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La freccia azzurra Jacobs: a Tokyo voglio correre anche la staffetta
Il vincitore dell’oro europeo Indoor nei 60 metri punta sui giochi olimpici L’obiettivo è qualificarsi insieme a Tortu e agli altri velocisti per la 4x100
Roma. «È stato un ottimo inizio di stagione. All’inizio non volevamo neppure fare la stagione indoor per puntare direttamente sulle gare all’aperto in vista di Tokyo, però abbiamo cambiato programma perché avendo lavorato diversamente e avendo cambiato un po’di cose tecniche avevamo bisogno di testare in gara se quello che stavamo facendo era corretto. È stata tutta una sorpresa». Così Marcel Jacobs, fresco vincitore dell’oro europeo Indoor nei 60 metri, nuovo record italiano e miglior prestazione mondiale stagionale, ai microfoni di “Extratime” su Radio 1 Rai. Dopo il record italiano dei 60 sembra a portata di mano quello sui 100 metri. A Jacobs per fare meglio di Tortu bastano 5 centesimi: «Quando i tempi diventano importanti 5 centesimi equivalgono ad anni di lavoro – ha spiegato l’azzurro – però, arrivando con 6, 47 sui 60 si presume che nei 100 dovrei correre abbondantemente sotto i 10 secondi. Ovviamente i calcoli si possono fare ma poi bisogna correrlo in pista».
Il grande obiettivo sono ora le Olimpiadi di Tokyo: «Abbiamo un primo appuntamento importante il primo maggio per i mondiali di staffette, insieme a Filippo Tortu e gli altri ragazzi – ha proseguito Jacobs – vorremmo qualificarci per le Olimpiadi, così potremmo gareggiare sia per la gara l’individuale che per la staffetta. E poi sarà un percorso di avvicinamento verso Tokio: faremo un lavoro mirato per arrivare lì al massimo della forma, cercando di fare le gare migliori, e poi si vedrà. Purtroppo – ha aggiunto – è uno sport nel quale non si possono fare troppi programmi perché può cambiare da un giorno all’altro». I 60 metri «durano un attimo. Sono sei secondi durante i quali non puoi sbagliare nulla perché gli avversari sono i migliori. Ed è importante – ha sottolineato – la capacità mentale di sapere gestire tutte le fasi della gara e riuscire a farle tutte al meglio. Soprattutto in una gara come quella degli europei dove abbiamo corso tre turni molto lontani l’uno dall’altro, quindi bisognava essere capaci di mantenere al massimo le energie mentali più che le fisiche».
«Nei 60 metri c’è davvero poco da pensare. Durante la finale non mi sono nemmeno reso conto di come è stata la gara – ha svelato Jacobs – ho solo sentito che ero partito bene e visto che a un certo punto non avevo più nessuno vicino ho continuato a correre più veloce che potevo fino in fondo. Ma è veramente un lampo. Non hai il tempo di capire quello che sta succedendo che sei già all’arrivo. Diversamente nei 100 metri dove hai 40 metri in più e riesci a collegare un un po’di più la mente al corpo».
Jacobs ha poi parlato della tensione di una finale: «Sui blocchi di una finale c’è tanta tensione e tanta adrenalina. Perché hai lavorato un anno intero per essere lì in quel momento e devi dare il meglio che hai. Perché in una finale arrivano i migliori e tutti possono giocare le loro carte. Basta che il tuo avversario, che magari è favorito, sbagli il primo appoggio e tu sei lì a giocartela».
Il primo amore dell’azzurro è stato il salto in lungo. «Non tornerò al salto in lungo, anche perché è troppo traumatico. Lasciarlo è stata una decisione veramente difficile perché è stata la mia prima specialità, quella che mi ha dato maggiori soddisfazioni, ma ora me ne sto prendendo tante nella velocità e quindi sono dispiaciuto, ma fino a un certo punto. Avevo un problema di usura alla cartilagine delle ginocchia e ogni volta che mettevo la gamba male senza trovare l’angolo perfetto passavo tre giorni fermo con il ghiaccio sulle ginocchia». —
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