Il presidio
Ulissi e l’Odissea del cuore «Sono giù, ma voglio tornare»
Diagnosticata una miocardite all’asso di Donoratico. «Poteva andarmi peggio». La moglie: Diego sa incassare...
Andrea Rocchi
Il cuore è una macchina imperfetta. Sopporta sforzi immensi, ti sostiene in imprese titaniche, ti regala emozioni vere. Poi un giorno all’improvviso ti avverte. Extrasistole. L’aritmia la registra un comune elettrocardiogramma sotto sforzo. La accertano, più tardi, un holter e una risonanza. Significa che il battito cardiaco è irregolare per colpa di un’infiammazione. E soprattutto che sulla tua carriera costellata di successi rischia di calare il sipario. A 31 anni, quando non sei più un ragazzino ma hai ancora la forza e la voglia di puntare al grande traguardo. Troppo presto per i titoli di coda.
«La vita non finisce con il ciclismo», ti ripeti. E può apparire consolatorio, se la bicicletta è una parte importante della tua vita. In quell’attimo in cui gli è stata diagnosticata la miocardite nella testa di Diego Ulissi deve essere passato un caleidoscopio di immagini: quelle di una carriera da vincente: 38 successi, 8 vittorie al Giro, la prima a Tirano nel 2011 dopo una memorabile fuga e quello sprint rabbioso ad Agrigento, in quest’anno magico, davanti a Sagan. Ma anche i momenti bui: il fantasma del covid che ti blocca ad Abu Dhabi mentre nasce Anna, la tua secondogenita. Ti impedisce di salire in sella alla Colnago, fedele compagna. E di allenarti. Poi ti regala la gioia di riabbracciare le figlie e la moglie Arianna, i familiari e gi amici di Donoratico dopo una quarantena interminabile.
Ed allora quella frase spiega tantissime cose. «Poteva andare peggio», dice Diego.
«La miocardite – afferma Michele De Grandi, medico della Uae Team Emirates - è un'infiammazione del tessuto miocardico, il muscolo cardiaco, solitamente di origine virale. Questo scenario comporta per Ulissi un periodo di riposo assoluto di alcuni mesi, durante i quali svolgerà degli accertamenti approfonditi per chiarire ulteriormente il quadro clinico». Troppo presto per parlare di carriera finita. Troppo presto per fare pronostici. La sentenza, ad oggi, è lo stop dalla attività agonistica.
«Non vi nascondo la preoccupazione e la rabbia – confessa Diego - Non ho mai avuto alcun segnale, mi sono sempre sentito bene. Per fortuna lo staff medico del team è stato molto scrupoloso. Ero già pronto a ricominciare con entusiasmo la mia preparazione per il 2021 con in testa la volontà di migliorare ancora. Ora, invece, mi trovo ad affrontare questa inaspettata situazione». Consapevole che senza quella diagnosi sarebbe potuta andare peggio. E che la salute, e la famiglia, sono delle priorità.
Ulissi è il miglior italiano nel ranking Uci, davanti a Nibali. Aveva davanti un 2021 carico di obiettivi. Era tornato ad allenarsi a Lugano, dove pedala spesso con Aru e Nibali. L’ultimo allenamento lo ha fatto il 9 dicembre, attorno al lago. Poi i controlli medici in Italia. E quel responso, un fulmine a ciel sereno. Donoratico, dove ha iniziato a pedalare a 7 anni, e i tantissimi tifosi si stringono al loro campione. Babbo Mauro, ex atleta di mountain bike, ammette: «E’ stato un duro colpo, ma Diego è abituato ad incassare». La moglie Arianna scrive: «Giorni folli, notti infinite. Arriverà un giorno in cui ripotrò vedere questo bel sorriso sul tuo volto». E l’assessora comunale allo sport Mottola è sicura: «Conoscendo la tua forza supererai anche questa».
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