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Addio Livorno, è un calcio in mezzo al cuore

Addio Livorno, è un calcio in mezzo al cuore

Il glorioso club amaranto escluso anche dalla D, il dolore della città. Con una piccola speranza di ripartire dal basso

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Il Livorno scompare dalla mappa del calcio: il glorioso club amaranto, pochi anni fa ancora in serie A, non è stato ammesso al campionato di serie D. Si lavora per garantire, almeno, la ripartenza del campionato di Eccellenza. Nel racconto del collega Sandro Lulli, “penna” che ha seguito per tantissimi anni la squadra amaranto, l’amarezza per questo triste epilogo.

SANDRO LULLI

Ecco, finalmente ci siete riusciti. Complimenti: avete trascinato la "vostra" Associazione Sportiva nel ventre profondo del dilettantismo calpestando 106 anni di storia con una strategia imbevuta di perfidia e cinismo. Di più non potevate. Dunque tenetevela la vostra "A.S." fateci quello che volete, ora vi azzannerete l'un l'altro, vi scaricherete addosso le responsabilità, vi farete cause e contro cause, i vostri avvocati si faranno guerra con decine di raccomandate. Però, nel frattempo, salite tutti sulla carrozza sgangherata della società che avete scarnificato e avviatevi sul binario dove la Covisod vi ha mandato ieri pomeriggio: fuori dal calcio, lontani dai budget e dai bilanci. Finalmente smetterete di fare danni. Buon viaggio. Ma sappiate, amici cari, che per noi questa non è una morte calcistica ma l'inizio di una Resurrezione. Perché è bello liberarsi da chi ti opprime, ti vessa e ti raggira. Ancor più bello sfuggirgli di mano e fargli capire che tutto ciò che ha combinato gli si ritorcerà contro.

FINE E RINASCITA

Perché rinasceremo, rivedremo presto le nostre maglie amaranto all'Armando Picchi. Faremo calcio, vivremo calcio a dispetto vostro. Torneremo a chiamarci Unione Sportiva Livorno, quella di Mario Magnozzi, Armando Picchi, Mauro Lessi, Costanzo Balleri. Sì, quella cara, vecchia Unione che arrivò seconda dietro al grande Torino di Valentino Mazzola nel 1942-43. Questo è il nome della nostra nascita, datata 1915, ma voi amici cari che girate l'Italia facendo danni da nord a sud che ne volete sapere. Sarà Eccellenza? Bene, ripartiremo da lì. Ci daranno la serie D? Ancora meglio. Sia come sia avremo un futuro, quel futuro che con voi, signori cari, non avremmo più avuto.

LA CADUTA DI SPINELLI

Se un amico mi avesse detto due-tre anni fa che Aldo Spinelli avrebbe concluso con questa compagnia e in questa maniera avrei pensato a un colpo di sole.

Ho vissuto quattro fallimenti e una radiazione, partendo dal 1972 in poi, ultima quella di Caresana al termine di un campionato di Eccellenza, ma in quegli eventi drammatici c'erano vere crisi finanziarie, dissesti insanabili, anche speculazioni, però collassi di bilanci di società che avevano al vertice presidenti squattrinati. Qui, invece, siamo morti di fame abitando nella cucina di uno chef rinomato, perché l'imprenditore genovese non ci convincerà mai sul fatto che non avrebbe potuto trovare un altro modo per liberarsi dell'odiato Livorno. Una volta scrissi che Sciu Aldo non avrebbe fatto mai la fine di Anconetani. Rettifico: la fine è stata ben peggiore.

dopo di me, nessuno

Dov'è la crisi? E perché lasciare che si accumulasse un passivo di quasi tre milioni? E perché aprire la società a persone quantomeno inadeguate (ma per usare un eufemismo), capaci solo di mettere sotto contratto amici e amici degli amici e di contribuire a mandare in malora il bilancio, come è stato. E come se Spinelli avesse voluto dirci: dopo di me nessuno. Insomma: muoia Sansone con tutti i filistei. Proprio così, Sciu Aldo ha fatto venire giù le colonne del tempio, ma del suo tempio. Non del nostro. Ed ha sciupato tutto ciò che aveva costruito. E non doveva finire così.



DA TREVISO AL DOLORE

In questo momento di grande amarezza e anche di rabbia è difficile ripensare alla conquista della B dopo 30 anni - anche se il ricordo di quel gol di Igor a Treviso ci fa inumidire gli occhi, ancor più adesso - e anche alla ritrovata serie A, dopo 55 anni, nella notte di Piacenza. Quel 29 maggio del 2004 mi precipitai in campo dopo il 3-1, Cristiano Lucarelli mi scorse, e mi lanciò una maglietta sul viso: "Sandro, sveglia, ma ti rendi conto che siamo in A!". Sembra secoli fa.

SAN SIRO E POI...

Le tre promozioni nella massima serie, il debutto a Milano con quel 2-2 incredibile e un gol valido annullato a Lucky, poi la Coppa Uefa, le cadute e le risalite. Ho negli occhi la commozione di Spinelli quando tutto lo stadio applaudì Gianluca Signorini malato di Sla, che venne a salutare il pubblico sulla sedia a rotelle spinta dai familiari. Ho negli occhi la rabbia di certe sfuriate di quello che fu il nostro Sciu Aldo e anche la sua contentezza quando a Piombino il 4 marzo del 1999 firmò l'acquisto del Livorno dalla coppia Achilli-Deodati prima di precipitarsi a vedere Livorno-Lumezzane. Ricordo perfettamente anche la prima volta che disse: «Lascio tutto, sono stanco». Accadde nella notturna a Ascoli, serie B, dopo una beffa nel finale. Mi illusi anche che dopo l'abbraccio al nipote Edoardo, nel novembre del 2019, al termine del vittorioso derby col Pisa, qualcosa cambiasse, che il presidente ritrovasse l'entusiasmo per stupire ancora. Sì lo ha fatto, ma purtroppo in negativo. Se il Livorno il 14 giugno del 1998 a Perugia non avesse perso lo spareggio con Cremonese probabilmente Claudio Achilli non sarebbe stato costretto a vendere. E non avremmo avuto 22 anni di Spinelli. Adesso che la società As Livorno se ne va fuori dal calcio chissà che non arrivi un presidente giovane, ambizioso o comunque un gruppo di persone capaci e determinate. Il lavoro che svolge in questo senso il sindaco Luca Salvetti è prezioso: già oggi inizieremo a saperne di più. L'Unione Sportiva Livorno (nella cassaforte dell'appassionato Enrico Fernandez Africano) è a portata di mano, ci sta dicendo: salite a bordo che si riparte. Coraggio, lasciamo da parte tensioni e polemiche, screzi e ripicche: restiamo uniti, rimbocchiamoci le maniche, cerchiamo anche di salvare i posti di lavoro ai dipendenti e ridiamo vita al nostro passato. Che è il nostro futuro. —

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