anni in serie A con la maglia dell’allora neopromossa Perugia, dove rimarrà quattro anni e con la quale vincerà una Coppa Italia, raggiungendo in due occasioni le finali scudetto.
Ma la sua figura in campo verrà sempre associata al periodo dominante con la Foppapedretti Bergamo: sono le stagioni delle tre doppiette a livello nazionale, con la ciliegina sulla torta della Coppa Campioni vinta nel 1998.
Con il nuovo millennio arrivano le Olimpiadi giocate a Sydney, in una Nazionale che di fatto ha contribuito a rendere gloriosa con il bronzo e l’argento continentali arrivati nel 1999 e nel 2001. Ma quella azzurra è anche la maglia che le ha consegnato la delusione più grande della sua carriera professionistica, ovvero la mancata convocazione per i Mondiali del 2002 in cui arriverà il primo – leggendario – trionfo della nostra Nazionale femminile. Un rapporto mai decollato con il commissario tecnico Bonitta, che Maurizia nella sua biografia definirà come una di quelle persone «che c’è in tutte le nostre vite almeno una volta: quel qualcuno che pare programmato per metterti i bastoni tra le ruote, senza un perché reale».
Per Maurizia è un periodo difficile, anche perché in Italia, se oltre ad essere atleta sei anche personaggio, non ti viene perdonato nulla. E allora – con l’amarezza nel cuore e per trovare maggiore serenità – arriva il momento dell’esperienza all’estero, anche in questo caso una decisione all’avanguardia per i tempi. Alle Canarie, a Tenerife, torna a brillare la campionessa che è in lei: altri tre scudetti e un successo europeo. In totale i trofei a livello di club sono 17, ponendola di diritto tra le più vincenti giocatrici della storia.
Arriverà poi la chiusura della carriera agonistica in Italia, ma soprattutto la famiglia (ha una figlia, Ines, avuta dal compagno Francesco Orsini, ex cestista come Gianmarco Pozzecco, con cui ebbe un lungo fidanzamento), il ruolo da telecronista e anche quello di speaker aziendale, una partecipazione al reality “L’Isola dei famosi” e finanche un cameo nel film “Maschi contro femmine”. Dimostrando sempre che non si è mai leader per caso, dentro o fuori da un rettangolo di gioco.
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