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La Premier si arrende ai tifosi: un’invasione blocca United-Liverpool

La Premier si arrende ai tifosi: un’invasione blocca United-Liverpool

La protesta degli ultras contro la proprietà dei Red Devils fa saltare il derby d’Inghilterra che vale lo scudetto (per il City) 

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Manchester. Altro che la finale di Europa League e il pensiero della doppia sfida delle semifinali contro la Roma. Nonostante l'ottimo cammino in Europa e il secondo posto in campionato, la situazione in seno alla tifoseria del Manchester United è a dir poco bollente, e la questione della Superlega, che i fans dei Red Devils non hanno mai digerito, è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso e, soprattutto, riprendere in grande stile le contestazioni nei confronti della proprietà americana, ovvero la famiglia Glazer. Così il malcontento dei supporter è arrivato al punto di provocare il rinvio del big-match di campionato di ieri contro il Liverpool, la sfida probabilmente più sentita del panorama calcistico inglese, vista la fiera rivalità che divide i due club: basti pensare che per lo United e i suoi tifosi il vero derby è quello contro i Reds e non quello contro i concittadini del Man City. Che ieri, in caso di vittoria in trasferta del Liverpool, avrebbero potuto festeggiare il titolo di campioni della Premier 2021-

Invece all’Old Trafford è successo il finimondo. Aggirando le regole sul Covid-19 circa duecento tifosi, travolgendo ogni barriera, sono riusciti ad arrivare sul terreno di gioco, e lì hanno continuato la contestazione che era già cominciata fuori dall'impianto, con cori "Glazer out", fumogeni e striscioni. Anche i bus delle due squadre e le auto di alcuni vip sono state accerchiate, mentre gran parte dei media che avrebbero dovuto lavorare nello stadio erano tenuti a distanza perché la polizia li aveva radunati in un parcheggio.

Molti dei supporter scesi in campo o nei pressi dello stadio esibivano sciarpe e bandiere gialloverdi, ovvero i colori del club quando ancora si chiamava Newton Heath e dal quale nacque poi lo United. La situazione si è fatta subito complicata e si è capito che la partita non avrebbe potuto cominciare alle 16.30 ora locale come previsto, visto anche il numero di persone che si erano radunate di fronte al megastore dello United allo stadio.

Alla fine i due club, d'accordo con le forze dell'ordine e i vertici della Premier, hanno deciso che sarebbe stato meglio rinviare la partita, per motivi di ordine pubblico, e così è stato, mentre i contestatori urlavano «decidiamo noi quando giocate». Non era mai successo, ma non si poteva fare altrimenti, perché nonostante buona parte dei sostenitori dello United stesse protestando in maniera pacifica, non andando al di là dei cori, la situazione rischiava di degenerare (la Bbc ha riferito che chi era in campo ha scagliato alcune sedie che si era procurato in precedenza) e si è ritenuto che non ci fossero le condizioni di sicurezza per giocare. E a placare l'ira dei tifosi dello United non basterà certo l'annuncio dell'addio a fine stagione del vicepresidente Ed Woodward, anche lui inviso alla tifoseria perché considerato troppo legato alla proprietà.

«Noi capiamo e rispettiamo la forza dei sentimenti - è scritto in una nota della Premier League -, ma condanniamo ogni atto criminale, di violenza e di danneggiamenti, specialmente se, come in questo periodo, sono associati all'infrazione di regole sul Covid-19. I tifosi hanno molti modi - si legge ancora nel comunicato - per far conoscere i loro punti di vista, ma le azioni di una minoranza di loro non hanno giustificazioni».

Resta il fatto che ieri Manchester United - Liverpool non si è giocata. Il City rimanda l'appuntamento con il titolo e ora deve pensare alla semifinale di ritorno di martedì in Champions contro il Psg. —

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