Italia
Djokovic, domani la decisione finale Il governo ancora stoppato dai giudici
Il ministro dell’Immigrazione annulla di nuovo il visto, ma i legali della star del tennis vincono il secondo ricorso
Paolo Carletti
Il governo australiano non molla la presa su Novak Djokovic, ma anche la star del tennis mondiale, pur avendo ormai esigue (se non nulle) possibilità di giocare gli Open, vuole portare fino in fondo la storia, e di fare i bagagli per tornare a Belgrado neanche ci pensa. Ieri il ministro dell’Immigrazione Alex Hawke, ha annullato per la seconda volta il visto di lavoro al 34enne campione serbo, e domani si torna in tribunale. I legali di Nole infatti, hanno risposto immediatamente con un altro ricorso che sarà discusso domani davanti a un tribunale federale. Intanto l’espulsione è sospesa. La sensazione – considerando che lunedì gli Open apriranno i campi – è che Djokovic, al di là della validità della sua esenzione (sostiene di aver avuto il Covid a dicembre), voglia tenere sul filo fino alla fine il governo australiano, pur sapendo che in conclusione gli sarà negato di giocare, a meno di clamorosi colpi di scena. L’esecutivo di Camberra non sta facendo una gran figura in questa vicenda: ha lasciato che Novak raggiungesse Melbourne con affermazioni di giubilo per la partecipazione del n° 1 agli Open, per poi fare rapidamente marcia indietro e ingaggiare una battaglia legale col tennista e il suo team (già atterrati a Melbourne) quando da numerosi parte si sono levate forti proteste (anche di non disinteressati tennisti, come Tsitsipas e altri). E visto quando accaduto in precedenza è apparsa esagerata anche la reclusione nell’hotel dei migranti, sorvegliato a vista, dove l’Australia da anni costringe persone non in regola col visto. Un pastrocchio insomma, e Djokovic l’ha capito. “Non mi fate giocare? Ok, ma dovete sudare e uscirne con un’immagine incrinata”: questa sembra la sua strategia (gli Open dovrebbero cominciare lunedì).
Dunque smentendo il giudice Kelly, che aveva dato ragione a Djokovic, il governo va avanti con i suoi poteri speciali. Ieri mattina l’intenzione era di riportare Novak nell’hotel dei migranti, ma la manovra non è riuscita. Djokovic ha ottenuto il congelamento dell’espulsione (con divieto di ingresso nel paese per tre anni), ma da oggi tornerà in stato di fermo e sarà scortato dalla polizia di frontiera. Il provvedimento di Hawke è stato “benedetto” dal premier Morrison, sottolineando che «si sono voluti proteggere i risultati dei sacrifici degli australiani». Insomma, due espulsioni e due ricorsi vinti: siamo al tie-break. L’ultimo passaggio prevede l’interrogatorio alle 8 di sabato (ora locale) dai funzionari dell’immigrazione, e dopo sarà sotto la sorveglianza (dalle 10 alle 14) di agenti di frontiera nello studio dei suoi avvocati. Quindi domenica il trasferimento sotto scorta negli uffici dei suoi legali dalle 9 del mattino (ora locale) per assistere all’udienza online. In tutto questo è ancora nebuloso un elemento non sottovalutabile: dove alloggerà e dormirà Novak? Secondo i legali che hanno vinto il ricorso non nell’albergo dei migranti come avrebbe voluto invece il governo australiano per confermare il pugno duro anche contro una potenza dello sport. Le parti avrebbero concordato che Djokovic sarà tenuto in custodia in un luogo che non sarà reso pubblico per evitare le troppe attenzioni che i legali del tennista temono possa sorgere attorno al loro assistito.
Quindi siamo quasi alla conclusione di una vicenda che sicuramente non ha dato una buona immagine dello sport, forse della spregiudicatezza di Djokovic, ma anche dell’Australia che aveva tutti i mezzi per bloccare il tennista prima che partisse, e non l’ha fatto, non prevedendo l’eco mediatica che avrebbe prodotto. Nessuno sembra essere “esente” da colpe, e la discordanza tra magistratura di Victoria e autorità di governo è un altro punto a sfavore per il governo Morrison.
Nell’udienza di ieri in opposizione all’annullamento del visto, Nicholas Wood, uno dei legali del campione serbo ha sostenuto di fronte alla Corte del circuito federale che il ministro Alex Hawke ha preso una decisione «palesemente irrazionale» nell’annullare il visto. «Il ministro ha riscontrato che Djokovic è in regola e ha una motivazione medica per non essere vaccinato. Ha ritenuto che il signor Djokovic rispettasse la legge e rappresenta un rischio trascurabile per gli altri», ha spiegato. «Il ministro considera solo il potenziale del sentimento no-vax», ha aggiunto Wood. Siamo ai titoli di coda. E Djokovic giocherà fino in fondo il suo tie-break.
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