Partita giovanile finisce 26-0, la Figc: «Hanno perso tutti»
Luca Barbieri
MASSA. Il messaggio che arriva è che, alla fine, «hanno perso tutti» (copyright dei vertici provinciali della Figc). E se ci limitiamo ai numeri, sembra paradossale poterlo dire di fronte a un risultato che si candida a scomodare record e almanacchi, anche se si parla di calcio giovanile della provincia: 26 a 0. Il campionato è quello provinciale – a Massa Carrara – di Giovanissimi under 14. Ragazzi, tradotto, di 12-13-14 anni. La squadra locale, il Romagnano (frazione massese), capolista del girone, domenica mattina scorsa, ospita il fanalino di coda Monti, frazione del Comune di Licciana Nardi, in Lunigiana. Società giovane, quest’ultima, come spiegano i vertici. Il risultato sembra scritto ed effettivamente il pronostico è rispettato, anche se le proporzioni che assume si rivelano clamorose. E da lì quel che succede in campo in quei due tempi da 35 minuti ciascuno viene archiviato e si apre un dibattito fatto di riflessioni sociologiche, pronte a mischiare sport e valori, calcio e didattica. E le prime voci che abbiamo ascoltato sono quelle delle società, inevitabilmente. Nessuna voglia di «fare polemica» sul caso, dopo aver rincuorato i giovani calciatori, come raccontano al Tirreno, da parte dei lunigianesi che guardano avanti, al loro progetto di calcio «da paese», a suon di «divertimento». Poi la posizione dei padroni di casa: «A quell’età è complicato gestire certe emozioni, la voglia di trovare tante reti. Dispiace per gli avversari, non c’è stata assolutamente la volontà di umiliare nessuno», il concetto in sintesi. Poi le istituzioni appunto. Come Giuliano Ratti che della Figc è il presidente provinciale qui all’ombra delle Apuane: «Premessa: difficile esprimere un giudizio approfondito, senza essere stato al campo. In linea teorica, se dovessi leggere solo il risultato, sì, potrei dire che non è più un gioco e che si perde tutti di fronte a un risultato così. Mi auguro che non comporti una scelta radicale da chi ha perso, come smettere di giocare a calcio, perché, in quel caso, è la sconfitta davvero di tutti. Spero invece che sia uno stimolo per continuare», riflette Ratti. Un’ulteriore chiave di lettura arriva poi dal consigliere regionale della Figc, il massese Andrea Antonioli. «Dispiace, questo è chiaro. Purtroppo, la pandemia, con il conseguente stop allo sport per mesi e mesi, ha fatto da acceleratore, travolgendo i passaggi mediani importanti, come il giocare a nove. C’è chi ha risentito di più e chi meno, adesso il compito è quello di mettere nelle condizioni di ridurre i divari». La chiosa è invece affidata al delegato provinciale apuano del Coni, Vittorio Cucurnia che commenta: «Non è semplice valutare il caso specifico senza essere stati sul campo. Tutto lo sport a livello giovanile dev’essere sempre divertimento e insegnamento e dobbiamo essere bravi a riportare a queste dimensioni i nostri contesti sportivi».
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