Un anno fa la morte di Pablito fuoriclasse anche di umanità
A Vicenza stampate 20mila cartoline e realizzata una statua di Paolo Rossi Il ricordo degli ex compagni “mundial” e le polemiche sul Pallone d’Oro
Cartoline speciali, messaggi colorati arrivati anche da mondi lontani, murales e graffiti da immortalare sulle indelebili pareti del ricordo. Paolo Rossi ad un anno dalla scomparsa non smette di vivere nei cuori di chi lo ha amato, dentro e fuori dal campo.
Il sentimento popolare per “Pablito”, l’eroe Mundial, è sempre forte e più acceso che mai. Lo dimostrano le tante iniziative che in questi mesi si sono succedute per rendergli omaggio: statue, mezzibusto, targhe, anche un premio Fair play alla memoria. Tutti attestati di stima, sinceri e profondi, per celebrare un uomo, una persona che al di là del campione, sapeva unire anche i tifosi per la sua simpatia e la modestia, oltre che per le tante gioie che ha dato a tutti.
Insomma, Paolo era più di un “calciatore”, aveva una umanità che riusciva unire, mai a dividere.
Perché oltre a regalare una Coppa del Mondo con le sue reti (e quattro anni prima in coppia con Bettega il magnifico quarto posto in Argentina) è e resta il simbolo di un’Italia tenace, capace di rialzarsi da uno dei suoi periodi difficili ancora una volta grazie al calcio e ad un Mondiale, quello del 1982, vinto sotto il segno di un attaccante pieno di gioia, sorriso e ottimismo. Proprio quelli che i suoi compagni di squadra, i calciatori di quel Mundial, più di ogni altra cosa sentono la mancanza.
«Lo sentivo e lo vedevo ogni tanto e mi faceva un gran piacere passare del tempo con lui. Mi manca lo stare insieme. Mi manca l’amico, non il calciatore. Quel suo sorriso di conseguenza ti dava un attimo di gioia», ha confessato a Marco Tardelli, uno degli artefici di quella spedizione trionfale.
La sintesi di quel sentimento profondo che dal giorno del suo addio (quel 9 dicembre 2020 a Siena, in piena pandemia, quando cedette ad un male incurabile) assale i giocatori della nazionale azzurra di allora, è custodita nelle parole secche ma intense di Giancarlo Antognoni. «Ci manca molto il suo modo di agire e di fare. Per noi è come se ci fosse sempre. Me lo aspettavo questo mare di affetto, se lo merita tutto. Per come si è comportato e per come era da ragazzo. Un affetto internazionale, che ha superato anche l’Europa», ha dichiarato l’ex centrocampista viola. Se Prato, la sua città natale, gli ha dedicato una scultura proprio nel suo quartiere, a Santa Lucia, in piazzale della Cipresseta, Vicenza, dove Rossi con la maglia del Lanerossi si è costruito la sua carriera da sogno, è in piena fibrillazione per omaggiarlo. Non vedono l’ora di celebrarlo con una statua da collocare davanti allo stadio “Menti” dove domenica prossima verranno distribuiti 20mila cartoline con l’effigie del campione da regalare agli spettatori prima della sfida contro il Como. Nulla a Vicenza sarà fatto per caso. E anche la posizione della statua avverrà a Largo Paolo Rossi, numero 9, ovviamente. «Sono state stampate 20mila cartoline che verranno distribuite domenica prossima in occasione della sfida tra il Vicenza e il Como allo Stadio Menti – ha annunciato il sindaco Francesco Rucco –. In ogni seggiolino si potrà trovare la cartolina che raffigura il giovane Paolo Rossi con la maglia biancorossa e la storica erre sul petto. Le cartoline saranno distribuite anche ai cittadini di Vicenza, disponibili nei vari negozi della città». Nella cartolina appare la scritta “Grazie Paolo”, un modo per omaggiare Rossi - insignito nel 2020 della cittadinanza onoraria, ricordata fra l’altro sul retro delle stesse cartoline - per il prestigio che ha dato alla città. Perché anche se il tempo passa in fretta, Vicenza non dimentica il suo figlio adottivo che non c’è più.
«Paolo era uno di noi, faceva parte della comunità vicentina. La città è tappezzata con la sua immagine, ci sono murales che spuntano ogni giorno. La cittadinanza è impaziente. Non mi immaginavo questa partecipazione e questo mare di affetto così grande, si è andato oltre le attese che erano legittime. Mi manca la sua gentilezza e disponibilità, il suo essere sempre sorridente. Questo suo tratto manca a tutti quanti. Sarebbe meraviglioso intitolargli lo stadio Olimpico di Roma», ha dichiarato, Claudio Pasqualin, agente di calcio e grande amico del campione. Gli unici forse a non ricordarsi di lui sono stati gli organizzatori del Pallone d’Oro di France Football.
Per Tardelli è stata una «dimenticanza e una stupidità di chi ha organizzato l’evento», per Antognoni «una mossa inattesa perché credo se lo meritasse dato che è stato vincitore del Mondiale e del Pallone d’Oro ed è stato uno dei pochi italiani a vincerlo». Ma per Pablito va bene così. E l’avrà presa certamente facendo spallucce con uno dei suoi contagiosi sorrisi.
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