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Il calcio ai tempi del covid, un posto fuori dal mondo
Della serie stupiamoci di tutto e non meravigliamoci mai di niente, il calcio ai tempi del Covid dimostra ancora una volta di essere un posto fuori dal mondo. Questa volta però sono stati battuti tutti i record di leggerezza e presunzione: non era possibile farsi cogliere impreparati dalle varianti del virus e da un fenomeno che condiziona il mondo (purtroppo) da due anni, eppure il calcio c’è riuscito. Si gioca? Non si gioca? In quanti giocano? E’ stato questo l’imbarazzante teatrino visto negli ultimi giorni mentre tutti intorno si preoccupavano di Omicron.
Qualcuno è arrivato perfino a chiedersi se Juve-Napoli della Befana si doveva giocare con la mascherina, ma questo va direttamente nel Guinness dell’assurdo. Morale? Il calendario cambiato, cinque partite fino a oggi non giocate delle quali non conosciamo il destino e soprattutto se il risultato sarà deciso a tavolino o meno, un centinaio di giocatori positivi, squadre decimate e in campo con le riserve, campionato palesemente falsato, con la Lega calcio che tiene duro e va in guerra contro le Asl. Insomma, in serie A si deve giocare a tutti i costi anche se fuori c’è il caos e la salute pubblica è a rischio. E non si capisce il perché.
Non si capisce soprattutto perché al pallone debba essere concesso qualsiasi lasciapassare solo perché è uno sport che coinvolge milioni di persone, che da sempre è la colonna sonora di gran parte delle emozioni degli italiani. E, non ultimo, perché è una grande industria. Anzi, proprio per questo andrebbe gestita meglio, con lungimiranza, programmazione e capacità di analisi che sono clamorosamente mancate. Ma anche il governo, in questo caso, ha dimostrato scarsa attenzione, come è intervenuto per dare disposizioni ai trasporti, cinema, teatri, feste e ristoranti, avrebbe dovuto pensare anche al calcio prima dell’inizio del girone di ritorno. E’ clamorosamente mancato un tavolo di lavoro fra il governo, il calcio e le autorità sanitarie per dare una linea operativa univoca e trovare un’intesa lasciando così spazio alle Asl che hanno agito autonomamente. Forse il governo ha pensato che il calcio fosse in grado di gestirsi da solo, ma se lo hanno fatto è evidente che non conoscono i Signori del pallone. Il calcio in questi mesi ha pensato solo a chiedere la riapertura degli stadi al cento per cento senza preoccuparsi di migliaia di ultrà ammassati nelle curve senza mascherina o delle distanze minime. Il calcio ha concesso ai giocatori di andare in vacanza dappertutto senza le minime precauzioni, salvo poi lamentarsi per il numero impressionante di contagi fra tesserati. Come finirà? Il tavolo l’hanno trovato e l’incontro con il governo ci sarà mercoledì.
Nel frattempo la Lega, per lavarsi la coscienza, ha autoridotto a cinquemila il numero dei tifosi negli stadi. Ma non da subito, non nella finale di Supercoppa Inter-Juve, da domenica prossima, come se il virus potesse aspettare...
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