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Venti anni fa a Parigi si accendeva la stella Varenne e iniziava la leggenda

PAOLO ALLEGRI
Venti anni fa a Parigi si accendeva la stella Varenne e iniziava la leggenda

Il 28 gennaio 2001 il Capitano trionfava al Prix d’Amérique nel tripudio di cinquemila italiani all’ippodromo di Vincennes

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Era il 28 gennaio 2001. Sono passati quasi vent’anni. Il mito Varenne vinceva a Parigi il Prix d’Amérique, la corsa faro dell’inverno europeo del trotto.

Varenne quel giorno è una meraviglia della natura, un trottatore con la stella bianca sulla fronte che aveva vinto il Derby a tre anni, per poi dominare la stagione dei quattro anni e battere nel Nazioni la maestosa Moni Maker, conquistando anche il suo primo Lotteria a Napoli. Adesso di nuovo in pista a Parigi, dove l’anno prima era rimasto fregato da quella bagarre delle false partenze e al segnale valido era rimasto in fondo al gruppo. Fu terzo al traguardo ma la sua fantastica rimonta all’esterno fu una rivelazione: l’affacciarsi alla ribalta di un fuoriclasse assoluto.

In quella domenica 28 gennaio 2001 c’è il sole a Vincennes e il verde, bianco e rosso colorano le tribune, ci sono tantissimi tifosi al seguito del Capitano. Varenne corre con il numero 16 e i suoi avversari più insidiosi sono due francesi, il piccolo Géneral du Pommeau, il detentore del titolo, e la femmina Fan Idole. È dal 1947, quando Mistero vinse l’edizione disputata a Enghien, che un indigeno non trionfa nel Prix d’Amérique. Dopo il carosello che precede la corsa, con le bandiere, la banda, la sfilata di cavalli e guidatori davanti alle tribune, ci si avvia verso la partenza. La biondissima lad finlandese Iina Rastas si avvicina a Varenne per stringere un finimento. Sussurra qualcosa al cavallo, qualcosa che assomiglia a “vinci per me”. La fatina bionda e il campione hanno vissuto in simbiosi durante tutta l’epopea del trottatore nato in provincia di Ferrara, a Copparo, e acquistato da un cambiavalute napoletano, Enzo Giordano. Dopo una prima falsa partenza, si va a prendere posto per il secondo segnale, Varenne si mette a tirare. Giampaolo Minnucci ha il suo buon daffare per cercare di tranquillizzarlo. Il terzo segnale è quello valido, «Varenne è al centro del teleschermo»: la corsa è appena partita e quel fuoriclasse delle cronache ippiche che è Claudio Icardi, dagli schermi della Rai, ci aiuta subito a trovare il nostro campione. Giampaolo Minnucci ha deciso di giocarsela davanti. Varenne è in testa mentre Géneral du Pommeau trotta in quarta posizione. Intanto, al primo passaggio davanti al traguardo, Fan Idole avanza in terza ruota. Tuttavia, Minnucci è tranquillo. Sente Varenne tonico, lo lascia scorrere sul tracciato in carbonella su falcate costanti, senza brusche accelerazioni. Sulla salita Giampaolo si volta a controllare, con lo sguardo cerca il grande avversario: Géneral du Pommeau è in seconda pariglia esterna. Ci si avvicina al momento decisivo della corsa, la piegata finale che immette sulla lunga dirittura di Vincennes. A metà di quell’ultima curva Minnucci preme sull’acceleratore. Varenne scatta, gioca d’anticipo su Géneral du Pommeau, che deve aggirare alcuni concorrenti e soltanto sul tramonto della curva può cominciare a spingere. Varenne entra in testa in dirittura, la sua falcata è ampia, dietro il piccolo Géneral l’insegue, non si è ancora arreso e dal gruppo al largo rinviene anche la femmina Fan Idole. «C’è ancora da soffrire», la sottolineatura della voce di Icardi. Quella retta sembra non finire mai. Ma eccolo il boulevard parigino del trionfo per il campione italiano. Il boato della folla in tribuna, il cerchietto rosso del traguardo, i flash dei fotografi, Varenne ha vinto, Minnucci si volta verso quei cinquemila italiani che sventolano i tricolori.

È un tripudio verde bianco e rosso, sono le tre e mezzo del pomeriggio e un cavallo italiano ha riscritto la storia del trotto europeo. Il driver romano di quel campione dalla stella bianca in fronte racconterà: «Dopo la corsa ero in piena adrenalina, mentre Varenne dopo il traguardo era lì che trottava tranquillo». Come se niente fosse, senza un filo di sudore addosso. Come se non avesse corso. E intanto da lì a poco Parigi sarebbe stata una festa italiana con la musica di Azzurro, l’emozione, lo stupore e la gioia di anni felici mentre sulle tribune e in premiazione cantavano “Fratelli d’Italia”. Grazie a un cavallo e a un guidatore e a tutti gli uomini e donne di quel fantastico team. Sono passati vent’anni, ma ancora quella corsa ci fa battere forte il cuore. –


 

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