Serie A, maledizioni infortuni: nemmeno Fantozzi in cintura Gibaud...
I pezzi pregiati già ai box, il campionato infarcito di rincalzi e sostituti
Aiuto, mi si è rotta la serie A. Da Zaniolo a Chiesa, da Wijnaldum a Di Maria, da Ibrahimovic a Pogba, da Ranocchia a Mkhtaryan, sul campionato si è abbattuta un’epidemia di fratture alle gambe, di menischi sbeccati, di legamenti rotti e di muscoli strappati. Il virus dei calciatori rotti sta mandando a gambe all’aria – letteralmente – il campionato. Che già arranca e non brilla da anni a confronto dei più esaltanti e più ricchi campionati d’Inghilterra, Spagna e via così, e già perde per strada i pochi pezzi buoni della sua collezione. La serie A oggi rischia di diventare un campionato di rincalzi e di sostituti, con un cartellone fasullo e puramente virtuale. Chiesa, Ibrahimovic, Pogba, Di Maria? E chi li ha mai visti?
Pronti via e già le ambizioni di Juventus e Roma, che hanno animato l’estate a forza di campioni e colpi spettacolari, si appassiscono tristemente: comprati & ricoverati. E nemmeno siamo arrivati a settembre, nemmeno si è vista la prima sosta del campionato, nemmeno siamo al famigerato stop del campionato per i Mondiali in Qatar a novembre. Qui sono bastate due misere serate di campionato e già sono tutti rotti, roba che nemmeno Fantozzi in cintura Gibaud per la famigerata partita aziendale.
Certo c’è differenza tra infortuni traumatici e infortuni muscolari, tra casualità, scontri, cadute e logoramento di muscoli e legamenti sottoposti a sforzi sempre maggiori, ma il risultato alla fine è lo stesso. Il campione che hai comprato non c’è, gli infortuni addirittura disfanno la Juventus costruita faticosamente sul mercato come la mai completa tela di Penelope. E sempre sul mercato bisogna andare a trovare i pezzi di ricambio, ormai sempre più rari e sempre più cari, visto che gli altri, come sciacalli, a una settimana dalla chiusura ti prendono pure per la gola. Allegri, già alle prese con una Juve che, infortuni o meno, non convince, ci si è pure molto arrabbiato: «Quando succede a noi viene giù il mondo».
La preparazione anticipata, l’inizio del campionato portato a prima della metà di agosto ha sicuramente influito su ritmi di allenamento e carichi di lavoro. Un po’ artificiosamente e furbescamente nell’ambiente si fanno classifiche di allenatori che logorano i calciatori e altri invece che li preservano come porcellane. Allegri apparterrebbe alla prima categoria, Sarri alla seconda: ma non c’è nulla di scientifico o realmente statistico. Sugli infortuni pesano mille fattori: la frequenza delle partite, l’età e il logoramento del giocatore, le sue qualità tecniche, il campo d’allenamento e quello di gioco. E anche il caso ovviamente: più il calcio diventa scienza esatta e più ti rendi conto che a volte ti dice bene e a volte male. A Zaniolo, giocatore fragile e delicato, ha detto male ricadendo sulla spalla sinistra.
E poi su scontri e traumi può succedere di tutto. Pogba negli ultimi anni è stato tormentato dagli infortuni, adesso combatte con un menisco che per ora ha scelto di non operare nel tentativo di salvare il Mondiale, per non parlare di Zaniolo che al mestiere ha già sacrificato due ginocchia e ora pure una spalla. Il filo di logica e ragione, di causa ed effetto, che uno tende tra un infortunio e l’altro a un certo punto si suddivide in mille.
Tutti imprevisti e rischi che possono cambiarti una stagione ma in buona parte ormai anche calcolati e ammortizzati visto che i club hanno assicurazioni costosissime che almeno ne attenuano il danno. E che li coprono anche da eventuali infortuni in Nazionale. Per la rottura del tendine d’Achille di Spinazzola – un anno di stop – la Roma ha avuto dalla Fifa sei milioni di euro e la Federcalcio si è accollata spese mediche e intervento chirurgico. Persino nel golf ci si fa male, figuriamoci nel calcio che è sport di contatto con un rischio elevato.
Per quanto riguarda gli infortuni muscolari c’è da sottolineare che il calciatore moderno ha una struttura fisica spesso imponente e costruita da allenatori e preparatori in palestra. Il lavoro in palestra oggi per una squadra non è nemmeno paragonabile al passato, quando di fatto era inesistente. E in palestra oggi si plasma un calciatore potente, ma spesso anche fragile come un cristallo di Boemia.
E poi ci sono i dottori che parlano di casualità e di settori atletici e medici all’avanguardia, che non possono sbagliare. Altri che dicono che questa corsa al giocare tanto e subito rovina i calciatori. Non c’è molta differenza col Covid, abbiamo cento teorie e ogni tesi ha il suo esperto sostenitore. Anche in tv. Come il virologo, oggi ognuno ha il suo traumatologo.
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