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Non piace la serie A magra «Meno introiti con 18 club»
Le società temono la diminuzione degli incassi da botteghino e dai diritti tv Nel piano Gravina una serie B ridotta e la nascita della serie C d’eccellenza
La sostenibilità economica del pianeta calcio è stata messa in grande difficoltà dalla pandemia da Covid-19; una difficoltà evidente anche prima dell'emergenza sanitaria, adesso acuitasi al punto tale da rendere indifferibile una riforma a 360 gradi del sistema calcio.
Ne è pienamente convinto il presidente della Figc Gabriele Gravina, tanto che, nel consiglio federale di martedì scorso, ha presentato una bozza di riforma, con l'obiettivo di rendere più finanziariamente sostenibile l'impianto economico del nostro calcio, in grave difficoltà, come ben evidenziato dalle esclusioni dai prossimi campionati di Chievo, la fine di una favola, Carpi, Novara, Casertana e Sambenedettese. Una bozza che coinvolge a 360° tutti i campionati, a partire dalla massima serie. Secondo la bozza esposta dal Presidente Federale, la Serie A dovrebbe incorrere, dalla stagione 2024/25, in un cura dimagrante, passando da 20 a 18 squadre, con due sole retrocessioni.
Un format che ha lasciato perplessa la maggioranza dei club, timorosi in un calo degli introiti da stadio e da sponsor. Timore legittimo, considerando che ogni squadra giocherebbe due partite interne in meno. Non solo, è facilmente preventivabile un fisiologico calo del costo dei diritti tv: vero che tutti i big match rimarrebbero in calendario, altrettanto che, comunque, ci sarebbero 72 partite in meno, 308 anziché le classiche 380. Inoltre, il calo delle retrocessioni potrebbe togliere quel pathos nella lotta per non retrocedere che negli ultimi anni è stato ben più appassionante della corsa allo scudetto, talvolta decisa con mesi di anticipo. Perplessità che rendono, almeno per quanto riguarda la massima serie, il progetto Gravina di difficile realizzazione, ed alimentate dalle prime proiezioni sui risvolti economici della riforma che stimano in un 15/20 % il calo dei ricavi causati dal nuovo format della massima serie.
L'intervento più pesante, però, sarebbe al piano più basso del nostro calcio professionistico, a partire della Lega Pro. Di fatto, Gravina pensa a due sole Leghe professionistiche, quella di A e quella di Serie B, forse la più coinvolta nel progetto di riforma; la Lega adesso presieduta da Balata, infatti, manterrebbe l'attuale cadetteria, che passerebbe da 20 a 18 squadre con due promozioni ed altrettante retrocessioni, accogliendo la neonata Serie C Elite, a 18 compagini, con due promosse e tre retrocesse. Subito dietro la Serie C, chiamiamola “classica”, composta da 2 gironi di 18 compagini, per la quale si pensa ad uno status di semiprofessionismo, che però, allo stato attuale delle cose, non esiste dal punto di vista normativo. E poi, il mondo dei dilettanti, con una Serie D cosiddetta Elite di 56 squadre divise in 3 gironi e la vera e propria Serie D, con 108 squadre. —
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