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Vita di Ronaldo da Vinci. Nato per dipingere record

Giorgio Billeri
Vita di Ronaldo da Vinci. Nato per dipingere record

L’allenamento, la dedizione e la “fame”. Nessun limite: dopo O’Rei punta Romario

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Nato per andare oltre. Per superare tutti i record, ma anche per migliorarsi, giorno dopo giorno. Non dev’essere facile essere Cristiano Ronaldo, l’ex bambino dell’isola di Madeira divorato dalla voglia di andare sempre oltre, di saltare la prossima barriera, e pazienza se è più alta, e pazienza se il contatore del tempo, come tutti gli altri mortali, non si ferma. L’esile bambino che ha imparato a dribblare le auto per strada a Funchal è diventato una delle più imponenti macchine da marketing e da soldi della storia del calcio, e non solo. Guadagna in un mese quanto farebbe felice, per sempre, una decina di famiglie. E’ una star dei social, ha milioni di persone che seguono ogni suo post con adorazione. Ha una bella compagna, figli, case da sballo, yacht, magari sotto sotto è quasi felice. Ma ha un tarlo dispettoso che lo rode ogni giorno, ogni minuto: essere il migliore, essere ricordato come il numero uno, almeno nei numeri, nei secoli dei secoli.

IL PROTOTIPO

Ed è questa la sua forza. Perché a livello tecnico probabilmente non entra nei primi dieci della storia del gioco. Maradona, Pelé, Crujiff, Di Stefano, Schiaffino, Messi erano e sono di un altro livello come tecnica pura, tocco, fantasia, capacità di incendiare una partita con una giocata. CR7 questo campionario di tecnica non lo ha nel Dna. Ma il suo merito, unico, sta nell’aver coltivato il suo fisico in modo feroce, di essersi allenato tanto e talmente da diventare, prima di tutti, il prototipo del calciatore del terzo millennio: una Ferrari rombante, lussuosa e capace di grandi prestazioni. Ha esercitato fino allo sfinimento il destro e il sinistro, e alla fine ha partorito uno dei tiri più violenti e precisi della storia. Ha violentato le proprie gambe fino a trasformarsi in un ascensore spietato, che sale ad altezze proibite ai più.

OBIETTIVO ROMARIO

Tutto questo è Ronaldo da Vinci, uno che dipinge gol ciclonici e iconici, e che demolisce record su record. Un diagonale, per lui banale e quasi elementare contro lo Spezia, è valso l’aggancio allo Zeus del pallone, Edson Arantes do Nascimiento, in arte Pelé. I suoi numeri sono la summa di una vita e di una carriera: Ronaldo viaggia quest’anno al ritmo di quasi un gol a partita: 27 gol in 30 partite stagionali, 20 su 21 in campionato. E raggiunto Pelé, adesso la fame atavica lo spinge altrove, ancora più in alto, dove coinque gradini più su lo aspetta il prossimo obiettivo, Romario, il crotalo velenoso delle aree di rigore. Mancano 5 gol e state certi che nella villa della collina torinese l’uomo che ha sempre fame sta già facendo i conti. Le prossime cinque partite della Juve saranno contro Lazio, Porto, Cagliari, Napoli, Benevento: alla media di un gol a partita, prima di Pasqua anche Romario sarebbe agganciato. E poi partirà l’ultima crociata dell’Indiana Jones con il numero 7 sulla schiena: il record di tutti i trempi, che abbiamo scoperto appartenenere a un misconosciuto bomber ceco, tale Bican, che negli anni Trenta e Quaranta fece sfracelli, mettendone denrtro 805. La sua immagine sarà già appesa nel salotto di Ronaldo da Vinci, statene certi. —

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