Il presidio
Sonny Colbrelli, l’eroe della Roubaix: «Il fango pesava, ma la rifarei subito»
Ritira il Giglio d’Oro e si racconta: «Undici anni di fatica prima di arrivare ai vertici». E ora il mondiale in Australia
PISTOIA. Sonny Colbrelli è senza dubbio un ciclista molto tenace: infatti gli sono stati necessari undici anni per issarsi ai vertici del ciclismo italiano e successivamente ai posti più elevati del ranking internazionale.
Undici lunghi anni, resi preziosi da 47 vittorie e da oltre cinquanta secondi posti. Nel suo dorato 2021 figurano nove vittorie, la Parigi-Roubaix dominata in una giornata da tregenda, il campionato italiano a Imola, il campionato europeo a Trento beffando allo sprint il celebrato astro emergente belga Evenepoel, una tappa e la classifica finale del Giro del Benelux, una tappa del Giro di Romandia, una tappa del Giro del Delfinato, il Memorial Marco Pantani a Cesenatico e la classifica generale della Ciclismo Cup. Quale degno sigillo ad una stagione memorabile, Colbrelli ha infine ricevuto a Pontenuovo di Calenzano da patron Saverio Carmagnini, il prestigioso, 48°Giglio d'Oro, il premio che anno dopo anno indica con millimetrica precisione statistica il miglior ciclista italiano.
Dopo tanti chilometri in bici si avvicina il momento delle meritate vacanze?
«Ne dubito, trascorrerò soltanto un periodo di relax in famiglia, poiché io e mia moglie siamo molto occupati con i nostri vivacissimi figlioletti, di uno e tre anni».
La Parigi-Roubaix è stata la vittoria più bella del 2021?
«Sì e di gran lunga e non poteva essere altrimenti. La Roubaix sembra proprio avere dato una svolta alla mia carriera ciclistica».
Hai calcolato quanti chili di fango avevate addosso quel giorno, tu e la tua bici?
« Difficile dirlo, ma il peso lo sentivo, eccome; una giornata dal meteo peggiore sarà difficile da ritrovare, tuttavia in quelle condizioni atmosferiche così avverse mi sono sentito a mio agio».
Quando hai saputo che avresti corso la tua prima Roubaix?
«A metà stagione, quando è stato stabilito lo spostamento di data della gara. Ho subito espresso al diesse la ferma volontà di partecipare, poiché sapevo che, con la preparazione svolta per il mondiale di Leuven, avrei raggiunto il 100% della condizione e la Roubaix si sarebbe corsa dopo una settimana appena».
I francesi dicono "coup d'essai, coup de maitre", un proverbio che ti si addice?
«In effetti ho sempre sognato la Roubaix, pur non avendola mai corsa prima, Certo che vincerla alla prima partecipazione non è stato facile, anche se avevo già provato il pavé in altre gare. Diciamo che ho indovinato la giornata perfetta».
Tornerai alla Roubaix, il prossimo aprile?
«Certamente e non vedo l'ora di indossare il dorsale numero uno».
A proposito di mondiale, senza le cadute di Ballerini e di Trentin avresti potuto fare meglio del 10° posto finale a Leuven?
«Sì, ne sono convinto perché mi sentivo bene. Magari non sarei riuscito a riacciuffare Alaphilippe, in giornata di grazia, ma avrei sicuramente lottato per salire sul podio. Purtroppo la caduta e il successivo ritiro di due compagni di squadra così forti ha penalizzato parecchio la nostra nazionale».
2022, mondiale in Australia, su di un percorso adatto alle tue caratteristiche: è un obiettivo?
«Assolutamente sì, inoltre sono molto amico del nuovo ct, Daniele Bennati: lui mi conosce bene, sa quali sono le mie potenzialità. Spesso siamo stati compagni di camera durante le gare».
Altri obiettivi?
«Ripetermi al campionato italiano, disputare la Milano-Sanremo per vincerla, migliorarmi ancora tecnicamente e fare dei risultati nelle altre Classiche più importanti. Non so ancora se correrò il Giro».
Da dove viene il tuo nome di battesimo così poco comune?
«I miei genitori lo presero da una serie a fumetti, Rosco & Sonny».
Com'è Sonny Colbrelli fuori dalle gare?
«Adoro stare in famiglia, cucinare, il buon cibo e il buon vino».
Guardando al tuo passato, ti è sembrato più fatica fare l'operaio o il ciclista?
«Sicuramente è molto più faticoso fare l'operaio, non c'è partita, vince cinque a zero...»
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