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«Un colpo letale al pallone di provincia: nessuno sognerà più»

A.G.

Andrea Orlandini, ex calciatore e dirigente «Un gioco sempre più simile al business»  

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«Escludere la Serie C dalla Coppa nazionale, è stata una scelta assolutamente sbagliata, che non condivido affatto».

Non la manda a dire il toscano purosangue Andrea Orlandini, negli anni '70 uno dei migliori centrocampisti del nostro calcio, tanto da arrivare alla maglia azzurra, e poi apprezzato dirigente, da Capo degli osservatori della Juventus.

La sorprende la decisione del Consiglio di Lega di escludere le compagini di C e D dalla prossima Coppa Nazionale?

«Non me la aspettavo, fino alla passata stagione erano ammesse a questa competizione 29 squadre della terza serie ed anche 9 della Serie D; era un modo per far sentire il nostro movimento più coeso, senza quella spaccatura tra grandi e piccoli, tra ricchi e, tra virgolette, “poveri” che invece si vuol far passare con questa riforma».

Fa specie che arrivi poche settimane dopo la levata di scudi contro la Superlega...

«Già, evidentemente quella lezione non è stata sufficiente; il calcio, proprio per la sua grande popolarità, deve essere inclusivo e non esclusivo e la Coppa Italia, per come era congegnata, dava anche alle squadra di Serie C e D la possibilità, remota ma concreta, di far strada nel torneo ed arrivare allo scontro con le grandi, con tutto ciò che ne consegue, a livello economico e di visibilità mediatica. Nella riforma si è tenuto conto esclusivamente dell'aspetto televisivo, pensando, con il nuovo format, di rendere la manifestazione più attraente e, di conseguenza, aumentarne il valore dei diritti».

Così facendo cade la possibilità che una squadra possa vivere una favola.

“Una scelta che spoetizza il calcio e lo rende sempre più simile, troppo più simile, ad un business. Con la nuova formula non avremo favole come quelle che hanno vissuto in tempi recenti squadre provenienti dalla Serie C.

Mi ricordo nel 2017 il Pordenone che, negli ottavi di finale, andò ad un soffio dall'eliminare l'Inter e, l'anno precedente, l'Alessandria che si arrampicò fino alla semifinale, venendo eliminata dal Milan con la bellezza di quindicimila tifosi festanti al seguito. Imprese destinate a passare alla storia, che adesso non potranno più ripetersi. Un cambiamento che non tiene conto delle aspettative delle tifoserie, e purtroppo non è una novità, ed azzera il fascino del torneo; speriamo, ma non ne sono poi così certo, che aumenti il business, leggi aumento dei diritti televisivi e che essi vengano dirottati all'attività di base». —

A.G.

© RIPRODUZIONE RISERVATA



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