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Un ct chiamato pazienza

di Stefano Fiori
Un ct chiamato pazienza

Bennati: basta saper aspettare e l’Italia tornerà ad essere grande. Non solo Ganna: scommetto su Piccolo, Rota, Ballerini e Covi

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Un'intervista con il ct della nazionale italiana Professionisti Daniele Bennati si impone, al termine di un'annata 2022 con molte ombre e pochi bagliori per il ciclismo italiano. Le cifre parlano chiaro, nella massima categoria ciclistica i nostri atleti hanno ottenuto soltanto 84 vittorie, suddivise tra 46 corridori e Filippo "Top" Ganna è risultato il plurivittorioso con sette successi incluso il campionato italiano a cronometro, davanti al tricolore su strada Filippo Zana, a Vincenzo Nibali, Martinelli, Trentin, Mareczko, Caruso, Covi, Aleotti, Gandin e Milesi, tutti fermi a quota tre vittorie. Ganna, dunque, è stato nettamente il migliore nonostante la delusione al Tour de France, anche perché su pista si è laureato campione mondiale nell'inseguimento ed ha poi conquistato il record dell'ora con la stratosferica media di 56,792 chilometri orari. Daniele Bennati, al primo anno da CT azzurro, presenta un bilancio tutto sommato sufficiente: ai campionati europei di Monaco di Baviera Viviani si è piazzato settimo nella prova su strada vinta dall'olandese Jakobsen e Ganna è giunto terzo, medaglia di bronzo, nella prova a cronometro vinta dallo svizzero Bissegger. Ai mondiali australiani di Wollongong, infine, medaglia d'argento nella cronosquadre mista con Ganna e Edoardo Affini, deludente settimo posto di Ganna nella cronometro e buon risultato di squadra nella prova su strada con Matteo Trentin, 5°, Alberto Bettiol, 8° e Lorenzo Rota, 13°, che ha sfiorato una medaglia sfumata nei mille metri finali.

Quale voto si darebbe per ilstuo primo anno da ct?

«Considerato tutto penso di meritare un voto d'incoraggiamento, ho messo tutto l'impegno in questo mio nuovo ruolo che ho accettato con entusiasmo».

In primavera ha guidato anche gli atleti italiani della Gazprom-Rusvelo, rimasti a piedi a causa dello stop della loro squadra dovuto al conflitto in Ucraina, un'esperienza interessante?

«Certamente, Scaroni ha vinto due gare, Carboni una. I ragazzi meritavano il nostro aiuto a causa della situazione in cui si sono venuti a trovare non certo per colpa loro. Nel 2023, purtroppo, l'esperienza non potrà essere ripetuta».

Esaminiamo i suoi altri impegni da ct: l'europeo di Monaco di Baviera?

«Percorso molto facile, per velocisti, una categoria che oggi non vede corridori italiani al top. Viviani si è difeso come poteva, ma alla fine si è piazzato solo settimo e qualcosa non ha funzionato. Ganna ha conquistato il bronzo ma a Monaco non era certo al massimo».

Passiamo ai mondiali australiani di Wollongong, il suo giudizio? «Sono rimasto contento del comportamento globale della squadra. Ci davano per dispersi, ma alla fine Rota, Trentin e Bettiol si sono inseriti tra i primi dell'ordine d'arrivo».

Gli ultimi 800 metri di Rota, assai discussi, come li ha vissuti?

«Purtroppo non si è potuto fare niente, non avendo a disposizione le radioline che in questo caso sarebbero state decisive. Lorenzo ha sbagliato, ma con lui hanno sbagliato anche gli altri tre compagni di fuga: tutti potevano conquistare due medaglie. L'inesperienza, nessuno di loro aveva mai lottato per salire sul podio a un mondiale, ha giocato un brutto scherzo».

Si può affermare che, in nazionale, le è mancato un Messi capace di finalizzare?

«Noi avevamo un atleta che poteva essere protagonista assoluto e magari andare in fuga con Evenepoel per poi batterlo in volata come aveva già fatto agli europei 2021: mi riferisco a Sonny Colbrelli, che purtroppo è stato costretto all'abbandono definitivo per i noti problemi di salute. Ma pure un altro possibile favorito come Moscon è stato messo KO da contrattempi fisici». Come valuta la situazione del ciclismo italiano?

«Ci sono giovani che stanno crescendo, ma bisogna avere pazienza in un panorama molto ricco di fuoriclasse come Pogacar, Evenepoel, Bernal, o Vingegaard». Ha già in mente gli azzurri per il 2023?

«Non voglio fare nomi perché prima voglio visionare i percorsi degli europei in Olanda e dei mondiali in Scozia, che si svolgeranno addirittura il 6 agosto, due settimane appena dopo la fine del Tour de France. A Glasgow il tracciato sembra molto scorrevole e quindi serviranno atleti veloci e ottimi passisti».

Chi vede in pole position tra i giovani ciclisti italiani?

«Andrea Piccolo mi sembra che abbia ottime doti, soprattutto per le gare più impegnative. Lorenzo Rota, Oldani, Ballerini, Covi e altri dovranno effettuare un ulteriore salto di qualità».

In definitiva il ciclismo italiano non è così agonizzante come talora viene etichettato?

«Assolutamente no, ma bisogna avere la pazienza di aspettare e il mio compito sarà di valorizzare i ragazzi più interessanti, nei prossimi anni».

Si accusa più stress da CT o da corridore?

«Da ct, lo posso confermare con certezza».
 

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