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Sei Nazioni, la Francia è troppo forte ma l’Italia esce con l’onore delle armi
Ottimo primo tempo azzurro. Menoncello, all’esordio, è il più giovane marcatore di una meta nella storia del torneo
PARIGI. Bentornata Italia. Non alla vittoria che con la Francia sarebbe stato impossibile, ma a una prestazione all’altezza del Sei Nazioni tanto che a fine gara gli azzurri si permettono di fare un giro di campo e raccogliere gli applausi dei 62mila che affollavano lo Stade de France sotto la pioggia. Come cantava Paolo Conte i francesi ora ci rispettano.
Finisce 37-10 con cinque mete dei transalpini (Villiere 3, Penaud e Jelonch) e una dell’Italia (Menoncello, all’esordio, "il più giovane marcatore di una meta nella storia del Sei Nazioni", dice il ct Kieran Crowley) , ma la Francia ci mette un’ora a trovare la tranquillità perché messa sotto dai placcaggi asfissianti di Brex (13) , Zanon (14) , Lamaro (20) , Negri, Lucchesi, Cannone. Buon per i transalpini che quando gli azzurri provano ad attaccare perdono malamente il pallone o addirittura, il caso di Varney, lo regalano all’avversario lanciandolo in meta.
Ma che primo tempo che gioca l’Italia. Punto a punto fino al primo minuto di recupero quando una meta alla bandierina di Villiere rompe gli equilibri.
Primi 40 archiviati sul 18-10 dopo che ai tre punti iniziali di Janimet avevano risposto la meta di Menoncello in bandiera (trasformata da Garbisi) e un piazzato del 10 italiano. E con un po’più di lucidità avrebbe potuto essere l’Italia a chiudere in vantaggio, un’Italia entrata in campo decisa a non fare la comparsa annunciata di un match scontato. Una partita con un prologo da brividi per la Marsigliese cantata dai sessantaduemila dello stadio all’unisono, senza musica.
«Grande primo tempo, abbiamo tenuto dal punto di vista fisico e siamo stati cinici a portare via punti dai loro 22 quando siamo ci siamo entrati. Purtroppo ha pesato quella meta subita da palla nostra allo scadere. Fino a 15 dalla fine siamo restati in gara, però abbiamo sprecato tante occasioni nel loro campo e non possiamo permettercelo. Il distacco nel punteggio è più ampio di quello che dice il campo. Ora testa al prossimo impegno», analizza a fine gara Gianmarco Lucchesi tallonatore azzurro cresciuto nei Lions Amaranto.
«Sì, abbiamo fatto un bel primo tempo - gli fa eco Crowely - ma nel secondo ci hanno messo sotto, non abbiamo più avuto palloni da giocare e quei pochi non li abbiamo saputi sfruttare. Ci sono molte cose su cui ragionare e lavorare in vista dell’Inghilterra».
I francesi ci danno l’onore delle armi. «Sapevamo che sarebbe stato il primo tempo più duro del nostro Sei Nazioni, molto fisico» dice Alldritt, 8 francese.
Nel secondo il ritmo scende e la Francia sa approfittare di ogni palla che gli italiani sbagliano.
Piccole sbavature, ma decisive. Come quella di Garbisi che si fa soffiare il pallone in un punto di incontro innescando un contropiede o quella di Ruzza che sbaglia una raccolta e facendo avanti dà ai francesi una mischia in attacco che porta Villiere a un’altra meta.
Eppure alla fine, quando il risultato è deciso, sul 30-10 per i francesi gli azzurri le provano tutte per cercare di evitare l’ultima segnatura, ancora Villiere, all’82. Mai domi fino alla fine, un altro dato positivo.
«Ma dobbiamo dare continuità a questi miglioramenti», dice Crowley. A partire da domenica prossima, all’Olimpico, contro l’Inghilterra.
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