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L’ex arbitro ed esperto di Dazn: «In Italia un uso distorto del Var»

Alessandro Guerrieri
L’ex arbitro ed esperto di Dazn: «In Italia un uso distorto del Var»

Il consulente Luca Marelli: «La situazione di domenica sera non mi è piaciuta e non la approvo La tecnologia deve intervenire nel caso di un’errata valutazione dell’episodio da parte dell’arbitro»

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Alessandro Guerrieri

Luca Marelli, consulente legale, adesso è commentatore tecnico arbitrale per la piattaforma Dazn, per la quale analizza in diretta gli episodi più controversi, buon ultimo il calcio di rigore assegnato da Mariani domenica sera, il sentitissimo derby d’Italia. Ex arbitro di successo - era in forza alla Can fino alla stagione 2008/2009 - analizza per noi l’uso del Var partendo dall’episodio di Inter-Juve. «Non sono d’accordo sulla concessione del penalty ai bianconeri; se viene fischiato in campo lo accetto, in quanto un contatto c’è stato e l’arbitro lo ha giudicato da rigore, un po’ come successo in Lazio-Inter, per un contatto molto leggero su Barella, un rigore che non mi piace ma lo accetto. Quello di ieri invece né mi piace né lo accetto; in questo campionato si stanno fischiando troppi rigori (44 in 90 partite), soprattutto se paragonati a quanto avviene negli altri campionati e in Champions. Tornando all’episodio, è da discutere se sia fallo; se dovessero essere fischiati tutti questi tipi di contatti, ci sarebbero un’infinità di rigori».

E l’intervento del Var?

«Mi ha sorpreso, secondo me non c’erano gli estremi per un intervento dell’on field review. È tutta una questione di interpretazioni, io penso che in uno sport di contatto come il calcio, questi episodi non siano sufficienti per decretare un penalty, penso anche ai rigori concessi a Barella in Lazio-Inter ed a Castillejo in Milan-Verona. Secondo me sono contatti che rientrano in uno sport di contatto».

Secondo lei, Il Var è utilizzato nel modo migliore?

«A me piace molto il metro europeo; da noi, per adesso, è necessario un utilizzo basico, perché la classe dei “varisti” deve essere formata. Infatti noi abbiamo solo quattro Var Pro (Banti, Mazzoleni, Di Paolo e Nasca), mentre gli altri sono arbitri che si adattano al ruolo di Var. Non è la stessa cosa; il ruolo di varista è complicato, in pochi secondi bisogna analizzare le immagini e prendere una decisione. Finora, lo si è usato poco e bene».

In generale, quanto è utile il Var all’arbitro?

«Tantissimo, se avessi potuto, avrei pagato per averlo quando arbitravo».

Non pensa che taluni arbitri tendano ad appiattirsi sulle decisioni del Var?

«È una considerazione giusta, ma ciò deriva dalla struttura del protocollo: il Var interviene solo per un chiaro e evidente errore, perciò quasi tutte le decisioni vengono modificate proprio perché il Var entra in gioco per un palese errore arbitrale. Diverso sarebbe se l’aiuto tecnologico intervenisse in caso di situazioni dubbie. Ed allora il problema nasce sulla valutazione del chiaro ed evidente errore; torno all’episodio di Milano, per me non lo era, ma anche l’opinione opposta ha delle basi. Non esiste l’episodio che mette tutti d’accordo, perché esiste la discrezionalità di chi sta davanti al monitor, che non può essere omologata».

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