Un libro su Chiarugi che alle società dice: «Ci vuole più coraggio»
A Ponsacco anche Merlo con cui vinse lo scudetto 1968/69. «Occorre lanciare i giovani per aiutare anche la Nazionale»
Ponsacco. Per tutti ancora oggi è il cavallo pazzo che per tante domeniche ha fatto entusiasmare i tifosi di tutta Italia, non solo quelli delle squadre in cui ha giocato. Classe e generosità non sono mai mancati al ponsacchino Luciano Chiarugi che ha deciso di raccontare la sua storia allo scrittore Riccardo Minuti nel libro “Luciano Chiarugi, ala del popolo e calciAutore”.
Tante gente alla presentazione al cinema odeon di Ponsacco. Tra gli ex compagni c’era anche Claudio Merlo con il quale ha vinto lo scudetto con la Fiorentina nel 1968-69. Chiarugi, classe 1947, sempre brillante come quando metteva in apprensione le difese avversarie, ci parla del calcio di oggi partendo dalla Nazionale sconfitta per 2-1 nella semifinale di Nations League dalla Spagna.
«Abbiamo perso contro una squadra che ci aveva fatto soffrire in semifinale agli europei. Non riesco a capire perché Luis Enrique viene contestato in Spagna. Lo considero un tecnico che bada all’essenziale e fa giocar bene le proprie squadre. Non ha avuto paura a buttar dentro un classe 2004 come questo Gavi».
Manca un po’ di coraggio al calcio italiano?
«Mancini è un tecnico che ha fatto un grande lavoro e valorizza i giovani. Devono essere i club ad avere maggior coraggio. Il futuro del calcio sono questi emergenti come ad esempio Lorenzo Lucca del Pisa che è già approdato in Under 21 e sta facendo molto bene. È un giocatore da tener d’occhio perché ha dei grossi valori tecnici. Complimenti al Pisa che ci ha creduto prima di tutti».
Cosa frena un po’ la crescita dei nostri talenti?
«C’è il rischio che tanti stranieri tarpino un po’ le ali, poi c’è la tentazione di andare all’estero. Non abbiamo tanti centravanti e a volte critichiamo anche troppo Belotti e Immobile che è uno che i gol li sa fare. Tra gli emergenti mi piace anche Raspadori. Finita l’era di Bonucci e Chiellini non sarà semplice rifondare la difesa».
Come giudica i fischi a Donnarumma?
«Posso capire la delusione dei tifosi del Milan ma quando si parla di Nazionale certe cose si devono evitare. Credo che la squadra abbia pagato quei fischi, non solo Donnarumma. Senza nulla togliere alla Spagna, che ha meritato la vittoria, non abbiamo visto la solita Italia di Mancini. L’orgoglio non è mancato perché la squadra ha lottato fino in fondo ma qualcosa in più poteva fare».
Come vede la lotta scudetto?
«Spalletti sta facendo un lavoro straordinario al Napoli dove ha portato il suo entusiasmo in una città che gli permette di esprimersi al meglio. Sarà una bella lotta con Milan e Inter ma occhio alla Juventus che può ancora arrivare lassù, ma anche Roma, Lazio e Atalanta sono ottime squadre».
E la Fiorentina dove può arrivare?
«Italiano propone un bel calcio e la Fiorentina può diventare la rivelazione del torneo inserendosi tra le sette sorelle. La vicenda Vlahovic non deve fare in modo che si rompa il giocattolo. I fischi verso di lui rischiano di danneggiare anche la squadra e quindi va sostenuto come gli altri. Poi a fine anno arrivederci e grazie».
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