Italia
A Pisa arriva le Roi per ricordare Morini Platini: bello e bravo, era lui l’italiano vero
Ad Arena Metato anche Tardelli, Fascetti e Max Allegri Il figlio Jacopo: atleta serissimo e un padre indimenticabile
Andrea Chiavacci
Applausi, commozione e tantissimi ricordi hanno accompagnato l’ultimo viaggio di Francesco Morini, deceduto a inizio settimana dopo un malore a Forte dei Marmi all’età di 77 anni, nella chiesa di San Jacopo ad Arena Metato. Il grande stopper che tra gli anni Sessanta e Settanta ha indossato solo le maglie di Sampdoria, Juventus, con la quale ha vinto cinque scudetti e una Coppa Uefa, e della Nazionale, anche quella Azzurro tenebra, per citare Giovanni Arpino, dei mondiali di Germania del 1974. «Francesco rappresentava in maniera perfetta l’italiano. Era l’Italia in tutto e per tutto. Per l’eleganza, per la bellezza, per l’ironia, la leggerezza. Era l’italiano vero, come recitava una famosa canzone». Con queste parole l’ex numero 10 della Juventus Michel Platini ha voluto omaggiare Francesco Morini. A pochi passi da Platini c’era Marco Tardelli che nel 1975 incrociò per la prima volta alla Juventus Morini. «Di Francesco ho tantissimi ricordi e solo ricordi belli», ha detto commosso Tardelli dopo la cerimonia. Insieme a tanti compaesani e vecchi amici erano presenti le istituzioni locali e molti personaggi del calcio tra i quali Eugenio Fascetti e Alberto Batistoni, anche lui nativo di san Giuliano Terme, mentre in mattinata era presente l’allenatore della Juventus Massimiliano Allegri. Sull’altare i fiori anche di Juventus e Sampdoria, mentre le maglie dei due club, proprio quelle originali indossate da Morini, erano state poste con cura sopra la bara. Oltre cento persone, dentro e fuori la chiesa, rispettando le distanze e le norme anti-covid, hanno ascoltato le parole di Don Edward Domagala. Morini abitava da molti anni a Torino ma in estate veniva sempre in Toscana dividendosi tra la Versilia e la sua Arena Metato, la piccola frazione di san Giuliano Terme dove era nato e cresciuto. Un posto al quale era legatissimo come hanno ricordato i figli Jacopo e Andrea, a fianco della madre Cristina, vedova di Morini, nei loro emozionanti ricordi all’interno della chiesa. «In questi giorni brutti abbiamo conosciuto mille cose di lui attraverso i racconti della gente del paese – ha detto il figlio Jacopo, conosciuto per aver fatto parte del cast del programma Tv Le Iene – Da quando a sette anni giocava nella ghiaia e già voleva prendere per primo la palla. A quello serio e rigoroso che si allenava sull’argine del Serchio con l’attrezzatura pesante da pesca. Io e mio fratello Andrea abbiamo conosciuto un babbo che amava scherzare e raccontare barzellette ma che ci ha insegnato ad essere indispensabili nel nostro lavoro. Anche stavolta ha giocato d’anticipo ma purtroppo ci ha lasciato troppo presto».
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