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Inter, ricorda le sagge parole del vecchio Trap

Enzo Bucchioni
Inter, ricorda le sagge parole del vecchio Trap

Torna d'attualità la frase: «Non dire gatto se non l'hai nel sacco»

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Hanno ragione Conte e Lukaku quando ricordano a tutti, belli e brutti, che il campionato è ancora lungo, che oggi c’è il sole ma domani potrebbe piovere o altre cose del genere. Se non vi basta, posso tornare anche a «non dire gatto se non ce l’hai nel sacco», una delle mitiche frasi che hanno fatto del Trap un grande comunicatore. Un grande allenatore lo era già. Il succo comunque è quello: l’Inter non vuole (giustamente) che qualcuno pensi di avere già vinto lo scudetto, questo è il momento del basso profilo. Ma l’evidenza non si può negare e oggi è difficile vedere aggirarsi nella strade del campionato una squadra in grado di poter contendere la vittoria ai nerazzurri.

Dopo il derby, anche ieri l’Inter ha mostrato brillantezza, coesione, sicurezza, personalità, la serenità e la consapevolezza della squadra che ha completato il suo percorso di crescita e gioca a memoria. Al di là del valore dell’avversario (e il Genoa sa stare in campo) quello che impressiona è proprio l’Inter che gioca un calcio efficace e semplice al tempo stesso, spettacolare e pure pratico quando serve. Una squadra che sa esprimere forza e qualità in dosi quasi uguali unite alla tranquillità che rende tutto facile. Lukaku, Lautaro, Erikssen, Barella e Brozovic sono i volti copertina, ma ieri era da applausi anche Darmian. Funziona tutto. Se allargo il confronto e vado oltre il Genoa, tutte le altre che in teoria potrebbero contendere lo scudetto ai nerazzurri sono lontane non soltanto in classifica, ma soprattutto dall’aver risolto i problemi e dall’aver trovato una personalità, un equilibrio e un assetto di gioco stabili nel momento decisivo della stagione.

Prima fra tutte la Juventus, che favorita per vincere lo scudetto lo era anche quest’anno. E invece il discorso si fa sempre più complicato per i risultati, ovvio, ma anche per le difficoltà che continua ad avere Pirlo. Tante. Troppe. E preoccupanti dopo ormai sette mesi di lavoro. Tanto per dirne una, una volta, in certe giornate storte come quella di sabato a Verona, c’era comunque Cristiano Ronaldo… Oggi non basta più neppure lui. Questa Juve non sa imporre il suo gioco liquido, ma non sa più difendere neppure quell’uno a zero che una volta sarebbe finito in banca. E adesso? O la famosa scossa arriva in fretta o c’è il rischio non solo di perdere lo scudetto, ma di finire fuori anche dai posti Champions.

Pensierino della sera. Rivoluzione! Rivoluzione! Gli arbitri parlano. È accaduto ieri sera in tv e da oggi in poi, se necessario, anche i direttori di gara potranno dire la loro, un’apertura attesa da anni per rendere il Palazzo trasparente e il confronto sereno. Ha cominciato Orsato, il migliore in campo e forse anche fuori. Ha perfino confessato serenamente di aver sbagliato a non espellere Pjanic in un Inter-Juve di tre anni fa. Ce n’eravamo accorti tutti in diretta, comunque meglio tardi che mai. Vorrei vedere la faccia di Sarri che per quell’errore ci ha rimesso il suo scudetto con il Napoli… —

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