Il Tirreno

Sport

«Eravamo molto legati, abbiamo condiviso amicizie e pallone»

vezio trifoni

Il fratello Rossano racconta gli esordi di Paolo nella sua Prato 

3 MINUTI DI LETTURA





il ricordo

«Paolo era molto amato. Questo legame con la gente c’è sempre stato e rimarrà forte. Per me è il fratello più piccolo e che ho sempre sentito vicino in qualsiasi occasione sia positiva che negativa. Siamo rimasti sempre uniti e così è stato anche in questo percorso molto difficile di questi giorni». Così Rossano Rossi, che vive a Prato, ricorda il fratello all’indomani della scomparsa.

«Ho due anni e mezzo più di Paolo e la prima volta che sono uscito da solo mia mamma mi disse: porta con te Paolo. Da quella volta non ci siamo più staccati. Abbiamo condiviso le amicizie e la passione per il pallone. Abbiamo condiviso anche le stesse squadre, il Santa Lucia, l’Ambrosiana. Poi io andai alla Juventus e lui restò a Prato. Ma dopo poco tempo è stato anche lui selezionato dalla Juventus e sappiamo tutti cosa è riuscito a fare. Il ricordo che mi rimane dentro è quello di quando in via Fucini giocavamo da ragazzini insieme a pallone. Al di là dei trionfi, lui sarà sempre il mio Paolo».

Alla Cattolica Virtus insieme a Paolo e Rossano per inseguire il sogno di diventare giocatori c’erano anche Andrea e Alessandro Pugi. «Sì, noi stavamo a Narnali mentre loro erano di Santa Lucia – spiega Alessandro Pugi – Io ero un po’ più piccolo di mio fratello e Paolo. Si trovavano alla stazione di Prato e arrivavano a Santa Maria Novella per poi prendere l’autobus che li portava al campo della Cattolica Virtus. C’erano altri ragazzi di Prato come Brutti, Cardinale e Giachetti. Ogni tanto mio padre Franco li accompagnava con la macchina. Mi ricordo ancora la cartolina che Paolo ci mandò dall’Argentina in occasione dei Mondiali del ’78 – continua Pugi – Si era creata una grande amicizia. Tra l’altro noi abitavamo dietro alla casa di Francesco Nuti e quindi, soprattutto a giugno, quando andavamo al mare venivano a trovarci e con Francesco e Paolo giocavamo a pallone. Poi Paolo andò a giocare alla Juventus e mio fratello Andrea andò alla Reggiana».

La riservatezza è stata un tratto distintivo di Paolo Rossi e negli ultimi tempi apparire in televisione era diventato faticoso. «In una delle ultime apparizione per poter essere presente alla Domenica Sportiva aveva avuto bisogno di un’iniezione per non avere dolore – racconta il fratello – Per mostrarsi agli appassionati che lo hanno sempre amato e che in qualsiasi parte del mondo lo hanno fermato per chiedergli un autografo o una foto. Se la fece e andò in onda con il suo solito modo di essere».

La salma di Paolo Rossi è stata portata a Vicenza allo stadio Menti dove sono stati tantissimi i tifosi biancorossi a dare l’ultimo saluto al campione. Il funerale si svolgerà oggi alle 10, 30 in maniera riservata e in diretta tv nel Duomo della città veneta. A rappresentare la città di Prato saranno presenti il sindaco Matteo Biffoni e l’assessore allo sport Luca Vannucci, molto vicino alla famiglia Rossi perché anche lui di Santa Lucia. Poi la salma di Rossi sarà cremata e tornerà in Toscana a Bucine a casa della moglie Federica Cappelletti e delle sue figlie. –

vezio trifoni



Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Il presidio

Peccioli, scatta la protesta contro l’ossicombustore: «Non siamo la discarica della Toscana»

di Redazione Pontedera