Con la panca l’Italia campa
Mancini l’ha vinta con i cambi, abbiamo tanta qualità di riserva. Ma ora quanti dubbi per i quarti, tra centrocampo e attacco...
COVERCIANO (FIRENZE). «Ma perché fa giocare Verratti, metti Locatelli», «e invece Chiesa in panchina?», «eh ma come si fa a lasciare fuori Pessina». Diciamocelo, in almeno 30 milioni di italiani siamo tornati finalmente a svolgere la nostra attività preferita: quella di commissario Tecnico della nazionale di calcio. Erano 30 partite che questo Mancini ci aveva tolto la soddisfazione, mai una volta che si potesse attaccare le sue scelte. E invece una bella domenica da Ct, stavolta non ce l’ha tolta nessuno. Lasciandoci un po’ di relax dopo le faticacce degli ultimi tempi come esperti virologi.
Scherzi a parte, la nazionale è anche questa. Fa discutere, si fa amare, fa incavolare. E ci fa sentire sempre un po’ allenatori.
LA PAURA E IL RISVEGLIO
La nazionale è atterrata a Roma nella notte, un po’ di riposo e poi via in campo per una seduta leggera riservata a chi non ha giocato. Da oggi si torna a pieno regime a Coverciano per preparare la sfida di venerdì sera (ore 21) che vale l’ingresso alla semifinale.
Il risveglio (a parte l’ora) è stato dolce, col sorriso di chi sa di averla scampata grossa. Perché dopo quel gol di Arnautovic, abbiamo sentito il profumo intenso della beffa e ad attenderci c’era già un cartellino rosso per cacciarci dall’Europeo. Inutile girarci attorno: uscire avrebbe cancellato con un colpo di spugna quanto di buono fatto negli ultimi tre anni da Mancini, perché superare la prima fase era il minimo sindacale, superare gli ottavi un obiettivo che andava centrato, mentre adesso dai quarti in poi possiamo essere pronti ad accettare qualsiasi verdetto. Senza, in caso di ko, far partire processi.Dopo la partita con l’Austria resta l’immagine di un’Italia che ha fatto molta fatica appena il livello dell’avversario si è un po’ alzato.
«Forse nei primissimi minuti della gara eravamo un po’ contratti ma poi abbiamo fatto noi la partita. Sapevamo che sarebbe stata dura e non ci sbagliavamo. Avremmo dovuto avere un po’ più di pazienza ma godiamoci questa vittoria», ha ripetuto il ct Mancini.
CAMBI DECISIVI
Mai come stavolta, l’Italia ha trovato nella panchina la chiave giusta per aprire la cassaforte dell’avversario. Chiesa e Pessina sono stati gli innesti decisivi: non solo per i gol ma anche per il cambio di marcia che hanno dato, con gli inserimenti e con la capacità di puntare la porta. È stata questa la differenza tra l’Austria e l’Italia: loro hanno fatto cambi che non hanno spostato di una virgola (anzi...), noi invece abbiamo tirato fuori i jolly.
«Quando dicevo che questa è una squadra composta da 26 titolari non mi si credeva. Invece è proprio così, il segreto dei nostri risultati è questo formidabile gruppo» ha spiegato Mancini con una punta d’orgoglio.
Tutto molto bello, direbbe Bruno Pizzul. Ma adesso per Mancini iniziano anche i dubbi: perché se fino a ieri la formazione sembrava scritta, adesso qualche gerarchia rischia di traballare. Chiesa o Berardi? Locatelli o Verratti? Barella o Pessina? Di certo venerdì qualcosa cambierà. E non sarà facile tener fuori ad esempio un Pessina che sta volando. «Non ho ancora realizzato il gol con il Galles, figuriamoci questo... - le parole del jolly dell’Atalanta - In questa squadra può segnare chiunque e questo è il bello di questo gruppo. Comunque questo gol lo ricorderò per il resto della mia carriera».
I RISCHI DELLA DIFESA
Forse nessuno di noi si aspettava così tanti rischi dalle parti di Donnarumma. Al di là del gol subito, c’è stato anche il gol annullato dal Var per pochi centimetri, ci sono stati un paio di interventi decisivi di Donnarumma, ci sono stati almeno due, tre errori degli attaccanti austriaci. Non era mai successo sino a oggi in questo Europeo.
C’è da essere preoccupati? «Non credo - ha confidato il difensore Acerbi - anche perché nel conto dobbiamo metterci che l’avversario era un’ottima squadra, con giocatori che ci hanno messi in difficoltà e lo sapevamo. Loro erano chiusi e noi eravamo forse un po’ contratti, forse dovevamo palleggiare di più».
Il rientro di Chiellini al centro della difesa, proprio al posto di Acerbi, dovrebbe puntellare un po’ il reparto.
SENZA CIRO DI VALZER
Stavolta ha steccato anche Ciro Immobile. Nel primo tempo ha avuto almeno due, tre palle buone ma si è incartato: segnare subito avrebbe aperto spazi (come si è visto dopo l’1-0 di Chiesa) e forse avremmo ricalcato il copione delle partite contro Turchia e Svizzera. Rispetto ad altre big di questo Europeo, là davanti non abbiamo un campione, non abbiamo un Lukaku, un Ronaldo, un Keane o uno Mbappé per intenderci. Immobile è un ottimo attaccante ma a livello continentale non è il classico killer, che riceve un pallone e te lo trasforma in oro.
E questo problema lo possiamo risolvere solo col gioco, portando più uomini in area e creando più occasioni degli altri. Il che significa, mettere in campo uno sforzo supplementare. --
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