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L’oro, i figli e il padre ritrovato «Ecco i miei 60 metri da sogno»

L’oro, i figli e il padre ritrovato «Ecco i miei 60 metri da sogno»

Marcell Jacobs a 26 anni ha vinto il titolo europeo. La rivalità con Tortu? «Fa bene a tutti» 

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il personaggio

Marcell Jacobs è un ragazzo diventato uomo in fretta. A 26 anni è padre di tre figli avuti da due donne diverse. Ma anche un campione che grazie a tanto lavoro e all’aiuto di una mental coach si è finalmente messo al collo quell’oro che inseguiva da tempo e che a Torun si è preso in 6 secondi e 47. Jacobs è il nuovo campione europeo dei 60 metri indoor e promette di dar vita nello sprint, con Filippo Tortu, a una rivalità sportiva di quelle che in Italia piacciono tanto: da Coppi e Bartali e Benvenuti e Mazzinghi. « Con Tortu siamo anche amici – dice Jacobs – mi ha messaggiato dicendo che grazie a me aveva vinto 100 euro. Il nostro dualismo? In pista c’è, e io la vedo come una cosa positiva, perché avere buoni rivali in casa ti dà grandissimi stimoli e ti spinge a dare il massimo. E poi tutto ciò può far parlare di noi e del nostro sport, e credo che questa sarà la volta buona: risentirete parlare di noi».

Ora la stagione all’aperto dirà cosa riserva il futuro, e anche quali siano le possibilità di una staffetta azzurra della 4X100 che può far sognare già dai Mondiali di Chorzow d’inizio maggio, in cui l’Italia cercherà anche il pass per i Giochi di Tokyo. «Sarà il primo impegno outdoor dell’anno – dice Jacobs –, per il resto non ho ancora fatto un calendario». In ogni caso, è già il momento di pensare a come battere giamaicani e statunitensi: già gli Usa, dove Jacobs è nato a El Paso, ma che ha lasciato a due anni, con la mamma, per trascorrere infanzia e adolescenza a Desenzano del Garda. «Mio padre l’ho visto una volta a 13 anni – racconta – e fino a poco tempo fa dicevo di non averne uno, poi lavorando con la mental coach sulle mie profondità ho capito che dovevo riscoprire le radici e ho ripreso i contatti con lui grazie ai social. Ora mio padre sa che sono diventato campione d’Europa, e un giorno penso di andare a trovarlo. Mi sento italiano al 100%. Anche se ho sangue americano, nemmeno parlo inglese, ho cominciato a studiarlo da poco». E lui, Marcell, com’è da giovane papà?«Forse dovrei darmi una tiratina d’orecchio – risponde –. Il primo figlio, Jeremy, l’ho avuto che avevo 19 anni, vive a Desenzano e non è facile tenere i contatti visto che io sto a Roma. Però lo sento, e lo seguo per quello che posso. Gli altri due, Anthony e Megan, sono nati nel 2019 e nel 2020 e con loro cerco di fare del mio meglio». Intanto sta per arrivare il momento del confronto con i velocisti di oltreoceano in prospettiva Tokyo.

«Per prima cosa diciamo che il mio tempo tradotto sui 100 – dice – sarebbe di rilievo. Agli sprinter Usa invidio la capacità di farsi trovare pronti negli appuntamenti che contano. Quanto a me, nei 100 metri ce ne sono 40 in più rispetto a ieri, io ho una buona fase lanciata e devo riuscire a tenere le frequenze. Sui Giochi dico che aspetto di essere sicuro di andarci prima di farmi il tatuaggio olimpico, l’unico che aggiungerò al mio corpo che è già pieno di’immagini, nomi e e frasi (sulla schiena ha una tigre ndr). Uno va sempre per dare il massimo, andare in finale sarebbe bello ma si punta sempre a qualcosa di più«. L’Italia dello sprint ci conta, pensando a lui e a Tortu. —



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