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Un po’ Ibra un po’ Vieri: lui si chiama Scamacca

Andrea Rocchi
Un po’ Ibra un po’ Vieri: lui si chiama Scamacca

Piace a Juve, Milan, Inter. Montipò & soci, la domenica dei portieri. Da 10 a 0 i nostri voti all'ultima giornata di Serie A.

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Si è conquistato i titoloni grazie alla doppietta che ha steso il Parma. Lui che era scappato da Roma a sedici anni per inseguire un sogno olandese nel Psv Eindhoven dove gli attaccanti li allenava un certo Van Nistelrooy. Racconta di aver appreso molto nella terra dei tulipani con un calcio molto tecnico e meno tattico. Tornato in Italia, a Sassuolo (in prestito al Genoa), è il centravanti della Under 21 ma c’è già chi ha fatto un fischio a Mancini per promuoverlo. Dicono che somigli un po’ a Ibra un po’ (forse di più) a Vieri e che per lui è già una corsa a tre: Juve, Milan, Inter. Questa domenica, però, la copertina la meritano anche i portieri. Altro che solitudine dei numeri primi. Chiedete a Montipò (che ha fernato CR7 e Morata), a Zoet (decisivo per lo Spezia) e a Bono che salva il Benfica segnando un gol con piattone old style.

Scamacca (attaccante Genoa)
10
- Ora si sprecano i paragoni. Su tutti, quello con Christian Vieri. Lo dice Ballardini (che ha avuto Bobo a Ravenna), lo dice Iachini. La doppietta di Gianluca Scamacca al Parma ha fatto diventare questo ragazzone romano il nuovo oggetto dei desideri delle big. In pole position c’è la Juve, col Milan. Ma piace anche all’Inter e soprattutto a Conte che lo vorrebbe come vice Lukaku (oggi ai nerazzurri manca un centravanti fisico alternativo al belga). Il Parma aveva offerto al Sassuolo (che ne è proprietario) 25 milioni. Ora il prezzo è lievitato.

Lorenzo Montipò (portiere Benevento)
9
- La giornata perfetta. Ronaldo e Morata sbattono contro guantoni di questo ragazzone di Novara, già guardiano della porta degli azzurrini della under 21. Ma il vero miracolo nei 90 minuti da saracinesca abbassata lo compie su suo collega Barba (altra prestazione sopra le righe, la sua), evitando l’autogol con un intervento prodigioso. Nel finale, quando la Juve ne prova tutte e martella la difesa sannita con un potenziale di fuoco incredibile, mantiene una grande lucidità.

Yassine Bounou (Bono) (portiere Siviglia)
8
- E’ un sinistro col calibro quello che il marocchino Yassine Bouno, detto Bono, scaglia in rete al 94’ salvando il Siviglia da una sconfitta che sembrava ormai certa col Valladolid. Il portiere è l’ultimo ad arrendersi e quel piattone, probabilmente non bellissimo a vedersi, gli vale una pagina dei quotidiani sportivi iberici. Scatenato il suo festeggiamento e candida la sua confessione a fine partita: «Ci avevo già provato, non era andata bene. Quando l’ho fatto non sapevo proprio come festeggiare»

Fikayo Tomori (difensore Milan)
7
- Sembrava impossibile trattenerlo a Milano. Ora però il riscatto di questo difensore canadese, naturalizzato inglese, è un obiettivo che il Milan non vuole abbandonare (Elliot permettendo). Dopo l’eccellente prova col Manchester United, il difensore di Calgary è stato una colonna portante della retroguardia rossonera anche ieri sera contro la Fiorentina. Rapidissimo nelle chiusure su Ribery e soci, attento in marcatura e tempestivo in fase di raddoppio. E’ il futuro della retroguardia di Pioli.

Jeroen Zoet (portiere Spezia)
6
- Non è più un ragazzino l’ex numero uno del Psv Eindhoven, ma sono 30 anni portati benissimo. Nella giornata dei numeri uno (con Montipò e Bono sugli scudi tra la A e la Liga) il portiere dello Spezia è decisivo nella sfida col Cagliari. E chissà che questi interventi non si rivelino, alla fine della stagione, determinanti per la salvezza dei liguri. Nel primo tempo è un muro a chiudere su Joao Pedro, sempre più simbolo di questo zoppicante Cagliari, nella ripresa si ripete su Pereiro e Nandez. Sempre molto sicuro nelle uscite.

Lyanco Vojnovic (difensore Torino)
5
- Il brasiliano è responsabile di un intervento difensivo eccessivamente irruento su Augello che lo salta con facilità e consegna la raccomandata a Candreva che punisce il Toro. Alla fine i granata pagheranno a carissimo prezzo questo errore, l’unico così grave da compromettere una prestazione ancora una volta migliore del risultato finale. Pesa anche, per correttezza di cronaca, la giornata un po’ opaca là davanti di Sanabria che invece era reduce da due eccellenti prestazioni.

Ragnar Klavan (difensore Cagliari)
4
- Dalla sua c’è il fatto che non doveva essere dell’undici titolare. Ma il forfait di Ceppitelli ha obbligato Semplici ad affidarsi all’estone. E’ responsabile dei due gol spezzini. Sul primo spazza male dalla difesa col pallone che arriva a Piccoli che segna senza difficoltà. Poi non legge bene il traversone che permette a Maggiore di segnare il secondo gol. Bastano questi due errori per archiviare una partita da matita blu. Come quello commesso da Simeone, uno che là davanti di solito sbaglia col contagocce.

Federico Di Marco (difensore Verona)
3
- Rientra titolare dopo un po’ di panca ma è una giornata da dimenticare per il laterale scaligero. Sua infatti l’ingenuità dalla quale è scaturito il calcio di rigore poi segnato da Malinovskyi che ha aperto le marcature. Alza il gomito in area ed il fallo, purtroppo per il Verona, è ineccepibile. Una prestazione sottotono per una delle sorprese positive di questa stagione del Verona. Anche in fase propositiva alterna cose buone ad altre meno buone. Juric e i compagni si aspettano qualcosa di più.

Andrea Conti (difensore Parma)
2
- Il lontano parente di quello visto a Bergamo, ma anche di alcune partite con la casacca rossonero. Il difensore arrivato a Parma, in prestito dal Milan, dovrebbe essere l’X Factor dell’undici di Aversa, risolvere i problemi delle fasce, spingere e crossare per gli attaccanti e magari ricordarsi di quanto gli riusciva andare in rete. Chiariamo bene: nel ko col Genoa non è stato neppure il peggiore, ma sono mancate spinta, propulsione e soprattutto quei cross a cui eravamo abituati. Qualche pecca anche in fase difensiva. Da lui si può (e si deve) pretendere di più.

Arthur (centrocampista Juve)
1
- Il passaggio in orizzontale era già un azzardo nel Barca del tiki-taka quando in mezzo c’erano Xavi e Iniesta e Messi veniva a prendersela e la ragnatela di tocchi serviva per rispondere alla pressione avversaria o aspettare il momento opportuno per la verticalizzazione. Questa Juve non è neppure una lontana parente di quella squadra e quello che commette Arthur Henrique Ramos de Oliveira Melo, per tutti Arthur, è un errore imperdonabile perché regala al Benevento su un piatto d’argento il pallone del gol che inchioda i bianconeri.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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