Il presidio
Italrugby, mea culpa dopo il fallimento «È un momento duro, ma sapremo rialzarci»
Il presidente della Federazione Innocenti ci mette la faccia dopo l’undicesimo cucchiaio di legno, il sesto consecutivo
roma. «Cari amici miei, rugbyste e rugbysti, ho aspettato perché a caldo da tanto tempo ho imparato che non bisogna parlare. Capisco bene la vostra frustrazione perché è la mia. Il momento è duro, difficile, sembra senza speranza. I ragazzi e lo staff stanno subendo quello che tutti noi abbiamo creato. Loro hanno messo la loro faccia ma nella sconfitta di questo Sei Nazioni c’è la mia faccia e quella di tutti quanti noi».
A scriverlo sui social è il presidente della Fir, Marzio Innocenti, all’indomani del quinto ko in altrettante gare dell’Italrugby al Sei Nazioni, che è valso anche il cucchiaio di legno numero undici, il sesto consecutivo. «Noi – prosegue Innocenti – non siamo stati capaci di formarli e renderli forti e vittoriosi, noi che abbiamo sempre fatto le scelte per piccoli interessi di bottega, noi che abbiamo pensato per prima cosa al nostro orticello piuttosto che al bellissimo giardino di tutti. Ora siamo soli di fronte al fallimento e ci sentiamo persi, senza sapere cosa fare. Io mi sento così e altre volte nella vita ho provato questa angoscia per cose molto più importanti di una partita di rugby. Esattamente come voi».
Il presidente della Federazione italiana del rugby fa mea culpa e chiede di reagire alla delusione lanciando un appello all’unità. «Tutti insieme siamo una forza inarrestabile, divisi saremo spazzati via. Non so se ce la faremo ma la partita finisce solo quando fischia l’arbitro. Non può piovere per sempre», conclude.
Delusione anche per il commissario tecnico azzurro, Franco Smith. «Non ci sono stati esperimenti, abbiamo schierato quelli che sono i giocatori a nostra disposizione, mandando in campo tantissimi ragazzi giovani, come accade per ogni union quando si apre un nuovo ciclo, dopo la fine della Coppa del Mondo. Non è stato facile, con numerosi ragazzi under 23 – alcuni dei quali con più presenze in nazionale che con le franchigie –, al cospetto di quattro selezioni in cui i giocatori sono a caccia di una maglia nel tour dei Lions, un’extra motivazione speciale», ha spiegato Smith, analizzando rapidamente quanto accaduto, in termini di scelte e risultati nel corso di queste sette settimane. «Non sono stati esperimenti, ma c’è un percorso da fare per cercare di portare in alto il rugby italiano. Perché dovremmo cambiarlo ora? Non puoi spiegare a questi ragazzi cosa sia il livello internazionale. Devono viverlo sulla loro pelle. Ora torneranno con le franchigie – dove si fa l’80 per cento del lavoro, e dove dobbiamo migliorare anche in termini di risultati con un bagaglio di esperienza importante».
IL SEI NAZIONI
L’Irlanda-Inghilterra 32-18, come dire che il padre ha battuto il figlio, visto che ct degli irlandesi è Andy Farrell e che il capitano degli inglesi è Owen Farrell. È curioso notare che nell’edizione di quest’anno del torneo l’Inghilterra ha perso tutte le sfide con le altre “celtiche”, ovvero Scozia, Galles e Irlanda. Ultima partita nel Sei Nazioni per CJ Stander, equiparato sudafricano che gioca nell’Irlanda e che a 30 anni ha annunciato il ritiro dal rugby giocato a fine stagione. Torna in Sudafrica per fare l’agricoltore. La Francia ha battuto il Galles 32-30, i Blues hanno ancora la possibilità di vincere il torneo. La Francia giocherà un’ultima partita, un recupero, venerdì prossimo contro la Scozia sempre allo Stade de France e dovrà vincere con il punto bonus offensivo e un distacco di almeno 21 punti per conquistare il Sei Nazioni. —
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