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atletica: europei indoor 

Il Gimbo-show stavolta si ferma sul più bello: «Sono tornato, è un argento che vale oro»

Il Gimbo-show stavolta si ferma sul più bello: «Sono tornato, è un argento che vale oro»

La vittoria nel salto in alto va al bielorusso Nedasekau che dopo due errori a 2.35 trova il balzo che vale il titolo continentale

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Torun. Una medaglia per ogni metallo. L’Italia dell’atletica chiude con un oro, un argento e un bronzo gli Euroindoor di Torun. Al trionfo di Marcell Jacobs nei 60 metri di ieri, si aggiungono il secondo posto di Gianmarco Tamberi nella gara in cui era il favorito, il salto in alto, e il bronzo del redivivo Paolo Dal Molin nei 60 ostacoli, che lo rilancia sul podio a otto anni di distanza dall’argento di Goteborg. C’è poi il quarto posto, quindi la medaglia di legno, di Tobia Bocchi nel triplo, e chissà come sarebbe andata se il carabiniere emiliano non fosse stato frenato da problemi fisici nelle ultime settimane di allenamenti prima di questo appuntamento.

E al quarto posto chiudono anche, nell’ultima gara in pista del programma, le ragazze della 4X400 donne (oro alle imbattibili olandesi), a ritmo di primato nazionale. Il bilancio può essere quindi soddisfacente per il neopresidente Fidal Stefano Mei e per il movimento in generale, ma rimane una sensazione dolceamara per la prova di Tamberi. la finale dell’alto La finale dell’alto di Torun è stata però uno spot per l’atletica, ma senza il lieto fine per “Gimbo” presentatosi in versione biondo platino a questi Europei. Il capitano azzurro è secondo malgrado i 2, 35 superati in maniera limpida, perché il bielorusso Maksim Nedasekau, in un crescendo di emozioni, piazza la stoccata vincente all’ultima prova a disposizione, superando i 2, 37 che gli garantiscono quell’oro che Tamberi sembrava aver conquistato. Insomma, volendo fare un paragone calcistico si può dire che sia stata una vittoria arrivata nei minuti di recupero dopo un’autentica altalena fra il bielorusso e Tamberi.

«È stata una finale europea – commenta Tamberi – che vale quanto una olimpica. Se ai Giochi arriverò secondo non uscirò soddisfatto, come non lo sono qui, e rimane un po’ l’amaro perché avrei voluto una medaglia diversa al collo. Ma è difficile avere rimpianti quando si salta 2, 35 che è una misura con cui di solito si porta a casa tutto. In ogni caso – continua – sono quasi più contento di essermi messo alla prova in una gara così difficile, con un avversario che ha saltato così in alto, piuttosto che in una finale come quella di due anni fa quando ho vinto con 2, 32. E poi avevo bisogno di confrontarmi di nuovo ad altissimi livelli, perché erano anni che non lo facevo». Poi aggiunge: «Bene così, male che l’ho persa, ma si impara sempre. Se devo capire dove migliorare, mi sento ancora un pò spaesato a queste misure perché è da tempo che non le vedo più, quindi ogni tanto faccio una rincorsa diversa dall’altra.

Ma ho fatto buoni salti con l’asticella alta». E sul vincitore della gara: «Nedasekau è un grandissimo combattente, è uno che ha già fatto risultati da giovanissimo vincendo gli Europei under 20 con 2,33 che è una misura stratosferica a quell’età. Ha un salto semplice, non costruito, e mi rivedo un pò nelle sue caratteristiche perché nell’appuntamento importante riesce a tirare fuori il coniglio dal cilindro, anche un pò più di me. Complimenti a lui». Dagli ostacoli, sui 60, arriva il bronzo di Dal Molin (oro al francese Belocian e argento al britannico Pozzi), che il diretto interessato, 33 anni, definisce «un premio alla mia costanza», ottenuto in 7”56, a un solo centesimo dal primato stagionale e a cinque dal suo record italiano. «Finalmente sono tornato – dice Dal Molin, avvolto nel tricolore –. Ho aspettato tanto questo momento ed è una ripartenza». — RIPRODUZIONE RISERVATA

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