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PROFONDO JUVE

Juventus, ora a chi diamo la colpa?

Enzo Bucchioni
Massimiliano Allegri
Massimiliano Allegri

Ronaldo era la foglia di fico, Allegri accusa i due anni di stop. Mancano idee e programmazione dopo una decade di trionfi

30 agosto 2021
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All’inizio della fine era tutta colpa di Allegri, poi di Sarri, dopo di Pirlo e di Paratici, ora di Cristiano Ronaldo. E così si torna ad Allegri. Il declino della Juventus sta diventando un grande giro dell’oca, ovviamente bianconera, senza che nessuno in due anni abbia ancora capito come uscirne fuori. L’ultimo responsabile è, ovvio, il traditore portoghese. Divorato dall’egoismo, se n’è andato alla vigilia del drammatico scontro con l’Empoli, lasciando la squadra in difficoltà tecnica e psicologica. Senza una guida. Sedotti e abbandonati, piangevano tutti negli spogliatoi, al punto che il prossimo sponsor bianconero sarà la Scottex. Ecco spiegate le cause della sconfitta. Ma si può raccontarla così? Difficile ricordare una mistificazione simile, una voglia di giustificazioni e foglie di fico che in realtà va avanti da mesi, alimentata dai soliti noti che continuano a nascondere la verità vera: alla Juve mancano soldi e idee. Dopo nove anni di successi, questo fine ciclo è gestito come peggio non si potrebbe, senza programmazione e senza coraggio, con molta stanchezza, alla ricerca del passato senza pensare al futuro. Forse aveva ragione chi aveva suggerito a John Elkann di cambiare tutta la catena di comando, a cominciare dal presidente Andrea Agnelli. S’è preferito mettere delle toppe e le toppe, si sa, spesso sono peggio del buco. E’ una toppa anche Allegri? Lo vedremo presto. Intanto non lo è più Cristiano Ronaldo. E non è vero che c’è dispiacere e amarezza per questo divorzio, alla Juventus non lo ammetteranno mai, ma da mesi speravano che andasse a finire così per almeno due ragioni. La prima economica, pagare un giocatore di 36 anni oltre trenta milioni netti non è più possibile per nessuno. La seconda tecnica, un monumento come Ronaldo diventa difficile da gestire soprattutto quando hai una squadra da rifondare con più libertà tattica. Il problema è un altro: il distacco andava programmato. Ronaldo aveva capito da mesi di non essere più al centro del progetto e poteva accettare di andare in panchina come uno qualsiasi? O essere meno titolare di Dybala sul quale la Juve ha deciso di investire? Certo che no. I bianconeri avrebbero dovuto mettere le carte in tavola e ricercare per tempo una soluzione in accordo con Mendes. Paradossalmente Agnelli dovrebbe mandare un pacco di gianduiotti al presidente dello United. Vi immaginate Ronaldo ancora a Torino con quello stipendio, finire nelle turnazioni di Allegri? Roba da far saltare qualsiasi spogliatoio ancor prima di cominciare.

Ora, almeno questo, la ricostruzione può ripartire su basi diverse e senza il Grande Ronaldo, che non è il grande Lebowski. Palla ad Allegri, dunque. Ma anche qui, pensare che possa risolvere tutto l’allenatore è debole e ingenuo al tempo stesso. Due anni di esilio dorato si sono visti tutti, Danilo regista e McKennie trequartista è roba da Pirlo e da calcio fluido. Inguardabile. E non vorrei più sentir parlare di Pjanic, non serve un paracadute ma un gioco. Questa Juve sembra logica per il 4-4-2, modulo vecchio, ma sempre valido con Cuadrado, DeLigt, Bonucci e Alex Sandro, poi Kulusewski, Locatelli, Bentancur e Chiesa, davanti Dybala e Morata. Se invece Allegri fosse folgorato sulla via della Continassa, che pensate di un 4-2-3-1 con Bentancur e Locatelli in mezzo, Kulusewski, Dybala e Chiesa dietro a Morata o Kean? Sono troppi i misteri e i dubbi che accompagnano questa Juve al punto che il nuovo dirigente Arrivabene potrebbe anche essere al tempo stesso un nome e un obiettivo generico per la stagione. In Formula Uno per scherzare lo chiamavano Arrivabene chi arriva ultimo, purtroppo nel calcio l’ironia non esiste.

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