Il presidio
Rivoluzioni, amuleti e buon vino, Liedholm, un secolo da “Barone”
Prima da giocatore e poi da allenatore tra Milan e Roma ha vinto scudetti e Coppe. A cento anni dalla nascita il pallone gli rende omaggio tra ricordi e aneddoti
Un visionario del calcio dotato di pungente ironia, capace di innovare, inventare e sperimentare perché lontano da stereotipi e libero da condizionamenti. Senza saperlo è stato il nonno di Guardiola, Klopp, il padre di Sacchi, Zeman e Ancelotti e il fratello maggiore di Radice, Marchioro e Bagnoli, tutti figli di un calcio offensivo capace di costruire gioco e di divertire a suon di gol rompendo con catenaccio e contropiede. Lo scorso 8 ottobre il nostro pallone ha celebrato i cent’anni in zona Nils Liedholm, per tutti il “Barone” vuoi per lo stile elegante e distaccato vuoi per il matrimonio felice con la contessa piemontese Maria Lucia “Nina” Gabotto di San Giovanni. Un campione indimenticabile sul campo: oro olimpico nel 1948 a Londra, secondo ai mondiali del 1958 con la Svezia sconfitta in casa dal Brasile di Pelè, i due scudetti con il Norrkoping e i quattro con il Milan (con i rossoneri anche due coppe Latine antesignana della Coppa dei Campioni) . E vincente in panchina: lo scudetto della stella col Milan nel 1979 e quello del 1983 con la Roma, 41 anni dopo il primo tricolore, tre Coppa Italia con i giallorossi e la promozione della Varese di Bettega e Braida nel 1970 in serie A. «Ma la vittoria più bella – era solito dire Liddas – è stata la salvezza nel 1969 con il Monza: presi una squadra ultima e fischiata appena metteva piedi in campo portandola all’undicesimo posto e guadagnando la permanenza in B».
Babbo, vado e torno
Estate 1949. «Babbo, un paio d’anni al massimo e torno a casa». Liedholm, che non ha ancora compiuto 27 anni, dopo un lungo tira e molla cede alle lusinghe del Milan. Lui sognava di fare il contadino, mentre il padre lo voleva impiegato in uno studio di avvocato. La verità è che lo “Zatopek” degli anni aveva in testa il calcio. Dalla stagione 1949-50 con i connazionali Green e Nordhal completò un trio formidabile capace di vincere scudetti in serie. Del trio Liedholm era il più geometrico: abile nei passaggi smarcanti e preciso nel tiro da fuori: 359 partite e 81 gol in 12 anni in rossonero. Il Barone rimase in Italia 58 anni e in Svezia tornò solo in estate per passare le vacanze con il fratello Karl (una presenza nel Milan) e la sorella Margareta.
Svedese napoletano
Flemmatico e distaccato in panchina la sua freddezza nordica faceva da contraltare con la scaramanzia degna delle più belle commedie di Eduardo De Filippo. Portava la squadra almeno una volta al mese da un amico mago di Busto Arsizio, Mario Maggi, fornitore personale di portafortuna miracolosi. Ne sanno qualcosa Bruno Conti e Vierchowood. «Prima di partire per i mondiali di Spagna – racconta il mito giallorosso – il santone mi regalò una catenina dicendomi di infilarla nella scarpetta destra che non avrei perso più una partita. E sapete tutti come è andata a finire». Lo stopper della Roma scudettata invece ha la prova della superstizione del tecnico: «Una volta per sbaglio mi infilai il suo cappotto: nelle tasche c’era di tutto, dai sacchettini di sale ai cornetti rossi a strani amuleti». Anche l’oroscopo aveva la sua importanza: sosteneva che i centrocampisti bravi e i giocatori migliori, erano della bilancia come lui, Tardelli, Totti, Cabrini, Pelè, Maldera e Paolo Rossi. E per questo caldeggiò l’acquisto di Falcao, senza averlo mai visto giocare.
Da Altafini a Incocciati
Leggendario il suo sarcasmo e la sua velata e anglosassone ironia. Ne sa qualcosa Josè Altafini che, abituato a fare scherzi da caserma con Nereo Rocco, quando Liedholm diventò allenatore del Milan, si nascose nudo nell’armadietto del tecnico per poi saltare fuori urlando. Con il Paron funzionava. «Quando lo stesso scherzo lo feci a Liddas – racconta Altafini – lui mi guardò alzando appena il sopracciglio e sussurrò: “Josè non è questo il tuo armadietto”».
Sei gennaio 1985, giorno dell’Epifania. Il Milan è all’Olimpico contro la Lazio, ma una nevicata epocale impedisce lo svolgimento della partita. All’epoca gli speaker anche se non si giocava leggevano le formazioni. Nell’undici iniziale come centravanti c’era Beppe Incocciati, ma il giorno successivo, fissato per il recupero, il suo nome non è tra i titolari sostituito da Virdis. L’attaccante romano chiede spiegazioni al Liedholm: “Tu stanco hai jocato ieri, lui no stanco”. Il Milan vince 1-0 gol di Virdis».
Berlusconate
La famiglia Agnelli lo voleva portare a tutti i costi alla Juventus. Una volta Boniperti restò sino alle 4 del mattino per cercare di convincerlo tanto che al ritorno a casa si fermò in una piazzola per dormire. Non se ne fece nulla perché Liedholm chiese un maggiordomo pagato dal club. Lui è il primo allenatore dell’era Berlusconi e il primo tecnico ad essere esonerato dal Cavaliere.
I talenti e… Scarnecchia
Bettega, Antognoni, Ancelotti, Baresi, Paolo Maldini sono solo alcuni dei ragazzi che ha lanciato non ancora ventenni. Tra le tante promesse anche qualche nota stonata. Lui stravedeva per Scarnecchia che da Milano portò a Roma convinto che avesse potuto arrivare alla maglia azzurra. Fallì la previsione. Forse perché il fantasista non era del segno della bilancia.
Vino e tattica
Uno sperimentatore in campo. La Roma dello scudetto è la sua ultima creatura. Arretra al ruolo di libero Di Bartolomei, dopo aver anticipa il falso nueve al Milan con Bigon, e introduce una sorta di “tiqui-taca” col possesso palla nella metà campo avversaria e insegna il gioco a zona anche ai difensori che non si incollano più ai agli avversari. E uno sperimentatore nella vita. Lui, astemio all’arrivo in Italia, diventa nella sua tenuta nel Monferrato un produttore di vini come un grignolino rosso e un barbera che, anche se l’azienda vinicola è stata ceduta a Savino Tondo, si può trovare ancora ai supermercati Esselunga con un’etichetta inconfondibile, un marchio che ha fatto la storia del calcio: Liedholm.
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