Il presidio
Perché la Ferrari fatica nei Gran premi? Il problema del "Superfast" e la statistica che preoccupa Maranello
Dopo gli ultimi cedimenti si apre il processo agli sviluppi operati sul motore
Vedere i meccanici della Rossa smantellare il proprio box e fare le valigie quando la gara è ancora in corso rappresenta una fitta al cuore. È indubbiamente difficile riprendersi dalla sprangata nel groppone di Baku - arrivata domenica 12 giugno - e trovare un barlume di fiducia e ottimismo per guardare all’immediato futuro e al prosieguo del Mondiale con un mezzo sorriso. Il fatto che la Ferrari non sappia più vincere o che non sia più in possesso degli strumenti adeguati per farlo è un incubo che sta assalendo sia milioni di tifosi che il management della Formula uno, la cui giostra degli ascolti, dell’audience e dei conseguenti introiti pubblicitari potrebbe perdere qualche giro a causa del crollo delle prestazioni da parte della scuderia di Maranello.
I numeri, però, sono lì, e parlano chiaro. E lasciano poco spazio ad alibi e giustificazioni. Dopo la disputa di otto Gran premi al vertice delle graduatorie Piloti e Costruttori ci sono infatti saldamente Max Verstappen e la Red Bull. L’olandese guida con 150 punti, 21 in più rispetto al compagno di team Sergio Perez e 34 rispetto al ferrarista Charles Leclerc. Tra le squadre la Red Bull è ampiamente in testa con 279 punti, esattamente con 80 punti di vantaggio sulla Ferrari.
L’inversione di tendenza
Fino alla vigilia del Gran premio di Spagna il contesto sembrava all’insegna di un’alta capacità prestazionale e di un grande equilibrio con la Red Bull, anche se quest’ultima nelle prime tre tappe del campionato ha dovuto fare i conti con ben tre ritiri (due di Verstappen e uno di Perez). Poi è girato il vento, con la Ferrari rimasta bloccata a due vittorie e l’inizio della fiera delle brutte figure. Riavvolgendo il nastro sin dall’inizio troviamo l’errore con ritiro di Carlos Sainz nel Gran premio di Australia, l’errore dello stesso Sainz nelle qualifiche della Sprint Race con ritiro (non per colpa sua) nella gara domenicale del Gran premio di Imola, la scelta di un assetto eccessivamente conservativo nell’ottica della gara pur con le Ferrari in prima fila nel Gran premio di Miami, il ritiro di Leclerc quando si trovava in testa per un problema al motore nel Gran premio di Spagna (dove c’è stato anche l’errore di Sainz, uscito di pista), la strategia dell’orrore a Montecarlo con una lettura della gara totalmente sbagliata da parte del muretto e un secondo e un quarto posto nonostante la conquista della prima fila nelle prove cronometrate e, infine, il weekend da panico di Baku con il doppio ritiro a causa dei guasti e degli inconvenienti che hanno “ucciso” le performance di Leclerc e Sainz.
Il crack del Superfast
A questo punto è la power unit della Ferrari, con il suo livello di affidabilità, che deve salire sul banco degli imputati. Ormai è chiaro che i cedimenti registrati sono dovuti principalmente agli aggiornamenti operati sul motore denominato Superfast. Difficoltà e intoppi che potrebbero ripercuotersi pesantemente e negativamente sullo sviluppo della F1-75, un aspetto su cui la Ferrari si è trovata più volte in panne rispetto alle potenzialità per partecipare in modo competitivo alla corsa per il titolo. Ovviamente, Binotto e soci non intendono mollare la presa e arrendersi, anche perché di gare alla fine del campionato ce ne sono parecchie e i punti a disposizione sono ancora tantissimi. Ma c’è da analizzare bene questa fase di super crisi, andando in profondità con la comprensione degli aspetti che non vanno. Per cercare di raddrizzarli al più presto e per invertire velocemente la rotta, altrimenti il futuro potrebbe farsi ulteriormente problematico.
Il triste primato
Deve far sicuramente riflettere quanto successo anche ad Alfa Romeo e Haas. Sempre a Baku, infatti, sono stati costretti a gettare la spugna Guanyu Zhou e Kevin Magnussen, portacolori di scuderie diverse ma entrambe montanti la power unit a marchio Ferrari. Proprio insieme al team di Binotto sono le tre compagini che attualmente sono in fondo alla speciale classifica dei chilometri percorsi stilata dai tecnici statistici della Formula uno (che comprendono ovviamente le gara interrotte sia per guasto meccanico che per uscita di pista). Fra le tre è la Ferrari a occupare la posizione peggiore (l’ultima, quindi, tra le squadre più presenti in pista nell’arco di un Gran premio). Uno scenario tutt’altro che incoraggiante, considerando che la Rossa era ed è ancora considerata la rivale più accreditata della Red Bull, che ovviamente, dal canto suo, è invece in testa alla classifica dei chilometri “macinati”. A partire da domenica 26 giugno, con la Formula uno che non lascia fiato e che vedrà disputarsi il Gran premio del Canada a Montreal, l’asfalto per Maranello si farà tutto in salita.
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