Italia
La notte di Stephanie: Frappart dieci e lode E Chiesa la omaggia col primo gol alla Juve
Fari puntati sulla prima donna arbitro nella Coppa maggiore Tutto facile contro la Dinamo: timbrano anche CR7 e Morata
TORINO
Iniziamo da lei, madame Stephanie Frappart. Un bravo arbitro, una direzione non difficilissima, ma autorevole, di una gara tutto sommato corretta e senza rroppa vis agonistica. Ma lei, la prima donna arbitra elevata al soglio della Champions, fa ben presto vedere perchè il governo del calcio europeo l’ha voluta a tutti i costi: corre come un mediano, è sempre vicina all’azione, è dura il giusto (giallo senza esitazioni a punire una pericolosa forbice di Bentancur, atteggiamento autorevole quando i giocatori si rivolgono a lei senza il dovuto rispetto. Fischi appropriati, ma soprattutto il gusto di dirigere all’inglese, senza interrrompere inutilmente il gioco.
La direzione della francese farà notizia soltanto quiesta volta, pèerchè siamo certi che di designazioni ce ne saranno tante altre, e magari con partite bollenti, con i tre punti che pesano davvero. Era logico che gli occhi fossero puntati su di lei, ma attorno c’era anche una partita. Ininfluente, ormai, anche per il primo posto visto che il Barcellona è andata a fare una passeggiata a Biudapest re la Juve dovrebbe dilagare al Camp Nou. Ma per Pirlo era una ghiotta occasione per vedere la reazione della squadra dopo la stecca di Benevento, davanti a una Dionamo che comunque insegue ancora il terzo posto e la partota se l’è giocata, eccome.
La Juve questa volta è piaciuta. La posizione di Ramsey tra le linee ha consentito a Morata e Ronaldo di ricevere palla sempere in area, ma soprattutto McKennie ha dato la sua impronta al centrocampo: meno pensante di Arthur, l’americanino, ma sempre in movimento e ispirato anche in fase conclusiva: la sua schiacciata di testa meritava sorte migliore.
E’ stata anche la serata di Federico Chiesa, al primo gol della sua nuova storia bianconera, un bel colpo di testa in girarta su cross musicale di Alex Sandro. L’ex viola, alto a destra, ha trovato spazio ed ispirazione. Una curiosità: la famiglia Chiesa è la terza a mandare in gol padre e figlio in Champions, prima era riuscito ai Thuram e ai Kluivert. E CR7? Ha fatto disperare tutti quando ha centrato la traversa da posizione favorevolissima dopo un’altra magia di Alex Sandro, in crescita. Il ciclone Chiesa non si arresta nemmeno nella ripresa: al 57’ lascia sul posto per l’ennesima volta il suo matrcatore e la mette forte e tesa, Morata manca lò’aggancio, sulla linea di porta c’è Ronaldo che non può esimersi dal suo gol numero 750. Gli ucraini mollano definitivamente la presa e al club del gol si iscrive anche Alvaro Morata, al suo centro numero 6 in Europa: nemmeno a dirlo l’assist è dello scatenato Chiesa, lo spagnolo porta a spasso mezza difesa e batte ancora il portiere della Dinamo. In ottica derby ( si gioca sabato, e il club ci tiene molto) risparmia minuti a Bonucci, Bentancur e allo stesso Chiesa, e il finale è soltanrto accademia. Vincere fa sempre bene, aumenta l’autostima di un gruppo ancora in fase di costruzione: non vale il primo posto, pazienza: per gli ottavi c’è tempo... —
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