Bad boys, i fratelli di Zaniolo: storie di talenti rimasti incompiuti
Il centrocampista in rotta con la Roma rischia di diventare l’ultimo talento sprecato. Da Cassano a Balotelli, fino a Macheda e Scuffet: storie di chi è rimasto incompiuto
Viviamo in un’epoca in cui evitare gli sprechi è diventato fondamentale. Di solito l’argomento viene fuori per la salvaguardia del pianeta, per un bene primario come l’acqua ad esempio.
Ma, negli ultimi tempi soprattutto, l’attenzione agli sprechi ha abbracciato anche il consumo di luce e gas. Il dito sull’interruttore per spegnere e risparmiare soldi preziosi. Un concetto che viene fuori quando c’è difficoltà nel reperire le materie prime.
Nel calcio italiano quelle sono i talenti. E in Italia facciamo difficoltà a trovarli da anni. Giocatori che possano trascinare la Nazionale. I Baggio, i Del Piero, i Totti che oggi non ci sono più. E quei pochi che hanno una qualità sopra la media dobbiamo evitare che perdano la strada maestra.
Mentre la “paura” è che uno di quelli che avevamo indicato senza problemi nell’Italia del futuro rischi di disperdere il talento che ha. Come, prima di lui, è capitato a tanti altri.
Nicolò Zaniolo ha un inizio di carriera da predestinato. L’esordio al Bernabeu a 19 anni da solo vale il curriculum, figuriamoci se seguito immediatamente dall’esordio in azzurro. La doppietta al Porto in Champions e la conquista della Conference League, con la firma in finale, dopo un periodo nero a causa degli infortuni.
La sensazione che il peggio sia alle spalle e possa esserci la consacrazione definitiva. Invece ecco ancora gli acciacchi fisici che, uniti al carattere mai banale e non sempre controllato, lo hanno portato ad una stagione fin qui fallimentare. Un gol e poco altro.
Boniek ha sentenziato che «se non cambierà carattere creerà problemi in ogni squadra». Ora resta da capire quale sarà la sua prossima squadra. Ci aveva provato il Bournemouth, e il fatto che la terz’ultima della Premier voglia acquistare uno dei giocatori comunque più promettenti del nostro campionato, con la Roma terza in classifica, fa capire la differenza economica tra i due campionati.
Ha detto no, perché il suo obiettivo è il Milan. Un’ultima spiaggia? No, ma un’opportunità da non fallire. Altrimenti rischia di entrare nella lista dei rimpianti. Quelli che nel basket americano chiamano “what if”: cosa se. Cosa sarebbe potuto essere, se...
Tra questi il primo nome che viene a mente è Mario Balotelli. La Champions con l’Inter e lo strapotere fisico di Euro 2012 che in Germania non si sono ancora dimenticati. Una partita in cui tutta Italia ha pensato: «Siamo a posto, abbiamo il centravanti della Nazionale almeno per i prossimi dieci anni».
E invece no. Le discussioni con gli allenatori, gli incidenti in auto, le risse al ristorante. Fino all’anonimato. In quell’Italia a Euro 2012, al fianco di Supermario c’era quello che France Football ha classificato come il re dei talenti sprecati. E – si legge – «si può usare questo termine per uno che ha segnato 150 gol? Sì, se chiama Antonio Cassano».
Tecnica pazzesca e varietà di colpi infinita, ma quelle “cassanate” che sono passate alla storia. E nei suoi stessi anni anche Francesco Flachi. «Il ragazzo gioca bene» cantavano a Firenze, e il talento c’era davvero, ma la carriera non è stata all’altezza delle aspettative.
Come Federico Macheda, dai sogni allo United di Cristiano Ronaldo e Rooney, fino alla firma nelle ultime ore all’Apoel Nicosia. Lontano dal calcio che conta, come Graziano Pellè che dopo un Europeo da titolare in azzurro ha preferito i soldi pesanti della Cina. Da Pellè a Pellegri, altro giovane rimasto fin qui inespresso. Tanti dei rimpianti giocano in attacco. Dove abbonda il genio, ma anche la sregolatezza. Come Hachim Mastour, ex Milan e Nazionale Under 16 italiana, fuoriclasse celebrato dal mondo intero negli anni del settore giovanile prima di perdersi in Serie B marocchina.
Senza dimenticare Mirko Antonucci, promessa del settore giovanile della Roma, scaricato dal Vitoria Setubal per un Tik Tok post sconfitta o il “nuovo Buffon”, termine con il quale era stato definito Scuffet. E andando indietro nel tempo la lista si allunga: quel Jonathan Bachini entrato proprio nell’affare Buffon alla Juve, il sinistro vellutato di Domenico Morfeo e la spinta sulla fascia di Francesco Coco.
Parabole che hanno toccato la vetta prima di un’eclissi senza sosta. Quella che deve evitare Nicolò Zaniolo. Perché una delle logiche del risparmio è proprio il riciclo. E così dovrà fare nella prossima esperienza che avrà. Riciclare un talento sconfinato che l’Italia non può aggiungere alla lunga lista dei rimpianti.
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