Il Tirreno

Sport

ciclismo 

«Pantani, Nibali e il “Diablo”. Vi racconto i miei campioni»

Stefano Fiori
Giuseppe Martinelli, oggi direttore sportivo dell’Astana
◗
Giuseppe Martinelli, oggi direttore sportivo dell’Astana

Da ritiro di Montecatini, Giuseppe Martinelli svela aneddoti, obiettivi e sogni: «Mi aspetto tanto dal talento di Moscon. Pogacar? Un vero fuoriclasse» 

4 MINUTI DI LETTURA





Giuseppe Martinelli è il direttore sportivo dei record, soprattutto ai grandi Giri a tappe del ciclismo. Il suo palmarès annovera ben nove successi: tre con Vincenzo Nibali (2 Giri d’Italia e un Tour de France) , due con Marco Pantani (un Giro e un Tour), un Giro d’Italia con Stefano Garzelli, Damiano Cunego e Gilberto Simoni e una Vuelta di Spagna con Fabio Aru.

Roba da leggenda, se si parlasse di qualche altro sport, eppure la modestia e la schiettezza di questo solido ex-ciclista bresciano di Lodetto sono proverbiali quando si fa riferimento ai suoi prestigiosi trionfi sull’ammiraglia. Medaglia d’argento alle Olimpiadi di Montreal 1976 nella prova su strada, professionista dal 1977 al 1985 con una decina di successi tra i quali figurano tre tappe al Giro, una alla Vuelta e la Milano-Torino, “Martino” (questo è il suo soprannome) si è poi riconvertito con successo nel ruolo di diesse, pilotando negli anni campioni come Pantani, Simoni e Nibali e rivestendo ruoli di rilievo in team di primaria importanza come Carrera, Mercatone Uno, Saeco e, dal 2010, Astana.

Di recente, seguendo una tradizione ormai consolidata, la formazione kazaka ha trascorso un breve periodo a Montecatini Terme, all’hotel Croce di Malta, per fare il punto sui risultati del 2021 e iniziare a pianificare i prossimi appuntamenti.

Montecatini e la Toscana sono ormai un vostro appuntamento imprescindibile?

«In Toscana abbiamo molti sostenitori e questi giorni di relax quasi totale sono stati graditi da tutto il nostro staff. Venire qui ci porta fortuna, poi abbiamo riabbracciato Nibali».

Chi ha fatto tra lei e Vincenzo il primo passo per il riavvicinamento?

«Io. Ci siamo parlati a marzo, alla Tirreno-Adriatico, poi ho iniziato l’opera di convincimento con Vinokourov, il nostro team manager, per finalizzare la trattativa. Vincenzo afferma che questo sarà il suo ultimo anno da Pro, ma io credo che possa ancora ottenere degli ottimi risultati e conferire al nostro team ancora maggiore visibilità e prestigio».

È vero che Nibali vuole correre la Roubaix?

«Certo, sta insistendo con questa richiesta. Io lo vedrei bene anche al Giro e forse al Tour. Mi ha dato grandi soddisfazioni con le sue vittorie e solo la malasorte gli ha impedito di conquistare una medaglia ai mondiali di Firenze e alle Olimpiadi di Rio».

Ci parli degli altri big che ha diretto: Marco Pantani?

«Il primo corridore che ha vinto un grande Giro con me, la mia più grande gioia in assoluto e ho avuto l’enorme fortuna di guidarlo. Era un ragazzo d’oro, ma il suo carattere a volte si faceva difficile a causa della troppa gente, anche con doppi fini, che volevano avvicinarlo. Non mi pentirò mai di averlo difeso».

Chiappucci?

«Un vero “Diablo”. Imprevedibile, combattivo, fortissimo, ma con la sfortuna di avere gareggiato in un periodo troppo ricco di campioni inarrivabili, tipo Indurain».

Fabio Aru, una delusione? «Fabio è arrivato da me molto giovane e insieme abbiamo vinto la Vuelta e siamo saliti sul podio al Giro. Poi le nostre strade si sono divise e lui si è spento progressivamente. Di ciò sono molto dispiaciuto, anche se ora lo vedo sereno».

Degli altri cosa dice?

«Garzelli, Simoni e Cunego costituiscono per me dei bellissimi ricordi, di tre ragazzi diventati campioni veri sotto la mia guida».

Quali saranno gli altri corridori più in vista del team Astana 2022?

«Lutsenko mira alla definitiva consacrazione e sarà una nostra punta. Lopez è tornato con noi per recuperare la serenità e lo attendiamo per i grandi Giri, mentre mi attendo molto da Moscon, talento finora inespresso».

Come va il suo rapporto con Vinokourov?

«Ottimamente. Siamo insieme da anni e ci capiamo al volo, da ex-professionisti. I nostri ruoli sono ben definiti».

Se le proponessero l’incarico di ct della nazionale?

«Non credo che nessuno si farà avanti. Da quel che ho capito la Federciclismo punterà su un giovane ex-ciclista, con meno esperienza, ma con maggiore feeling con gli azzurri. Io, con i miei 66 anni, mi ritengo superato per questo ruolo che invece ritengo molto adatto a Daniele Bennati.

Era più bello il ciclismo di trenta anni fa o preferisce quello di oggi?

«Voto per quello odierno, senza esitazioni. Vedo darsi battaglia tanti ragazzi in gamba come Van Aert, Van Der Poel o Evenepoel, ma sempre con il sorriso sulle labbra. Il vero fuoriclasse è Pogacar, un fenomeno che ci riporta all’epoca di Merckx o giù di li. Il sogno proibito sarebbe quello di portarlo al team Astana...».

© RIPRODUZIONE RISERVATA


 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Primo piano
La tragedia

Cecina, il parto in casa e il neonato morto in una busta: i dubbi da chiarire

di Claudia Guarino