Ambra vola nella storia: l'incidente, il messaggio di Zanardi, la madre di Bebe Vio e le lacrime d'oro
La dedica del trionfo alle paralimpiadi ai concittadini di Porto Ercole che tifano per lei. Il babbo Ambrogio: «Siamo tutti felicissimi, è stata una grande emozione»
PORTO ERCOLE. «Siamo felicissimi. Che grande emozione». Babbo Ambrogio, Ambrogio Sabatini, è un uomo di poche parole: chissà quanti padri, del resto, si sarebbero addirittura ammutoliti vedendo una medaglia d’oro appesa al collo della propria figlia.
Lei è Ambra, Ambra Sabatini, l’atleta di Porto Ercole (è nata a Livorno) che a 19 anni, alla sua prima paralimpiade, è volata – è proprio il caso di dirlo – sul tetto dell’Olimpo. A Tokyo ha vinto l’oro nei 100 metri stabilendo, con il suo 14”11, anche il nuovo record del mondo. Le premesse per la vittoria c’erano tutte: durante la batteria aveva, anche se per poco, fatto suo il nuovo record iridato con 14” 39, battuto poco dopo dall’altra atleta italiana, Martina Caironi. La gara si è svolta con un meteo poco clemente: pioveva. Ma figuriamoci se Ambra poteva “arenarsi” per qualche goccia. Chi la conosce sa che «nelle situazioni difficili – conferma babbo Ambrogio – lei dà il meglio». In forza alle Fiamme Gialle, ha corso come fosse stata spinta dal vento. E si è accorta che quell’oro era suo ancora prima di aver tagliato il traguardo, tant’è che metri prima le lacrime hanno cominciato a scendere sul suo viso.
«Vincere è bellissimo – ha detto Ambra che insieme con le altre atlete azzurre ha intonato “Nel blu dipinto di blu” – ma farlo tutte e tre è meraviglioso». Il podio, infatti, è stato tutto italiano: con lei anche Martina Caironi, argento, e Monica Graziana Contrafatto, bronzo.
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È un miracolo? Non lo è. È piuttosto quel mix di tenacia e indomita forza che anima una giovane atleta che due anni fa come adesso era ricoverata in ospedale per fare una riabilitazione dopo che le era stata amputata la gamba sinistra.
È il 5 giugno 2019 quando col padre, in sella a uno scooter, Ambra sta andando ad allenarsi nel verde della riserva naturale della Feniglia. Usciti da una curva, c’è un violento scontro con un’automobile e la gamba della giovane rimane incastrata nella portiera della vettura. Come angeli custodi dal cielo, alcuni vigili del fuoco stanno passando di lì: uno di loro, Moreno Bellumori, arraffa la sua cintura e ferma l’emorragia che sta per portarsi via la giovane atleta. Ambra capisce subito che la sua gamba è messa piuttosto male. E non rimarrà stupita quando i medici le diranno la verità.
I momenti di sconforto ci sono stati ma sono stati anche spazzati via dalla grande voglia di tornare a correre; già allora faceva atletica, la sua specialità era il mezzofondo. Il destino si è messo di traverso proprio in uno dei giorni in cui stava andando ad allenarsi e Ambra il destino l’ha portato dalla sua parte. Quando ancora era in ospedale, a pochi giorni dall’amputazione, si cimentò in una cinquantina di flessioni. Un segno. Prima ancora di avere la protesi aveva ripreso ad allenarsi: nuoto e ciclismo per tenersi in forma. Un messaggio di Alex Zanardi contribuì a non farla arrendere, tant’è che non ha mai pensato di abbandonare il suo sogno che è stato solo un po’ modificato in corso d’opera.
La protesi da gara è arrivata a giugno dello scorso anno quando l’atleta è entrata in Art4Sport, la onlus di Mogliano Veneto, di cui è presidente Teresa de Grandis, madre di Bebe Vio, la campionessa paralimpica di scherma, colpita dalla determinazione della giovane toscana. A pochi giorni dall’aver calibrato la sua protesi, Ambra è scesa nella pista di atletica di Grosseto. Dopo un esordio non esaltante ai campionati regionali di Siena, ha inanellato una serie di vittorie che l’hanno portata poi a stabilire il record del mondo a Dubai, a febbraio. Era solo l’inizio di una grande avventura che ha preso corpo a luglio con la convocazione paralimpica.
Ambra, dice suo padre «è un animale da gara». La sua grinta l’ha fatta vedere ieri al mondo intero. Lei è l’atleta paralimpica più veloce del mondo.
La sua vittoria, durante la sua prima intervista dopo il podio, l’ha dedicata alla sua famiglia, a suo padre e a tutti i portecolesi che l’hanno sostenuta e hanno fatto il tifo per lei.
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