Il presidio
«Il ciclismo azzurro cerca il nuovo Nibali». Bennati programma la sua prima stagione
Il ct della nazionale pro pensa già a Europei e Mondiali. «Lavorerò per riportare in Italia la maglia iridata»
Daniele Bennati è ormai entrato pienamente nel suo inedito ruolo di commissario tecnico della nazionale italiana di ciclismo professionisti e, fedele ai comportamenti e alle idee di uno dei suoi grandi amici ed ispiratori, ci riferiamo a Franco Ballerini, non disdegna il contatto con gli sportivi e dello sport del pedale. Inoltre il nuovo ct è entrato a far parte della Commissione per il Giglio d’Oro, la più importante challenge a livello nazionale ideata da Saverio Carmagnini. Tra un impegno e l’altro Bennati ci ha rilasciato questa intervista, non tralasciando di esprimere la sua opinione sul Giro d’Italia 2022 che ignorerà la Toscana, provocando il disappunto dei tanti appassionati di ciclismo che popolano la nostra regione. «È già accaduto in passato e accadrà ancora in futuro – dice Bennati – non ci vedo nulla di strano nel fatto che la Toscana quest’anno sia stata ignorata dal Giro. Nell’allestire una competizione di quel livello prevalgono gli aspetti economici, non solo quelli sportivi e perciò è inutile criticare le scelte fatte dagli organizzatori».
Veniamo al Bennati nuovo ct azzurro, nessuna tentazione di aspettare una chiamata, magari da un team World Tour?
«A dire il vero non pensavo di trovarmi alla guida della nazionale; di recente ho completato i corsi dei tre livelli previsti per ottenere la qualifica di direttore sportivo. Successivamente ho avuto dei contatti con Ineos e Movistar, ma mentre ero indeciso sul da farsi mi ha contattato la Federciclismo e in un mese e mezzo abbiamo trovato l’accordo. Uno dei motivi per cui sono stato scelto è perché avevo cessato da poco l’attività e di conseguenza conosco l’ambiente in ogni sua sfaccettatura, a partire ovviamente dai corridori. Questo è un valore aggiunto, comunque sarò affiancato da due ex-ciclisti molto esperti come Mario Scirea e Marco Velo».
Quali novità ci saranno nel suo metodo di lavoro?
«Con la nazionale disputeremo molte gare del calendario italiano, per preparare al meglio Europei e Mondiale; in questo modo avrò la possibilità di fare esperienza sull’ammiraglia, diciamo che saranno tutte delle premondiali».
È vero che si ispira a Franco Ballerini?
«Mi ritengo fortunato di avere conosciuto Franco e anche Alfredo Martini, devo molto a entrambi, che mi hanno insegnato tanto».
Com’è la salute del nostro ciclismo?
«Non siamo messi così male, anzi. E lo dimostrano le medaglie in serie vinte su strada e su pista agli Europei e ai Mondiali. Per le gare in linea e le classiche abbiamo corridori vincenti come Colbrelli, Trentin e altri. Nelle crono c’è il numero uno mondiale, Filippo Ganna, mentre stiamo segnando il passo nelle gare a tappe, con il grande Nibali che ha vinto tanto ma che ora sente il peso degli anni. Magari abbiamo già nel gruppo un giovane Nibali e ancora non lo sappiamo; in ogni caso non mancano in Italia dei ragazzi molto promettenti».
Il prossimo anno mondiale in Australia...
«Al momento sembra tutto confermato, nonostante la pandemia presente anche a quelle latitudini. Il percorso, fuori Sydney e abbastanza vallonato, sarà di 280 chilometri con 3.200 metri di dislivello, ma il tracciato non mi sembra molto selettivo. L’arrivo sarà in pianura e prevedo una volata finale tra una cinquantina di atleti».
Del mondiale in Australia del 2010 non ha un bel ricordo: come mai?
«Proprio no. Andai in ricognizione sul percorso insieme a Pozzato e per ricompensa venni escluso dalla nazionale, proprio all’ultimo momento. Poi Pippo si piazzò quarto, ma sbagliò la volata, iniziando troppo tardi la rimonta che poteva sicuramente portarlo alla medaglia».
Programmi?
«Ci siamo trovati due giorni a Milano per buttare giù dei programmi importanti da attuare nei prossimi mesi. Abbiamo una lista di nomi molto lunga relativamente ai prossimi atleti papabili azzurri, ma saranno le corse a fare la selezione».
Lei è un attaccante, un contropiedista o un difensivista?
«Il mio ruolo è a centrocampo, da regista, come mi ritenevo da corridore specialmente negli ultimi anni di una carriera che mi ha portato 55 vittorie. Mi sento un po’ il Pirlo della situazione, mentre come ct prendo esempio da Mancini».
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