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Da Antognoni a Totti, quelle bandiere spezzate

enzo bucchioni
Da Antognoni a Totti, quelle bandiere spezzate

Le società (soprattutto con proprietà straniere) non vogliono i fuoriclasse del passato perché sono troppo ingombranti

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enzo bucchioni

Giancarlo Antognoni che sfoglia la margherita viola “resto-non resto” ha rimesso in moto un vecchio dibattito accompagnato dall’interrogativo di sempre: nel calcio le bandiere servono ancora? Ovviamente la risposta non c’è e una regola non può esistere.

Il caso Antognoni è diverso dal caso Totti, per non parlare di Del Piero con la Juve. E di altri ancora, come Franceco Totti (prima dirigente ma la storia è durata poco) che hanno fatto la storia e ora non sono più neppure cronaca nelle società alle quali hanno dato tanto. A volte una vita intera.

In assoluto sono solo storie di ordinaria malinconia: dal “nonnetto dove lo metto” al “campione dove lo metto”, il passo è breve.

Manca solo la rima. Sono storie raccontate da chi si ostina a non prendere atto una volta per sempre che il calcio romantico, cresciuto sulle passioni coltivando il senso di appartenenza, allevando i miti, ormai non esiste proprio più. Chiuso. Finito. Game over. Non prendetemi per cinico, non lo sono. Sto semplicemente descrivendo la realtà in modo brutale per aiutarvi a rimuovere il passato.

Il bel calcio antico è finito nel 1995 con la sentenza Bosman che ha liberalizzato dal vincolo e aperto ai trasferimenti di massa.

Ciò che resta oggi sono solo le poche bandiere di coda, le ultime prima della inevitabile estinzione. Fra dieci anni, ma anche prima, di questo tema non si parlerà più. Vedete in giro una potenziale bandiera? Non fatevi fregare.

Pensate a quello che è successo tra Donnarumma e il Milan e datevi delle risposte. Oggi, più o meno, i giocatori sono tutti così: vanno dove li portano i procuratori. E i soldi, naturalmente. E quei pochi che rimangono rischiano di diventare ingombranti.

Le società, soprattutto quelle con proprietà straniera, non amano i grandi ex che hanno un forte ascendente sui tifosi, che potrebbero condizionare le loro scelte, capaci di diventare capipopolo nei momenti difficili.

Totti è uno di questi. Ma credo l’abbia capito pure lui e l’altro giorno s’è arreso: «Se dovessero chiamarmi non riponderò». Totti stia tranquillo, non lo chiameranno.

Diverso però è il caso di Antognoni che della Fiorentina è stato non solo l’Unico Dieci, ma anche direttore generale per molti anni, poi team manager e club manager con l’ultima proprietà Commisso.

Proporgli il ruolo di capo scouting per sperare che se ne vada… forse non è il massimo dell’eleganza. Le società possono scegliere, non umiliare. Però, oltre le bandiere c’è di più.

Il dibattito vero è un altro: al calcio può servire l’esperienza degli ex giocatori? La risposta è sicuramente sì, ma non tutti hanno la forza e la voglia di rimettersi in gioco. Chi pensa di andare dietro la scrivania con le scarpe bullonate è destinato al fallimento. Studiare, aggiornarsi, prepararsi a nuovi ruoli e sfide è come una seconda vita: servono coraggio, intelligenza e volontà.

Gli esempi non mancano e Paolo Maldini ne è uno. Non ha mai voluto il ruolo di bandiera del Milan, è semplicemente un manager che è stato un campione. La linea di demarcazione è netta.

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