Quelli che sono stati a un passo dal sogno di guidare la Ferrari in Formula Uno
Un libro dedicato ai piloti usciti “sconfitti” dalla corsa per conquistare la guida di una monoposto del Cavallino Rampante
Stefano Aravecchia
C’è chi quel sogno rosso, il massimo per un pilota di Formula 1, l’ha inseguito per un’intera carriera. In tanti ce l’hanno fatta, ma altrettanti, quel sogno, l’hanno solo accarezzato. O addirittura sfiorato. Stiamo parlando di piloti di grande valore, eppure mettersi al volante di una Ferrari F1 per loro è rimasto un miraggio. Proprio agli «sconfitti» di quella corsa nella corsa che si è svolta nei decenni per assicurarsi il sedile di una rossa di F1, ha voluto dedicare un libro il giornalista e blogger Adriano Cisario. Libro chiaro fin dal titolo «Quasi Ferraristi. Storie di piloti a un passo dal mito» (Editore Ultra Sport, 160 pagine, 15, 50 euro) .
Sono le storie di dieci piloti (Senna, Patrese, Hunt, Cheever, Moss, Kubica, Nannini, Fittipaldi, Peterson e Martini), alcuni giovani talenti, altri già stelle di assoluta grandezza, che sono arrivati a un passo dal coronare il loro sogno, con tanto di firma su un contratto o su un’opzione vincolante, ma hanno dovuto arrendersi davanti a candidature più forti, giochi politici, temporeggiamenti o impazienze fatali.
Altri nove (De Angelis, Giacomelli, Hulkenberg, Perez, Jarier, Montermini, Rossi, Giovanardi e Tino Brambilla) hanno invece alzato bandiera bianca dopo una, più o meno lunga, trafila. Ripercorrendo fatti di cronaca, interviste, appunti e memorie personali di 35 anni di passione e attività giornalistica, l’autore restituisce una narrazione curiosa e talvolta al limite dell’incredibile.
MONTERMINI
Sassolese, classe 1964, Andrea Montermini “corse il rischio” di debuttare con la Ferrari nel settembre 1991 al Gran Premio dei Giochi Olimpici di Barcellona. A quel tempo la scuderia di Maranello e il pilota di punta Alain Prost erano ai ferri corti dopo una stagione ricca di tensioni interne, con il diesse Cesare Fiorio che aveva cercato di ingaggiare Ayrton Senna, defenestrato già dopo Montecarlo. Il sassolese, pilota collaudatore, venne improvvisamente convocato in Spagna e la Rossa già allestita per le sue misure, con tanto di nome sulla carrozzeria per sostituire il francese. Sembrava fatta ma all’ultimo momento le parti in conflitto si ricomposero e Prost disputò regolarmente la gara. La contrapposizione si ripresentò al successivo Gran Premio in Giappone al termine del quale Prost paragonò la Ferrari «a un camion» e per questo venne appiedato liberando così la sua monoposto per l’ultimo appuntamento stagionale in Australia. Ma anche questa volta il destino congiurò contro la ghiotta opportunità. Montermini, di nuovo sull’avviso, non potè infatti raggiungere in tempo utile Adelaide e l’ambito posto venne preso da Morbidelli che andò anche a punti.
GIOVANARDI
Sassolese, classe 1966, Fabrizio Giovanardi nel 2001 era un campionissimo della categoria Turismo, vincente pilota dell’Alfa Romeo (Gruppo Fiat), detto “Piedone” per le sue riconosciute qualità velocistiche. A fine gennaio ricevette un’inaspettata telefonata: a Maranello avevano pensato a lui per sostituire lo storico collaudatore della Rossa Luca Badoer protagonista, senza serie conseguenze, di un pauroso incidente durante un test sul circuito di Barcellona. Sulla pista privata di Vairano era in programma un importante test aerodinamico con la Ferrari F1-2000 che aveva appena riportato, con Michael Schumacher al volante, il titolo mondiale a Maranello dopo 21 anni di digiuno. Giovanardi, ovviamente, rispose sì alla chiamata del diesse Stefano Domenicali e svolse diligentemente il compito. Un giorno di grande tensione, emozione, ma anche di grandi speranze legate all’eventuale prosecuzione di quel nuovo rapporto. Il sassolese sapeva bene di avere poche chances ma, come ammise lui stesso, il legittimo pensiero gli balenò per la mente. Badoer si rimise, Schumacher continuò a dominare e Barrichello si confermò ottimo secondo pilota. Per Giovanardi un sogno di inizio anno svanito dopo pochi chilometri. —
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