Il presidio
Dall’azzurro al tutto nero: la svolta dell’Italia
Il nuovo ct è Kieran Croewly, ex degli All Blacks e tecnico del Benetton: «Più rapporti con le franchigie, ecco il progetto»
Alessandro Cecioni
C’è un All black alla guida dell’Italia del rugby. Kieran Crowely ha firmato ieri il contratto che lo lega alla Federugby fino alla Coppa del mondo del 2023 in Francia, prende il posto di Franco Smith, sudafricano. «E’ la scelta che avevo in animo fino dall’inizio del mio mandato – dice il presidente della Fir, Marzio Innocenti – perché conosce il nostro rugby (è fino a fine mese tecnico del Benetton), perché è il profilo giusto per il lavoro fatto con il Canada e il Benetton. E’ la persona su cui noi contiamo per ritornare a un ruolo importante nel panorama del rugby. Kieran sarà anche allenatore attacco per questo non ha voluto un assistente, mentre regista della difesa sarà Marius Goosen. E tanto, per inciso, nessuno ci vuole fuori dal Sei Nazioni, anzi vogliono che l’Italia siua sempre più competitiva».
E’ una piccola rivoluzione quella che vede nascere il nuovo staff azzurro, un po’ frenata dal fatto che certi spostamenti sono dettati forse più dalle clausole capestro di alcuni contratti lasciati in eredità dalla gestione del presidente Alfredo Gavazzi, che da vere scelte di testa di Innocenti. Come il ricollocamento di Franco Smith, ex ct, con contratto fino al 2023. «Franco Smith ha accettato il nuovo ruolo di responsabile dell’alto livello – dice ancora Innocenti - lo stimo molto come uomo e come tecnico. Si è trovato in una situazione difficile non per colpa sua, è stato lasciato solo, al suo fianco ci doveva essere tutta la Federazione. Ma le sue scelte di giocatori sono i pilastri su cui si basa il futuro, futuro nel quale tutti dobbiamo giocare insieme, sostenerci».
L’idea di riorganizzazione non è malvagia. Si basa su una parola: integrazione. Integrazione fra gli staff della nazionale e quello delle franchigie e del rugby ad alto livello, ovvero fino al Top 10. «Dovranno essere simili – dice Franco Smith – gli standard di allenamento, la costruzione degli atleti sia fisicamente che nel gioco». «I buoni giocatori li possiamo trovare ovunque – dice il presidente Innocenti – non dobbiamo precluderci nessuna possibilità».
Come sarà l’Italia di Crowley? «Io sono di quelli con i piedi per terra – risponde il neo ct - Quando giocavo erano un punto di forza gli avanti, ora l’Italia ha perso la brillantezza del proprio pack, con scarsa capacità di segnare punti nei 22 avversari (delle 49 touche a favore a ridosso della meta avversaria nell’ultimo Sei Nazioni solo 3 mete ndr). Conosco bene i giocatori della Benetton in nazionale, devo studiare meglio quelli delle Zebre e del Top10. L’esperienza nei primi cinque uomini servirà a creare gioco, se non vinci lo scontro davanti poi è molto difficile vincere la partita». Per questo che fra le novità c’è anche il nuovo tecnico della mischia, Andrea Moretti. Lunedì prime convocazioni, ma non in vista di partite. «Non abbiamo in programma test match per la finestra estiva», dice Innocenti. Saltato il tour in Nuova Zelanda restano poche opzioni, forse un mini torneo con Scozia, Romania, Georgia, magari gli Usa e il Canada. «Il vero problema è che abbiamo 15 infortunati sui 25 avanti usati nel Sei Nazioni, di cui 4 piloni destri», dice Crowley. Meglio aspettare l’autunno e il Sei Nazioni 2022. «Otto partite di cui sette con squadre nei primi 9 posti del ranking e fra queste i test con All Blacks e Argentina, difficile vincere, ma dare a questi ragazzi una mentalità vincente è proprio fra le prime cose da fare», dice il ct. Fine, applausi e tutti sul Ponte di Rialto per la foto di rito perché «quello che accade a Venezia accade per tutto il mondo». —
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