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L’INTERVISTA AL DOPPIO EX 

«Inter, una favola quei 20’ con Facchetti Oggi contro il Genoa non ci si può distrarre»

LUCA TRONCHETTI
«Inter, una favola quei 20’ con Facchetti Oggi contro il Genoa non ci si può distrarre»

Graziano Bini, lo stopper scoperto per caso da Bugatti «I nerazzurri non dipendono più da Lukaku: ecco il segreto»

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LUCA TRONCHETTI

Un gigante gentile cresciuto all’ombra dei campioni della grande Inter di Herrera e che faceva dell’impegno e della modestia il suo irrinunciabile vessillo. Graziano Bini, 66 anni compiuti il 7 gennaio, 343 volte nerazzurro con 13 reti, è stato il capitano dell’Inter dello scudetto di Bersellini (1978-79) e ha vinto due volte la Coppa Italia (1978, contro il Napoli con un suo gol di testa al tre minuti dalla fine, e 1982) e superati i trent’anni ha chiuso la sua carriera al Genoa. Una storia d’altri tempi quella del “lungo” di San Daniele Po’, un paesino della bassa cremonese, passato dal forno del babbo all’Inter di Herrera. Quando si parla di calciatori che nei settori giovanili a 18 anni firmano contratti quinquennali milionari, Bini sorride e ripensa ai suoi esordi: «A 12 anni mi divertivo da solo in cortile a palleggiare contro il muro accanto alla panetteria dei miei genitori. Un bel giorno arriva un rappresentante di farine e mi vede calciare. È lo zio di Bugatti, l’ex portiere dell’Inter anni Cinquanta che ha una scuola calcio a San Pellegrino, sede dei ritiro nerazzurro. Parla con mio babbo e gli propone un provino. Dieci giorni di full immersion nella cittadina termale e dopo due mesi il momento decisivo ad Appiano Gentile». E’ il 1968 e il corazziere padano viene schierato contro la squadra De Martino con il mago Herrera ad osservare.«Mi tremavano le gambe, non toccai palla – racconta Bini – Pensavo di tornare al forno del babbo e invece Herrera disse a Bugatti “Quello lì lo prendiamo subito”. Mi trovai catapultato al convinto di Rogoredo con il mister Arcadio Venturi. Due anni così con tanti sacrifici sino a quando nel 1971 mi accolsero nel pensionato con i vari Catellani, Martina, il povero Tiziano Manfrin. Lì capii che forse ce l’avevo fatta. I soldi? Poco più che rimborsi spese altro che gli ingaggi dei diciottenni di oggi». Fisico straordinario per l’epoca, grande senso della posizione e leadership in campo, mister Gianni Invernizzi lo fa giocare non ancora diciottenne. «Chi se lo scorda quel debutto! 7 maggio 1972 a Genova, Sampdoria-Inter. Sostituì Giubertoni e giocai venti minuti in coppia con il mito Facchetti». Bini è stato per sei anni capitano ed esempio di rigore e lealtà: «A consegnarmi la fascia, fu il 20 novembre 1977, Eugenio Bersellini, l’allenatore che più di ogni altro ha saputo tirar fuori le mie potenzialità. Facchetti si era infortunato in nazionale contro l’Inghilterra quattro giorni prima, ma in squadra c’erano giocatore più esperti come Bordon e Oriali. Quando l’arbitro dell’incontro entrò negli spogliatoi per la chiama, il mister a sorpresa mi consegnò la fascia». Le ultime stagioni le ha trascorse al Genoa in B: «Erano arrivati giovani bravi come Bergomi e Ferri e iniziavo ad avere più di trent’anni. Non volevo allontanarmi troppo da casa e così scelsi il Grifone che voleva tornare in A con l’amico Tarcisio Burgnich in panchina. Purtroppo gli infortuni mi frenarono e il cambio societario (da Renzo Fossati a Aldo Spinelli) non mi agevolò. Così a 33 anni risolsi il contratto e me andai al settore giovanile dell’Inter dove sono rimasto sino al 2000 per poi fare per dieci anni l’osservatore al Piacenza». Bini detiene un piccolo record: a San Siro contro il grifone lui in campo ha sempre vinto. 1976: Inter-Genoa 1-0, 1978 Inter-Genoa 2-0, 1982 Inter-Genoa 2-1. «Erano partite tirate perché i rossoblù sono sempre stati un cliente ostico e credo che anche oggi sarà la stessa cosa. Oltretutto il Genoa con l’arrivo di Ballardini è in grande condizione e può dare fastidio a un Inter che oggi non è più Lukaku dipendente perché Conte ha trovato la quadra e dispone di centrocampisti in grado di andare in gol come Barella e Brozovic e con un Hakimi che sta diventando devastante. Una gara che l’Inter non dovrà sottovalutare». —

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