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Gli 80 anni di Castagner artefice della cavalcata del “Perugia dei miracoli”

Gli 80 anni di Castagner artefice della cavalcata del “Perugia dei miracoli”

L’ex allenatore ricorda la storica promozione in A del 1975 e soprattutto il campionato 1978-79 che la squadra umbra chiuse da seconda e imbattuta

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PERUGIA. Compie 80 anni Ilario Castagner, l’allenatore del “Perugia dei miracoli”. Ma anche tecnico di Lazio, Milan e Inter. Il ricordo più bello di Castagner – come lui stesso racconta – è però quello legato alla città umbra. Che alla fine del campionato 1974-75 si tinse di biancorosso per la storica promozione in Serie A.

Sulla panchina dei Grifoni c’era lui, e si ricorda ancora bene «la marea di gente che andava dal Santa Giuliana, lo stadio di allora, verso il centro» per festeggiare il trionfo nel campionato cadetto che apriva le porte al Perugia, per la prima volta nella sua storia calcistica, alla massima divisione. «Vedere la città in festa con piazza IV Novembre piena – dice oggi Castagner – le strisce pedonali dipinte di biancorosso, le bandiere del Grifo, fu una gioia infinita».

L’allenatore scrisse però un ulteriore pezzo di storia del calcio quando nella stagione 1978-1979 il suo “Perugia dei miracoli” chiuse imbattuto il campionato di serie A. «Il Perugia – ricorda – è stata la prima squadra a riuscirci in Italia, e io il primo allenatore. Milan e Juventus arrivarono dopo a chiudere imbattuti la stagione». I biancorossi chiusero al secondo posto, con 41 punti dietro al Milan che ne fece 44. «Se non si fosse fatto male Franco Vannini – rivendica ancora oggi Castagner – saremmo finiti primi, con lui avremmo sicuramente conquistato quei cinque punti in più per vincere lo scudetto. Con Vannini in campo c’era una certa media punti, senza un’altra».

Un altro simbolo di un calcio che da allora è cambiato. «Sì – dice Castagner – sul piano passionale è cambiato molto, ora non c’è più la formazione fissa che resta nel cuore della gente. Una volta la squadra base era dall’uno all’11 e i tifosi più accaniti se la ricordavano nel tempo. Adesso dopo sei mesi una squadra cambia completamente». —

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