Dall’Aglianese al paradiso L’ironia e la leggerezza più importanti della tattica
Dall’Aglianese al paradiso il passo è lungo. Ma per uno come Massimiliano Allegri, a parte gli anni che sono passati, non è stato troppo traumatico. Perché l’uomo è rimasto quello: ha dovuto adattarsi, certo, a schemi comunicativi più complessi, ha dovuto gestire campioni milionari e non ragazzotti della sana provincia toscana. Ma l’ironia, il sorriso scanzonato, la voglia di sdrammatizzare del ragazzo nato a Coteto, popolare rione di Livorno, non è cambiata di una virgola tra Agliana, Grosseto, Sassuolo, Milano, Torino. Lui, insomma, ha conservato la sua personalità anche se il conto in banca è lievitato di parecchi zeri.
Negli ultimi due anni, dopo aver vinto cinque scudetti (sei, con quello al Milan) e avere guadagnato due finali di Champions (perse), Max ha scelto la strada del riposo forzato perché si è reso conto che, con quel gruppo, di più non avrebbe potuto fare. E, a parte lo scudetto con Sarri, gli avvenimenti successivi gli hanno dato ampiamente ragione. Si dice che, a parte la solida amicizia con Andrea Agnelli, il rapporto con Paratici e Nedved si fosse sfilacciato in maniera irrimediabile. E così, quando la sirene bianconere hanno ricominciato a cantare, Max ha fatto orecchie da mercante: ha ringraziato e declinato - così pare - sapendo che qualche altro treno, e che treno, probabilmente si sarebbe fermato alla sua stazione. Il treno Blanco, inutile dirlo, è il più prestigioso che c’è: magari, in segreto, oltre all’inglese Allegri in questi due anni di ozio attivo potrebbe anche aver imparato qualche parolina di spagnolo. Vedremo: per sapere tutta la verità non passerà molto. —
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