Il presidio
Zeus ha il codino, e attorno c’è una squadra Pioli, un calcio diverso da Sacchi e Capello: consapevolezza, leggerezza e “rilanci”
GIORGIO BILLERI
Non è ammaliante come quella di Sacchi, non ha il tratto mitteleuropeo di quella di Capello. Nè assomiglia a quella, rocciosa e spietata, che fu concepita da Nereo Rocco e Gipo Viani. Al popolo rossonero, che della sua storia fa una specie di culto, questo viaggio nel tempo non dispiacerà per spiegare la diversità della creatura di Stefano Pioli, che dopo nove giornate veleggia in acque cristalline con cinque punti di vantaggio su Inter e Sassuolo, sei su Juve, Napoli e Roma. Questo Milan è differente, già: perchè unisce il gusto del bel giocare alla solidità, alla consapevolezza delle proprie possibilità. Non fa mai il passo più lungo della gamba, questo gruppo: sa quando, come e dove colpire. Sa bene, e non è una posizione di maniera, che arriveranno anche le burrasche a stracciare le vele, ma si gode il momento, riempie di continuo il serbatoio dell’autostima. I segreti, ma mica poi troppo, sono fondamentalmente due: un signore di 39 anni che orienta le partite soltanto con lo sguardo ed ha cambiato mentalità dalle parti di Milanello, e si chiama Ibra, ma soprattutto tanti buonissimi giocatori, non campionissimi ma campioni, che stanno lievitando tutti insieme: Saelemakers, preso dal sottobosco belga, Kessie, finalmente quello di Bergamo, Bennacer, regista sopraffino. Calhanoglu, un diamante che aveva perso lucentezza. Theo Hernandez, che il Real sciagurato ha messo alla porta come un terzinaccio qualsiasi. Brahim Diaz e hauge, pepite che la società ha avuto il merito di trovare. Fino a Leaol e Revic, ragazzi intelligenti che invece di immusonirsi per le strigliate di Zeus con il codino ne seguono i consigli. Una difesa diventata finalmente un reparto, soprattutto grazie a Simon Kjaer, altro sottovalutato che aspettava soltanto l’occasione giusta. Ecco, la crescita dell’orchestra che alla fine prescinde anche dalla presenza del direttore, dell’11 con la bacchetta. Magari, il Milan, lo scudetto non lo voncerà. Ma fatelo godere. —
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